Passa al contenuto principale
Seguici sui social:
Hai perso la password?

Autore: Lorenzo Sernicola

Cybersecurity: l’AI ci attacca, l’AI ci difende

È la sicurezza informatica il primo tema approfondito da PdM Talk Express, il nuovo formato del talk show di Parole di Management. Ospite della puntata è Lorenzo Sernicola, Fondatore e Project Director di Sernicola Labs, software house attiva da 11 anni nello sviluppo web e nella cybersicurezza. Perché parlare proprio di sicurezza informatica? La ragione è nei numeri: secondo il Rapporto Clusit 2026, nel 2025 sono stati censiti nel mondo 5.265 incidenti informatici gravi, in aumento del 49% rispetto al 2024. È il tasso di crescita più alto mai registrato. E l’Italia è prima in Europa e quarta nel mondo per numero di attacchi subiti.

In questo scenario già complesso hanno fatto irruzione i nuovi attacchi condotti con l’Intelligenza Artificiale (AI). Sernicola racconta il dietro le quinte di un attacco di questo tipo, spiegando come, di fronte all’inefficacia delle contromisure manuali, si sia ricorso a un Agente AI – supervisionato dai tecnici – come soluzione. L’AI ha individuato e neutralizzato i processi responsabili della rigenerazione del malware: la crisi si è chiusa in circa 30 minuti, contro le sei ore stimate per un ripristino manuale.

Ma attenzione a non cadere in facili sintesi. È pur vero che l’AI ha permesso una difesa efficace, ma il ruolo delle persone (con le giuste competenze) è stato fondamentale: usare gli Agenti AI senza le adeguate capacità e conoscenze può addirittura peggiorare la situazione. Quale dunque la lezione manageriale appresa dallo scontro tra AI? Trattare la cybersicurezza come investimento e non come costo; adottare policy rigorose sulle password; limitare la condivisione di dati sensibili con le AI; affidare sempre a un esperto umano la chiusura definitiva della vulnerabilità.

L’articolo Cybersecurity: l’AI ci attacca, l’AI ci difende proviene da Parole di Management.

Right Hub, inclusione e sostenibilità come leve strategiche

Da startup innovativa a società specializzata nell’inclusione lavorativa e nella sostenibilità d’impresa. È il percorso di Right Hub, realtà fondata nel 2014 da Luca Guzzabocca, CEO e Founder, che negli anni ha consolidato un modello di business che coniuga conformità normativa, impatto sociale e sostenibilità ambientale. Oggi l’azienda è un punto di riferimento per le imprese chiamate ad adempiere agli obblighi previsti dalla Legge 68/99 e per quelle che intendono integrare la sostenibilità nei propri processi e gestione degli eventi. “La società offre consulenza, da un lato, per l’ottemperanza alla Legge per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità e categorie protette in aziende dai 15 dipendenti in su. Dall’altro, si occupa del supporto alle imprese nella progettazione di processi, organizzazioni ed eventi sostenibili”, spiega Guzzabocca.

Il raggio d’azione di Right Hub coinvolge imprese di ogni settore produttivo (dai servizi alla manifattura) e interlocutori differenti all’interno delle organizzazioni. Se nei progetti legati alla Legge 68/99 il primo referente è il responsabile delle Risorse Umane, nei percorsi di sostenibilità entrano in gioco anche le funzioni acquisti, logistica, operations, marketing, comunicazione e i responsabili ESG. Un approccio trasversale che favorisce il dialogo tra competenze diverse.

Per supportare le imprese nell’applicazione della Legge 68/99, Right Hub parte dall’analisi della situazione aziendale, individuando insieme agli uffici pubblici competenti le opportunità disponibili. Successivamente costruisce il progetto insieme all’impresa e alla cooperativa sociale idonea, definendone gli aspetti tecnici, economici e organizzativi fino all’approvazione finale da parte dell’ente pubblico. Le collaborazioni possono riguardare servizi tradizionali, come manutenzione del verde, pulizie, digitalizzazione documentale o gestione della comunicazione, ma anche la fornitura di beni e servizi. Negli ultimi anni, inoltre, hanno assunto un ruolo crescente i progetti sviluppati insieme ai Comuni, che spaziano dalla riqualificazione di parchi pubblici, aree gioco e piste ciclabili fino alla manutenzione di scuole e altri spazi pubblici.

