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Il Capitale Umano ha fatto centro

Chi nelle organizzazioni si occupa di persone, cultura e sviluppo organizzativo ha trovato numerosi spunti di riflessione nell’edizione 2026 del Convivio di Persone&Conoscenze, il più importante appuntamento sui temi HR promosso da una casa editrice indipendente (Parole di Management è stato Media Partner dell’appuntamento).

Il tema scelto per questa edizione – il Capitale umano – poteva sembrare ovvio, vago. Eppure, nel corso della giornata e attraverso tutto l’impegno editoriale che la rivista mette in campo fin dalla sua fondazione avvenuta nel 2004, è emerso con forza quanto sia invece necessario tornare a interrogarsi sul significato concreto di questa espressione, spesso evocata, ma non sempre compresa nella sua profondità.

Le organizzazioni stanno attraversando una stagione caratterizzata da trasformazioni continue: innovazione tecnologica, cambiamenti demografici, nuovi modelli di lavoro, ridefinizione delle competenze richieste dal mercato. In questo scenario, le persone non rappresentano semplicemente una delle risorse a disposizione dell’impresa, un asset come altri. Il Capitale umano è il fattore che rende possibili tutti gli altri. Tecnologie, processi, investimenti e strategie producono valore soltanto quando trovano nelle persone la capacità di interpretarli, adattarli e tradurli in risultati.

La nuova collaborazione tra umani e tecnologia

Molti degli interventi proposti all’evento di Persone&Conoscenze hanno insistito sul tema della formazione, intesa non come attività episodica, ma come responsabilità condivisa tra individuo e organizzazione. ‘Formare e formarsi’ è diventato un processo continuo, necessario per affrontare un contesto in cui le competenze si evolvono più rapidamente delle strutture che dovrebbero sostenerle. Ma la formazione, da sola, non basta. Serve un nuovo patto tra persone e organizzazioni, fondato sulla fiducia, sulla responsabilità reciproca e sulla capacità di attribuire significato al lavoro.

Altrettanto centrale è stato il confronto sul rapporto tra esseri umani e tecnologie intelligenti. L’Intelligenza Artificiale (AI) e gli strumenti digitali stanno ridefinendo attività, ruoli e modalità operative. Tuttavia, il dibattito ha mostrato una consapevolezza ormai diffusa: il vero tema non è sostituire le persone, ma comprendere quali caratteristiche umane diventino ancora più preziose in un contesto ad alta automazione. Capacità relazionali, senso critico, creatività, giudizio e responsabilità continuano a rappresentare elementi distintivi che nessun algoritmo può replicare pienamente.

L’azienda non è un’isola separata dalla società

Un altro tema da evidenziare è quello della relazione tra impresa e società. Dalla scuola alla famiglia, dalle comunità territoriali ai grandi eventi come Milano Cortina 2026, il Capitale umano si costruisce ben prima dell’ingresso nel mondo del lavoro e continua a svilupparsi ben oltre i confini dell’azienda. Le organizzazioni non sono realtà isolate: partecipano alla formazione delle competenze, dei valori e delle aspettative delle persone e, per questo, sono chiamate a esercitare una responsabilità che va oltre il perimetro economico.

Si è anche parlato di luoghi, tempi e benessere. Non solo dove lavoriamo, ma come abitiamo gli spazi professionali, come costruiamo relazioni e come rendiamo sostenibile l’esperienza del lavoro nel lungo periodo. Il benessere organizzativo è emerso non come tema accessorio, ma come condizione necessaria per generare coinvolgimento, apprendimento e performance.

Le interviste raccolte dalla redazione di Parole di Management a margine del Convivio di Persone&Conoscenze restituiscono la ricchezza un’iniziativa editoriale che non ha cercato soluzioni semplici a problemi complessi. C’è stato spazio per prospettive diverse, talvolta complementari, talvolta divergenti, accomunate però da una convinzione condivisa: in un’epoca in cui capitali e tecnologie sono sempre più accessibili, la vera differenza competitiva continua a risiedere nelle persone. Ed è proprio per questo che parlare di Capitale umano significa, oggi più che mai, parlare del futuro delle organizzazioni.

