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Scuole aperte d’estate: l’Emilia-Romagna sostiene la genitorialità

C’è chi l’ha definita una “rivoluzione”, l’apertura delle scuole primarie dal 31 agosto. Di certo è un primo segnale di (nuova) attenzione da parte delle istituzioni nei confronti della genitorialità e per cercare di risolvere il dramma della denatalità in Italia. A lanciare la misura è stata l’Emilia-Romagna che ha deciso di sperimentare l’iniziativa nel 2026, con l’idea di renderla stabile dal 2027. In sintesi si tratta di offrire agli studenti della scuola primaria (la fascia di bambini dai sei agli 11 anni) una serie di attività extra scolastiche (per esempio iniziative culturali e sportive) fino al 14 settembre, data di inizio delle lezioni nella regione.

A farsi promotrice del progetto – che ha attirato le proteste di albergatori e bagnini, che si dicono penalizzati dalla misura – è stata Isabella Conti, Assessora Regionale alla Scuola (è stata la candidata più votata con quasi 20mila preferenze), che in carriera si è già spesa per sostenere la genitorialità. Per esempio, da Sindaca di San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, aveva condotto la ‘battaglia’ per la gratuità degli asili nido.

A essere coinvolti nell’apertura delle scuole dal 31 agosto sono 42 Comuni dell’Emilia-Romagna (in totale sono 330) che contano potenzialmente circa 100mila bambini coinvolgibili nell’iniziativa: oltre a tutti i Comuni capoluogo della regione, sono comprese le Aree Atus (Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile).

Per spiegare la misura – sulla quale la Regione ha investito risorse per 3 milioni di euro – Conti ha pubblicato un video sulla sua pagina Facebook, dove ha parlato come una soluzione per il “contrasto alla denatalità e sostegno alla genitorialità”. Nel messaggio, l’Assessora alla Scuola, ha spiegato: “Le scuole apriranno nella modalità che riterranno più opportuna, più elastica, più flessibile e quindi più vicina alle esigenze dei genitori e delle famiglie per fare in modo che la genitorialità sia un’esperienza sostenuta davvero dalle istituzioni”. Da quanto si apprende, le attività extra scolastiche sono affidate da educatori professionali esterni e dal Terzo settore. “Il messaggio chiaro è che le istituzioni sono accanto alle famiglie”.

È anche un sostegno importante per contrastare la denatalità in Italia, i cui dati indicano che il nostro Paese è nel pieno dell’inverno demografico. Secondo i dati Istat, infatti, nel 2025 sono nati appena 355mila bambini (in calo del 3,9% rispetto al 2024), che significa 1,14 figli per donna. Numeri che dovrebbero entrare nell’agenda politica italiana, ma che sembrano dimenticati dai più: siamo anni luce sempre più lontani dal milione di nuovi nati del 1964, anno dopo il quale è iniziato il progressivo calo delle nascite fino ai nostri giorni.

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