Lo statuto di Società Benefit

L’attuale posizionamento dell’azienda è il risultato di un’evoluzione maturata nei primi anni di attività. “All’inizio, come startup innovativa, il business plan era sostanzialmente orientato verso le organizzazioni non profit, alle quali offrire un servizio di consulenza per la gestione degli acquisti e un servizio di consulenza per la gestione sostenibile”, ricorda il fondatore. L’esperienza sul mercato ha però evidenziato la necessità di ripensare la strategia. “Il mercato del non profit in Italia non era ancora pronto. Abbiamo rivisto il posizionamento e ci siamo concentrati sulle due aree che oggi rappresentano il nostro core business principale”.

Negli anni Right Hub ha consolidato anche la propria identità come impresa orientata alla creazione di valore condiviso. “Siamo una Società Benefit e siamo stati tra le prime società della community B Corp in Italia nel 2016”, spiega Guzzabocca. La stessa identità del marchio riflette questa visione. Il claim Right Hub, Right Business, Right World esprime la volontà di fare impresa generando valore per la comunità. Anche il logo richiama questa filosofia: rappresenta l’incontro tra il mondo profit e quello non profit e, attraverso il simbolo grafico centrale, richiama l’idea di moltiplicare le opportunità di collaborazione, business e condivisione tra realtà differenti.

La pandemia ha rappresentato un ulteriore punto di svolta. La crescente attenzione verso sostenibilità, inclusione e responsabilità sociale ha infatti favorito l’ampliamento del portafoglio di progetti dell’azienda. Secondo Guzzabocca, però, il mercato della sostenibilità sta entrando in una nuova fase. “La sostenibilità è un tema molto usato, o abusato, e per questo il mercato si trova davanti a uno scenario complesso e, per certi versi, caotico”. Per questo motivo Right Hub sta orientando la propria attività verso un approccio che valorizzi il ritorno dell’investimento delle iniziative ESG. “Stiamo attuando anche un processo di comunicazione orientato a ispirare i nostri interlocutori, per far emergere anche la parte del ritorno dell’investimento, dell’efficienza operativa e del miglioramento della reputazione”.

La crescita nazionale e internazionale

Guardando al futuro, una delle principali direttrici di sviluppo di Right Hub è legata alla Legge 68/99 e, in particolare, all’utilizzo (o all’impiego, implementazione) della Convenzione ex articolo 14. Sebbene la normativa sia uniforme su tutto il territorio nazionale, il ricorso a questo specifico strumento dipende dalla presenza di accordi territoriali tra Regioni o Province, associazioni imprenditoriali e cooperative sociali. Per questo la Convenzione articolo 14 è ancora applicata in modo disomogeneo: se Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte rappresentano ormai realtà consolidate, in alcune aree del Centro e del Sud Italia questo percorso è ancora in una fase iniziale. È proprio in queste regioni che Right Hub individua uno dei principali spazi di crescita per i prossimi anni.

Parallelamente la società punta a rafforzare la dimensione sociale nella gestione sostenibile degli eventi e ad accelerare il processo di internazionalizzazione. “Stiamo lavorando sull’internazionalizzazione, sia negli Stati Uniti sia in Asia, perché riteniamo che in questi mercati, con il nostro know-how ed esperienza, ci possa essere un ampio margine di sviluppo”. In uno scenario in cui la sostenibilità è sempre più chiamata a dimostrare il proprio valore non solo sociale ma anche economico, Right Hub punta a consolidare un modello capace di mettere in relazione imprese, cooperative sociali e istituzioni, trasformando gli obblighi normativi in opportunità di crescita, innovazione e sviluppo per i territori.

L’articolo Right Hub, inclusione e sostenibilità come leve strategiche proviene da Parole di Management.

Speciale Fabbrica Futuro 2026 – Vicenza

Fabbrica Futuro è un’iniziativa nata della rivista Sistemi&Impresa. Nel 2026 il progetto innalza il livello delle proprie ambizioni grazie all’ingresso di MIT Sloan Management Review Italia, il magazine della business school del MIT di Boston.

Fabbrica Futuro non si limita più a raccontare la fabbrica, ma porta in Italia il dibattito manageriale globale più avanzato, offrendo una sintesi unica tra la concretezza della nostra tradizione industriale e le frontiere dell’innovazione mondiale.