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Le soft skill entrano nei videogiochi di formazione

La formazione aziendale è chiamata a rispondere a una doppia sfida: da un lato, rendere più efficaci i percorsi di sviluppo delle competenze trasversali; dall’altro, parlare un linguaggio capace di ingaggiare popolazioni aziendali sempre più eterogenee, abituate a rapidità, interazione e feedback continui. In questo scenario si inserisce il progetto di PA360 Training on skills, HR Academy attiva dal 2019 nei segmenti Edtech ed Edugaming, con un focus specifico su soft skill e life skill.

L’obiettivo è portare nel mondo della formazione digitale integrata strumenti più coinvolgenti, scalabili e misurabili. Non solo corsi e-learning, quindi, ma anche serious game tridimensionali pensati per allenare competenze cognitive, emotive, relazionali, organizzative e manageriali. I serious games (giochi seri) sono giochi digitali progettati per finalità formative o addestrative, che mantengono un’interfaccia interattiva e dinamiche di gioco coinvolgenti.

Il nostro obiettivo è supportare lo sviluppo e il potenziamento delle competenze trasversali necessarie nel mondo del lavoro e in tutti i contesti della vita”, ha spiegato Michele Petrone, Founder & CEO di PA360 Training on skills. “PA360 è l’acronimo di Personal Anchors: ci ispiriamo agli ancoraggi della persona, ai punti di riferimento individuali. A 360 gradi”, ha proseguito.

Una library digitale per allenare le competenze

Il progetto centrale di PA360 è Soft Skill Game, una e-library HR di videogiochi formativi interattivi. Entro dicembre 2026 sarà completato il catalogo di 100 serious games tridimensionali, i cui contenuti saranno disponibili in licenza d’uso SaaS, con costi modulati in base al numero di utenti e ai learning game selezionati. Il modello si basa sul game based learning: le competenze vengono allenate attraverso scenari, storytelling, avatar, simulazioni realistiche, prove, punteggi e livelli. Lo scopo è quello di spostare l’apprendimento da un’esperienza passiva a un contesto più immersivo, nel quale la persona può esercitare comportamenti, decisioni e modalità relazionali.

“Soft Skill Game supporta il potenziamento di capacità, abilità e talenti personali. Una metodologia formativa diversa rispetto alla formazione tradizionale in presenza o online, che può rivelarsi particolarmente utile per lo sviluppo delle soft skill”, ha sottolineato Petrone. Accanto ai serious game, PA360 sta sviluppando anche un catalogo di corsi e-learning. Le due collezioni digitali prevedono tre livelli di apprendimento, da base ad avanzato, sottotitoli e disponibilità on demand 24/7 in otto lingue.

Dati, badge e integrazione con i sistemi HR

Uno degli elementi più rilevanti per le Direzioni HR riguarda la possibilità di collegare la piattaforma edugaming ai sistemi gestionali aziendali. Questo permette di costruire un fascicolo formativo automatizzato della popolazione aziendale, utile per monitorare la partecipazione e per rendere più tracciabile lo sviluppo delle competenze.

Tutti i corsi di PA360 Training on skills sono certificati attraverso digital badge 3.0 con tecnologia blockchain. I badge attestano frequenza e profitto, sono portatili e immutabili e possono essere inseriti nel cv o nel profilo LinkedIn. Secondo Petrone, questi strumenti possono valorizzare percorsi formativi informali, rendendo più visibili le competenze acquisite anche nei processi di selezione. Il catalogo si ispira al Framework europeo delle competenze LifeComp EU e alle principali linee guida internazionali sulle soft e life skill, tra cui Ocse, Oms, Onu e World Economic Forum.

Dalla formazione aziendale al welfare

I destinatari principali sono le aziende private, le Pubbliche Amministrazioni, i manager e i team leader, ma trovano applicazione anche nella formazione dei neoassunti e, più in generale, dell’intera popolazione organizzativa. I casi d’uso sono molteplici: formazione aziendale, onboarding, recruiting, preselezione, valutazione HR, total reward, sviluppo manageriale e campagne di sensibilizzazione su diversità, equità e inclusione. I serious games possono essere utilizzati anche nei piani di welfare aziendale come servizi con finalità didattico-formative per i figli dei dipendenti. Una leva che intercetta un bisogno crescente: supportare le famiglie nella crescita educativa dei ragazzi e, allo stesso tempo, rafforzare l’immagine dell’azienda come soggetto attento allo sviluppo del capitale umano.