Ascoltalo su:


Episodio 1 – La cultura industriale italiana la chiave di lettura per costruire il futuro

Episodio 2 – La manifattura italiana tra tensioni geopolitiche e nuovi equilibri

Episodio 3 – La forza delle imprese familiari

Episodio 4 – L’efficienza non basta: l’AI e la rinascita del talento umano nel manufacturing

Episodio 5 – Le fondamenta della crescita: sinergie tra infrastruttura e governance

Episodio 6 – Migliorare la competitività delle imprese italiane: tra il dire e il fare c’è di mezzo… l’AI?

Episodio 7 – L’AI salverà la manifattura?

Episodio 8 – Banca del territorio, innovazione digitale e valore della relazione fra persone e organizzazioni

Episodio 9 – Ruoli, decisioni e responsabilità nell’era degli agenti autonomi

Episodio 10 – Trasformare la ricerca in iniziative imprenditoriali: un nuovo approccio all’open innovation

Episodio 11 – Decision intelligence nelle operations. Il caso Baltur

Episodio 12 – Il valore invisibile: come i dati industriali riscrivono le regole del business

Episodio 13 – Il mondo come opportunità: fare business fuori dai confini

Episodio 14 – Modelli virtuali per la continuità operativa: anticipare i rischi nella catena di fornitura

L’articolo Speciale Fabbrica Futuro 2026 – Vicenza proviene da Parole di Management.

Il coraggio del percorso: Alessia Rigoni tra le 100 donne di successo del 2026

Chissà se da piccola, mentre osservava gli zii al lavoro nel negozio di abbigliamento di famiglia, immaginava di finire, nel 2026, tra le “100 donne di successo” di Forbes. O se, mentre sciava, si sarebbe mai vista nella lista di manager, scienziate e artiste “che stanno cambiando il Paese”, quella in cui figura anche Federica Brignone, fresca campionessa olimpica nel Supergigante e nello Slalom Gigante a Milano Cortina 2026.

Quella di Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx Italy, non è una storia comune. Lei la racconta come se lo fosse, senza indugiare sui traguardi. L’ultimo – in ordine di tempo – è guidare la country italiana della multinazionale belga, ruolo che ricopre da gennaio 2026. Come spesso accade, anche per lei il punto d’arrivo è il risultato di una lunga catena di scelte: quelle sliding doors che si aprono e si chiudono, e che bisogna affrontare con lungimiranza. A volte ascoltando le persone giuste.

Rigoni lo ha fatto, per esempio, scegliendo Economia e Finanza dopo la Maturità Scientifica, quando molti ingrossavano le fila di Giurisprudenza. I genitori la spinsero verso una strada diversa, intuendo la sua vocazione per le materie scientifiche. Il destino, però, ogni tanto ha in serbo qualche scherzo: qualche anno dopo, il suo percorso personale si è incrociato proprio con la Giurisprudenza, attraverso un avvocato diventato suo marito.

“Come tante cose della mia vita non lo aspettavo; mi concentro sul da farsi, non tanto sull’obiettivo prefissato”, dice quando le si chiede della nomina su Forbes, senza che nasconda l’orgoglio di essere accostata a tante donne brillanti. In tempi incerti come questi, del resto, l’obiettivo cambia spesso durante il cammino. È il filo che attraversa tutta la sua storia, professionale e personale.

Una laurea al tempo di Lehman Brothers

Si è laureata in Economia nel 2009, all’indomani del crac di Lehman Brothers. “Il momento migliore per entrare nel mercato della Finanza”, scherza. Nonostante le turbolenze, ha costruito il proprio percorso tra JP Morgan Asset Management, una boutique di M&A, PricewaterhouseCoopers nella Financial Due Diligence e un fondo di private equity. Nel 2021 è entrata in F2Adiventata SD Worx Italy dopo l’acquisizione del 2024 – come Responsabile M&A, fino a prenderne le redini come Managing Director. “Sono state varie scelte, spesso legate anche a decisioni di pancia”, racconta. “Mi hanno portato a un successo che per me significa soprattutto soddisfazione: arrivare a casa stanca, ma contenta”.

La sintesi del percorso, però, non racconta tutto. Per esempio, la scelta di studiare Economia e Finanza, un ambiente a larga prevalenza maschile. Per Rigoni non è stato un problema, ma le ha offerto qualche riflessione che, a parti invertite, raramente accade. “In una tavola di 20 persone dove ero l’unica donna, pensavo 10 volte prima di intervenire”, ricorda. Un approccio più cauto e verificato rispetto a quello, spesso più immediato, dei colleghi uomini. Anche lì, però, una occasione di crescita: “Ho lavorato tantissimo con uomini che mi hanno fatto crescere, con competenze e professionalità molto elevate”. È il segno di chi ha attraversato un ambiente non paritario senza lasciarsi cambiare, portando semmai la propria sensibilità.

Ora che guida il management team italiano di SD Worx, Rigoni ha trovato conferma di un principio che considera un valore: la commistione tra visioni diverse. “Qui siamo divisi perfettamente tra donne e uomini”, con una prevalenza femminile rispetto all’intera popolazione aziendale, che tocca il 65%. Netta, però, la sua posizione sull’equilibrio di genere: “Non sono favorevole alle quote rosa. Le scelte devono essere basate sul merito, non deve essere un obbligo”. Una posizione che non nega le discriminazioni ancora presenti – “Mi dispiace quando c’è, e quando le decisioni non sono basate sulla competenza” – ma che sposta l’accento dalla regola imposta alla cultura da costruire, giorno per giorno, sul riconoscimento delle capacità.

LEGGI LO SPECIALE DEDICATO AL LIBRO JOIN THE CLUB DI SD WORX

L’integrazione tra F2A e SD Worx

Oltre al percorso professionale, nel riconoscimento tra le 100 donne di successo del 2026 pesa il ruolo al vertice di SD Worx Italy. A poco più di sei mesi dall’incarico, Rigoni conferma il bilancio tracciato poche settimane dopo l’insediamento sulle pagine di Sistemi&Impresa (rivista ESTE – editore anche del nostro quotidiano – dedicato alle tecnologie ad alto impatto organizzativo). Portare a termine l’integrazione tra F2A e la cultura di un gruppo multinazionale è stata un’esperienza che definisce “intensa”: non solo asset fisici e tecnologie, ma la combinazione tra conoscenza del mercato locale e solidità di una visione internazionale.

A darle soddisfazione, in questi mesi da Managing Director, è stata soprattutto la scoperta. “Mi diverte scoprire cose nuove e chiedere per capire”, racconta. E quella curiosità si traduce in azioni concrete: cosa si può migliorare, cambiare, fare in modo più efficiente per persone, clienti e stakeholder. Il lavoro riguarda soprattutto la squadra: sta costruendo un percorso di maggiore consapevolezza e accountability a tutti i livelli, perché ciascuno comprenda il progetto di cui fa parte. Il passaggio è da un approccio top down a uno che coinvolge le persone, affinché gli input di chi vive le sfide quotidiane sul campo risalgano fino al management team e orientino le scelte aziendali.

C’è poi l’innovazione, digitale in primis. La metafora è quella dell’Excel che ha sostituito carta, penna e calcolatrice, senza rendere superflue le competenze di chi li sapeva usare. Allo stesso modo, Rigoni guarda ad automazione e Intelligenza Artificiale come a “un aiutante in più”, solido e veloce, che affianca le persone senza sostituirle. In un settore come quello dei servizi HR, ribadisce, “le competenze restano assolutamente chiave”.

Rispetto al mercato, la manager è diretta: “Siamo più focalizzati sul servizio, ed è un mercato che sta reagendo bene in continuità”. A sostenere la domanda è soprattutto la difficoltà delle aziende – in Italia come nel resto d’Europa – a trovare le competenze di cui hanno bisogno. Da qui la ricerca di partner affidabili, con cui collaborare nel tempo. È in questo spazio – tra carenza di risorse interne e necessità di supporto continuativo – che chi fornisce soluzioni si propone come punto di riferimento stabile per i clienti.

Un esempio da condividere

Nel suo ruolo, la manager sa di avere responsabilità che vanno oltre i risultati di business. Si dice spesso che servano modelli virtuosi di donne che ce la fanno: Rigoni può essere una figura di riferimento – non solo all’interno dell’azienda – per molte persone, così come lo sono le colleghe con cui condivide il posto nella lista di Forbes. Con un bias ancora tipicamente maschile, le capita spesso di rispondere a domande rivolte quasi esclusivamente alle donne in carriera, sul tema della conciliazione tra vita privata e lavoro. “Non le vivo negativamente: possono essere un’occasione per condividere la mia esperienza e magari aiutare chi si trova in difficoltà”.