Lo scopo, in questo caso, è di costruire una proposta coerente con le politiche Esg e con una concezione più ampia della responsabilità sociale d’impresa. Investire sulle competenze dei giovani significa infatti agire su un terreno che riguarda anche il futuro del lavoro. “Offrire strumenti formativi così moderni comunica un’immagine di innovazione e vicinanza reale alle esigenze delle nuove generazioni. Per l’azienda significa anche contribuire allo sviluppo del capitale umano del futuro”, ha evidenziato Petrone.

Una leva per ingaggiare giovani e Neet

Un altro ambito di applicazione riguarda i giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi, i cosiddetti Neet. Per questa fascia di popolazione, il linguaggio del gioco può rappresentare una modalità più efficace per riattivare motivazione, fiducia e consapevolezza delle proprie capacità. La formazione classica, sia in presenza sia online, non sempre riesce a intercettare ragazzi abituati a feedback immediati o che hanno difficoltà ad inserirsi in percorsi di studio e lavoro tradizionali.

L’edugaming può quindi diventare lo strumento preferenziale per lavorare sulle qualità personali di questi giovanii: autostima, intelligenza emotiva, gestione dello stress, relazioni sociali, benessere individuale, nell’ottica di prepararli al futuro lavorativo. “La formazione coinvolgente e partecipativa dei serious games rappresenta uno strumento prezioso e del tutto congeniale per questi ragazzi, nativi digitali, volto a incrementare autoconsapevolezza, stimoli e motivazione nei propri mezzi, capacità e talenti, nonché a riattivare competenze e fiducia in sé stessi” ha precisato Petrone.

Rendere misurabile ciò che spesso resta implicito

Il tema delle soft skill è da anni al centro del dibattito manageriale, ma continua a scontare una difficoltà: renderle osservabili e misurabili senza perdere di vista il ROI effettivo. L’interconnessione degli edugame con i sistemi aziendali consente di ottenere in tempo reale badge digitali, reportistica avanzata, ore di formazione, percorsi completati e risultati raggiunti dai dipendenti, in modo da offrire una maggiore tracciabilità dei percorsi formativi.

L’edugaming può quindi ampliare il modo in cui le organizzazioni progettano l’apprendimento, sia dal punto di vista organizzativo, sia qualitativo. “PA360 organizza il proprio catalogo in sei aree: cognitiva, emotiva, relazionale, realizzativa, gestionale-manageriale e digitale. Le competenze affrontate spaziano dalla soluzione dei problemi al pensiero sistemico, dalla gestione delle emozioni alla leadership, dalla sostenibilità all’uso consapevole di web, social media e Intelligenza Artificiale (AI)”, ha spiegato Petrone.

In questa prospettiva, il videogioco non è una semplificazione della formazione. Può diventare, se progettato con rigore, un ambiente in cui sperimentare comportamenti, ricevere feedback e trasformare competenze latenti in capacità più concrete. Perché per navigare il futuro del lavoro sono necessarie persone capaci di interpretare e attraversare il cambiamento senza subirlo.

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Negli Usa è a spasso un lavoratore maschio su tre

Maschi in fuga dal lavoro. Sembrerebbe questa la nuova tendenza in arrivo dagli Usa. I dati sono chiari: un americano su tre nell’aprile 2026 risultava disoccupato e non in cerca di lavoro. Gli over 16 di sesso maschile con un’occupazione risultano coprire solo il 67% del totale, praticamente la stessa quota del record negativo dell’aprile 2020, quando la loro percentuale di partecipazione era pari al 66,1%, secondo i dati dell’U.S. Bureau of Labour Statistics. E in effetti, proprio nel corso dell’emergenza sanitaria Covid si era verificato un fenomeno simile, ovvero una fuoriuscita di massa degli uomini dal mercato del lavoro. Che in quel caso, però, si inseriva in un panorama di sconvolgimenti più ampio.. 

Cosa sta accadendo adesso, invece? “Non dipende solo da pensionamenti o motivi di studio: ci sono ragazzi e adulti che si trovano fuori dal mercato. Non stanno badando ai figli, né stanno studiando. Semplicemente non fanno parte della forza lavoro” ha spiegato al quotidiano statunitense Washington Post Betsey Stevenson, docente di Economia all’Università del Michigan. 