Non esiste una formula magica né un equilibrio perfetto uguale per tutti, ma un mix personale tra lavoro, famiglia, sport e relazioni che ciascuno deve trovare da solo. È lo stesso principio che prova a trasmettere ai suoi due figli: “Devono fare quello per cui si impegnano, perché non esistono cose da uomini e cose da donne”. E non esistono limiti ai sogni. Nemmeno per quel percorso iniziato guardando gli zii lavorare nel negozio di abbigliamento, che oggi fa tappa al vertice di una multinazionale.

L’articolo Il coraggio del percorso: Alessia Rigoni tra le 100 donne di successo del 2026 proviene da Parole di Management.

AI Act, le PMI italiane arrivano impreparate alla svolta

Il 2 agosto 2026 segna un passaggio decisivo per la regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale (AI) in Europa. Entrano infatti in vigore le principali disposizioni dell’Artificial Intelligence Act (AI Act), aprendo una nuova fase per le imprese chiamate a utilizzare questi strumenti nel rispetto di criteri di trasparenza, sicurezza ed etica. In questo scenario si inserisce il IV Rapporto Etalentum, azienda di Ricerca e Selezione del Personale, “L’impatto dell’IA Generativa sulle PMI e sulla loro governance”, che fotografa il livello di preparazione del sistema produttivo italiano. L’indagine evidenzia un divario tra l’interesse verso l’AI e la capacità concreta delle aziende, soprattutto piccole e medie, di governarne l’impiego in modo conforme alle nuove regole.

L’AI Act adotta un approccio basato sulla classificazione del rischio per garantire la tutela dei diritti fondamentali e della sicurezza dei cittadini dell’Unione Europea. Sebbene un emendamento approvato dal Parlamento europeo abbia esteso al 2 dicembre 2027 il termine per la piena conformità dei sistemi ad alto rischio impiegati in ambiti come occupazione, selezione del personale e valutazione dei lavoratori, da agosto 2026 scattano comunque i principali obblighi di trasparenza. Da questa data, tutte le organizzazioni che utilizzano sistemi di AI rivolti al pubblico, come chatbot e assistenti virtuali, dovranno informare chiaramente gli utenti che stanno interagendo con una macchina. Analoghi obblighi riguardano i sistemi capaci di generare o manipolare testi, immagini e contenuti audiovisivi, compresi i deepfake, che dovranno essere identificabili attraverso marcature e metadati. Per alcuni sistemi già presenti sul mercato è prevista una deroga fino al 2 dicembre 2026, mentre gli altri obblighi restano pienamente operativi. Il mancato rispetto delle disposizioni può comportare sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, sebbene il regolamento preveda criteri di proporzionalità per startup e PMI.

“L’AI Act non rappresenta solo una normativa cui conformarsi ma un’opportunità strategica per le aziende di integrare l’AI nei propri processi in modo corretto ed etico e guadagnare un vantaggio competitivo”, ha affermato Jaume Alemany, CEO di Etalentum Italia. Secondo il Pwc AI Barometer 2026, le aziende con un’alta esposizione all’AI mostrano una crescita media della produttività del 34% rispetto al 2018 (contro il 24% dei settori a bassa esposizione) e il top 20% delle imprese più integrate è arrivata al 163%. “Questa divergenza crea un divario competitivo tra i leader e i ritardatari e richiede non solo un salto tecnologico ma, soprattutto, di cultura aziendale e di competenze, inserendo nuovi profili a formando gli altri, come peraltro prescrive la norma”.

Governance ancora debole nelle piccole imprese

Secondo il rapporto, il principale ostacolo per le aziende italiane non è tanto l’accesso alla tecnologia quanto la mancanza di regole interne e processi di controllo. La distanza tra grandi imprese e PMI è marcata: mentre il 40% delle aziende quotate e dei grandi gruppi industriali ha già avviato un’integrazione strutturata dell’AI, la quota scende al 9% tra le piccole e medie imprese. Per circa la metà delle PMI l’utilizzo dell’IA rimane sporadico o del tutto assente. La conseguenza è un’esposizione crescente ai rischi normativi. Il 39% delle organizzazioni dichiara infatti di non aver ancora definito una policy ufficiale per l’utilizzo dell’IA generativa; solo il 23% ha adempiuto agli obblighi di AI Literacy e appena il 12% informa gli utenti quando interagiscono con sistemi automatizzati. “Questo ritardo non è solo italiano, ma appare comune a quei Paesi che, come la Spagna, hanno un tessuto imprenditoriale basato su piccole e medie imprese”, afferma Alemany. “La mancanza di una struttura manageriale con ruoli dedicati scarica sull’imprenditore una enorme mole di compiti, cui fatica a rispondere. Inoltre l’evoluzione normativa viene spesso interpretata solo come un aggravio burocratico, invece di un’occasione per ripensare e fare evolvere l’organizzazione aziendale e il flusso dei processi”.

L’assenza di una governance strutturata alimenta inoltre forti timori sulla sicurezza dei dati. Il 65% delle aziende teme che le informazioni inserite nei sistemi di IA possano essere utilizzate per addestrare modelli di terze parti o essere esposte a violazioni informatiche. Per questo quasi la metà delle organizzazioni vieta l’inserimento di dati aziendali sensibili, limitando l’uso dell’AI ad attività considerate marginali. Nelle imprese che hanno invece adottato una governance dedicata, le decisioni fanno capo soprattutto alla Direzione generale (43%), affiancata dal dipartimento IT (40%) e dalle Risorse Umane (28%). Tuttavia, le politiche adottate continuano a concentrarsi prevalentemente sulla sicurezza informatica, lasciando in secondo piano formazione e monitoraggio etico, aspetti esplicitamente richiesti dall’AI Act.

Il rapporto evidenzia anche un significativo ritardo sul fronte delle competenze. L’80% dei lavoratori possiede infatti una conoscenza dell’intelligenza artificiale di livello base o intermedio, mentre solo il 2% èconsiderato realmente esperto. L’articolo 4 dell’AI Act impone ai datori di lavoro di promuovere l’AI Literacy e di sviluppare competenze specifiche all’interno delle organizzazioni. Eppure il 56% delle aziende non ha ancora creato ruoli dedicati allo sviluppo o alla gestione dell’AI. Le imprese che hanno investito in nuove professionalità mostrano invece una crescente domanda di figure in grado di progettare nuovi flussi operativi, governare l’adozione delle tecnologie e formare il personale.

Le Risorse Umane guidano la sperimentazione

L’area Risorse Umane emerge come il principale laboratorio di sperimentazione dell’IA generativa. L’elevata produzione documentale e la natura trasversale delle attività rendono infatti il dipartimento HR uno dei contesti più adatti per misurare i benefici in termini di produttività prima di estendere gli strumenti ad altre funzioni aziendali. L’utilizzo dell’AI interessa ormai numerosi processi amministrativi e di comunicazione, ma continua a sollevare interrogativi sul piano organizzativo. “L’utilizzo dell’AI apre opportunità enormi in termini di efficienza ed efficacia della gestione delle Risorse Umane, ma occorre sempre bilanciare lo sviluppo tecnologico con la centralità delle persone, specialmente in un mercato caratterizzato da una diffusa carenza di talenti dove sono i candidati a scegliere le imprese e non viceversa”.

Tra i professionisti intervistati, il 51% teme una progressiva perdita di umanità nella cultura aziendale, mentre il 23% vede il rischio di violazioni normative dovute a un utilizzo non regolamentato della tecnologia. Un ulteriore 11% teme un ridimensionamento del proprio ruolo strategico. Nonostante queste preoccupazioni, prevale una visione positiva: il 58% ritiene che una corretta integrazione dell’AI valorizzerà il ruolo delle Risorse Umane, liberando tempo dalle attività ripetitive per concentrarsi maggiormente sulla strategia, sulla cultura aziendale e sulle relazioni con le persone.

“Le aziende sono chiamate a superare l’approccio puramente difensivo e restrittivo della tecnologia per concentrarsi sulla definizione di linee guida interne chiare, sulla tracciabilità dei flussi di dati e sull’attribuzione di responsabilità precise per la supervisione umana”, è la conclusione di Alemany. Costruire un inventario delle applicazioni esistenti, valutare i profili di rischio dei diversi strumenti e pianificare percorsi formativi dedicati rappresenta, secondo il rapporto, non soltanto un adempimento normativo, ma una leva strategica per la competitività futura delle imprese.