La concentrazione di chi fuoriesce dal perimetro degli occupati è tutta in due fasce di età. Nella sezione tra i 16 e i 24 anni l’assenza dal lavoro interessa quasi il 90% dei giovani e il motivo principale è il l’inadeguatezza o l’assenza di istruzione, indicata come ragione di disoccupazione da oltre l’80%, secondo i dati riportati dalla testata. Più preoccupante è invece l’analisi di chi si trova nel pieno delle proprie potenzialità professionali, ovvero gli uomini tra i 25 e i 54 anni. 

Sono come Neet ma in età adulta

Osservando l’andamento negli anni sembrerebbe che la pandemia abbia rappresentato un punto di non ritorno. È da allora che l’occupazione maschile ha cominciato a scendere. E se i motivi di salute, sono diminuiti. passando dal 56% del 1995 al 43% attuale, a crescere sono invece le ragioni altre’. Per esempio c’è il boom del lavoro di cura, non più solo ed esclusivamente femminile: gli uomini che non lavorano per questo motivo erano un ventennio fa il 10,3% e sono oggi il 17,2%.

La debolezza del mercato del lavoro si è cominciata a intravedere già dal 2025. È da allora che si sono intensificate le opportunità nelle aree a prevalenza tipicamente femminile, come la sanità e l’istruzione. Allo stesso tempo sono calati settori di stampo prettamente maschile, come la manifattura, il traporto, il lavoro in miniera. E poi di mezzo, a sferrare il colpo finale, ci sono anche le restrizioni all’immigrazione, l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite. 

Un tema da individuare tra le righe nel fenomeno della disoccupazione maschile è anche quello della salute mentale. Molti degli uomini senza nessun ingaggio lavorativo sono spesso anche senza famiglia e vivono con i propri genitori: “Lavorare è un servizio agli altri che ti completa. Se sei disconnesso dal lavoro e dalla famiglia e perdi la speranza, tendi a stare male” ha commentato Nicholas Eberstadt, autore del libro Men Without Work. L’esempio è quello di Andy Breedlove, 51enne di Griffithsville, in West Virginia. Non ha titoli universitari, vive con la madre grazie a un sussidio di 998 dollari mensili e l’ultima volta che ha lavorato è stato come manager nel 2018. Lavoro che ha dovuto lasciare per motivi di salute: “Se non vivessi con mia madre sarebbe dura: ma vorrei tornare a lavorare per avere molti più soldi” ha assicurato al Washington Post.  

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SD Worx acquisisce HR Service

SD Worx acquisisce HR Service, azienda italiana specializzata in payroll e consulenza del lavoro. Il passaggio è parte della strategia di crescita messa in campo dal player di soluzioni HR e payroll, basata proprio sull’integrazione di realtà tra le più riconosciute del panorama europeo HR. “L’operazione ci consente di stabilizzare la nostra presenza nel Paese e ampliare la proposta per i clienti. Insieme, genereremo ancora più valore grazie a innovazione, competenze e un portafoglio di soluzioni sempre più ampio”, ha dichiarato Kobe Verdonck, CEO di SD Worx

Alla base della scelta i punti in comune in fatto di visione, approccio consulenziale e qualità del servizio. “L’ingresso di HR Service rappresenta l’incontro tra due organizzazioni che condividono la stessa attenzione verso l’eccellenza, l’affidabilità e la vicinanza ai clienti”, ha affermato Alessia Rigoni, Managing Director per l’Italia di SD Worx. “La complementarità rafforzerà la capacità di essere partner di riferimento per le aziende italiane in ambito HR e payroll”.  

L’identikit di HR Service

Dal canto suo HR Service non verrà meno agli impegni con i clienti. I fondatori svolgeranno un ruolo attivo all’interno della nuova azienda, supportando la fase di allineamento tra i due poli e garantendo continuità. L’acquisizione dovrà rappresenterà un valore aggiunto: “La collaborazione ci permette di mantenere una forte presenza locale, offrendo al contempo i vantaggi di un’expertise globale e di competenze innovative”, è stato il commento di Fabrizio Marchino, Co-Fondatore di HR Service.

Nel 2025 la società torinese ha registrato ricavi per circa 2,2 milioni di euro. Con 27 dipendenti e 350 aziende clienti – tutte di medie dimensioni e attive in settori quali ricerca, servizi medici, trasporti e igiene ambientale – elabora circa 13mila cedolini al mese. Può contare su una solida reputazione per la qualità dei servizi erogati. 