L’articolo AI Act, le PMI italiane arrivano impreparate alla svolta proviene da Parole di Management.

Dal dato al controllo: la gestione integrata nel Manufacturing

La Manifattura italiana è caratterizzata da una gestione del lavoro che (spesso) è il risultato di una somma di sistemi separati: gestione presenze, pianificazione turni, payroll, produzione. Una frammentazione che oggi non è più sostenibile in un contesto caratterizzato da turni complessi, forte incidenza del costo del lavoro e crescente difficoltà di reperimento delle competenze. In sostanza: i dati ci sono, ma manca proprio quella visione d’insieme che potrebbe fare la differenza in termini di governance.

Questa peculiarità del settore manifatturiero ha senz’altro un’origine strutturale, dovuta a una combinazione di fattori tangibili: alta incidenza del lavoro su turni, variabilità oraria, presenza di sedi produttive multiple e forte pressione sul costo del lavoro in specifici segmenti industriali. Va da sé che in un ambiente produttivo così complesso la gestione della forza lavoro non può più essere trattata come funzione amministrativa isolata. La complessità organizzativa richiede una governance integrata, capace di connettere pianificazione, competenze, costi e produttività in un unico ecosistema decisionale. Senza questa integrazione, le aziende rischiano di operare su informazioni parziali e non aggiornate, con conseguenze dirette su efficienza e marginalità.

Da sistemi frammentati a governance integrata

Uno dei limiti principali dei modelli attuali è la distanza tra dato consuntivo e capacità di simulazione. Molte organizzazioni dispongono di informazioni storiche sul costo del lavoro e sulle presenze, ma non sono in grado di utilizzarle per prevedere scenari alternativi. Questo rende difficile rispondere a domande operative cruciali: quale impatto ha il cambiamento di un turno produttivo? Come varia il costo unitario in caso di assenteismo? Qual è l’effetto di una diversa allocazione delle competenze sulla produttività di linea? In assenza di strumenti integrati che permettano di ‘vedere’ queste variabili in maniera simultanea, queste restano difficili da governare in tempo reale.

Una delle variabili più delicate è quella del costo del lavoro, che in Manifattura non è una grandezza statica. Varia in funzione di turni, straordinari, maggiorazioni e organizzazione produttiva. In diversi segmenti industriali ad alta intensità di lavoro, per esempio, il costo del lavoro può rappresentare oltre un terzo del valore aggiunto, con punte superiori nei comparti più complessi. La sua gestione richiede quindi strumenti in grado di simulare scenari e non solo di registrarli a posteriori. La mancanza di integrazione tra sistemi HR e sistemi produttivi genera inefficienze, sovraccosti e difficoltà nel controllo dei driver principali di spesa.

Verso un approccio HR evoluto

La trasformazione in corso riguarda anche il ruolo della funzione Risorse Umane. Nel Manufacturing, l’HR non può più essere limitata a una funzione meramente amministrativa, ma diventa il nodo centrale della governance industriale. I dati derivanti dall’allocazione e gestione del personale devono convergere in un unico sistema informativo integrato. Questo approccio consente di trasformare il capitale umano in una leva strategica, direttamente collegata alle performance di produzione e alla sostenibilità economica dell’impresa.

La digitalizzazione delle Risorse Umane rappresenta il prerequisito per questo cambiamento. L’integrazione tra sistemi HR, ERP e sistemi produttivi consente di collegare presenza, competenze e costi alle performance operative. Il risultato è una maggiore capacità di controllo, ma soprattutto la possibilità di passare da una logica reattiva a una logica predittiva. La competitività del manufacturing italiano dipenderà sempre meno dalla singola efficienza operativa e sempre più dalla capacità di costruire una governance integrata del lavoro.

I numeri confermano quanto emerge dal Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026 di SD Worx: nella manifattura italiana il costo del lavoro pesa in media il 37,8% del valore aggiunto, con picchi che superano il 42% nei segmenti a maggiore intensità di turnazione, come macchinari e apparecchiature. Un dato che rende la governance integrata non un’opzione, ma una leva diretta di competitività.