Grazie all’acquisizione, SD Worx ha rafforzato la sua presenza in Italia e potenziato il suo business, che già lo vede tra i primi cinque player del settore a livello mondiale. Nel 2025 l’azienda ha fatturato 1,307 miliardi di euro, grazie all’organico composto da 10mila dipendenti distribuiti in 27 Paesi, mentre sono 105mila i clienti in tutta Europa e sono circa 6 milioni i cedolini elaborati mensilmente.

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Zeta Service, Performance Management

In occasione de Il Convivio 2026, l’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e dedicato al confronto tra Direzioni HR, manager e protagonisti del mondo dell’impresa, abbiamo incontrato Francesca Verderio, Training & Developement Practice Leader Eleva di Zeta Service.

Nell’intervista, Verderio racconta il proprio punto di vista sulle principali trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro: il Performance Management come strumento per allineare gli obiettivi individuali e di team con la strategia aziendale.

Un contributo che arricchisce il dibattito aperto da Persone & Conoscenze e offre una chiave di lettura concreta sulle sfide che attendono le imprese e chi oggi si occupa di guidare, sviluppare e valorizzare il capitale umano

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Workitect, progettare gli spazi

In occasione de Il Convivio 2026, l’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e dedicato al confronto tra Direzioni HR, manager e protagonisti del mondo dell’impresa, abbiamo incontrato Riccardo Macchi, Technical Sales di Workitect.

Nell’intervista, Macchi racconta il proprio punto di vista sulle principali trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro: la progettazione degli spazi incide direttamente sulle metriche del benessere in azienda, e per questo vanno attenzionata da chi fa HR.

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Variazioni, ascoltare le persone

In occasione de Il Convivio 2026, l’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e dedicato al confronto tra Direzioni HR, manager e protagonisti del mondo dell’impresa, abbiamo incontrato Stefania Cazzarolli, CEO di Variazioni.

Nell’intervista, Cazzarolli racconta il proprio punto di vista sulle principali trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro: l’ascolto delle persone è il punto di partenza fondamentale nella valutazione della forza lavoro.

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Senzo, oltre la retribuzione

In occasione de Il Convivio 2026, l’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e dedicato al confronto tra Direzioni HR, manager e protagonisti del mondo dell’impresa, abbiamo incontrato Filippo Perfumo, Co-Founder di Senzo.t

Nell’intervista, Perfumo racconta il proprio punto di vista sulle principali trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro: la retribuzione non è più l’unico indicatore per la retention, la tecnologia può aiutare aziende e dipendenti e creare piani di welfare personalizzati.

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Sedus, spazi di benessere

In occasione de Il Convivio 2026, l’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e dedicato al confronto tra Direzioni HR, manager e protagonisti del mondo dell’impresa, abbiamo incontrato Roberto De Vittori, Managing Director di Sedus.

Nell’intervista, De Vittori racconta il proprio punto di vista sulle principali trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro: gli spazi dell’ufficio, se ben progettati, contribuiscono ad aumentare il benessere delle persone.

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SD Worx, il valore della condivisione

In occasione de Il Convivio 2026, l’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e dedicato al confronto tra Direzioni HR, manager e protagonisti del mondo dell’impresa, abbiamo incontrato Gino Acosta, Sales Manager di SD Worx.

Nell’intervista, Acosta racconta il proprio punto di vista sulle principali trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro: adeguarsi alle normative portando valore per le aziende.

Un contributo che arricchisce il dibattito aperto da Persone & Conoscenze e offre una chiave di lettura concreta sulle sfide che attendono le imprese e chi oggi si occupa di guidare, sviluppare e valorizzare il capitale umano.

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Performanse, l’importanza della scientificità

In occasione de Il Convivio 2026, l’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e dedicato al confronto tra Direzioni HR, manager e protagonisti del mondo dell’impresa, abbiamo incontrato Maria Cecchin, Head of Experience & Delivery di Performanse.

Nell’intervista, Cecchin racconta il proprio punto di vista sulle principali trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro: l’obiettivo deve sempre essere quello di far star bene le persone all’interno delle organizzazioni.

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Made, formare il digitale

In occasione de Il Convivio 2026, l’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e dedicato al confronto tra Direzioni HR, manager e protagonisti del mondo dell’impresa, abbiamo incontrato Marta Rispoli, Responsabile Orientamento e Formazione di Made.

Nell’intervista, Rispoli racconta il proprio punto di vista sulle principali trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro: l’importanza di una formazione dedicata alle competenze digitali .

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