La vera trasformazione nel manufacturing non è tecnologica, è organizzativa: l’HR deve smettere di essere una funzione a valle e diventare il punto in cui convergono i dati che contano davvero, dai turni alla produttività di linea. Solo quando pianificazione, competenze e costi vivono nello stesso ecosistema informativo, il capitale umano smette di essere una voce di spesa e diventa una leva di competitività”, spiega Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx Italy.

Strumenti come Reporting BI, integrati nel portale SD Worx MyArea, nascono proprio per questo: restituire a HR e management un’unica vista integrata su presenze, turni e costi, oggi spesso frammentati tra sistemi che non comunicano tra loro.

L’articolo Dal dato al controllo: la gestione integrata nel Manufacturing proviene da Parole di Management.

L’1% al giorno: dentro la cultura d’impatto

Join the Club è il titolo del libro scritto a quattro mani da Kobe Verdonck e Bruce Fecheyr – Lippens, CEO e CHRO di SD Worx, il principale fornitore europeo di soluzioni HR, paghe e presenze. Gli autori accompagnano il lettore lungo il percorso di trasformazione di SD Worx da primo fornitore belga di servizi payroll a leader europeo nelle soluzioni digitali per la gestione delle risorse umane. Ma Join the Club, oltre che un titolo, è anche un invito programmatico: chi legge, può (e deve) entrare a far parte di un club di persone che abbracciano la crescita e si impegnano a migliorare ogni giorno dell’1% rispetto al giorno precedente.

La crescita di SD Worx è stata guidata innanzitutto da una visione: dimostrare che l’Europa possa generare i propri ‘campioni’, aziende globalmente competitive, capaci di crescere valorizzando le proprie competenze e guardando al futuro. Come ha spiegato Verdonck nella prefazione del libro: “L’Europa aveva bisogno di un leader al suo interno, capace di comprenderne la complessità: le sue lingue, il suo sistema normativo, le sue sfumature culturali. SD Worx aveva sia l’ambizione sia la credibilità per assumere questo ruolo. Il sogno di diventare un leader paneuropeo è nato proprio da questa consapevolezza. Oggi, quel sogno è più attuale che mai. Con questo libro vogliamo ispirare altre aziende europee ad abbracciare la stessa aspirazione”.

Ma, oltre alla visione, è necessario definire quali sono i valori aziendali che indirizzano la crescita e orientano l’agire delle persone: nessuna strategia, per quanto brillante, può resistere al confronto con la realtà se le persone non ci credono, non si sentono parte del percorso e non sono messe nelle condizioni di realizzarla. “Il punto di svolta è arrivato quando abbiamo compreso che nessun livello di ambizione, chiarezza organizzativa o solidità finanziaria può garantire una crescita duratura se le persone all’interno dell’azienda non sono pienamente coinvolte nel percorso di crescita. La nostra sfida non era più semplicemente perfezionare la strategia, ma assicurarci di avere una cultura capace di sostenerla”, è stato il commento di Fecheyr – Lippens.

Il club della crescita continua

Visione, valori e cultura condivisa sono, quindi, la traiettoria per costruire un vero impatto: impatto che non è mai il risultato delle sole eccellenze individuali, ma il prodotto di un allineamento collettivo e di team work. Questo percorso di costruzione ha visto anche momenti di arresto e ripensamento di alcuni limiti organizzativi, tra cui decisioni troppo spesso concentrate ai vertici e team locali con un livello di autonomia insufficiente. La impact culture di SD Worx funziona perché è stata costruita sulle esigenze dell’organizzazione, ma non è immutabile: continuerà necessariamente a trasformarsi nel tempo. Gli autori hanno scelto di mettere nero su bianco i sei ingredienti che la compongono, uno per ciascun capitolo di Join the Club, per condividerli con i lettori, ma anche per aprire uno spazio di confronto e miglioramento continuo. Team, Critical friend, Airport, Trust, Full potential e Inner you è il framework operativo per costruire una cultura organizzativa capace di generare vero impatto.

Confronto che dalle pagine del libro si traduce in conversazione nel podcast The Boardroom Conversations, nato come estensione e completamento di Join The Club. Condotto da Bruce Fecheyr-Lippens, il podcast ospita leader di primo piano di organizzazioni diverse per settore e dimensione, chiamati a raccontare ciò che accade realmente dietro le decisioni che trasformano le aziende e le persone che ne fanno parte. Il podcast mette alla prova i principi della impact culture attraverso le esperienze di chi li ha applicati in contesti differenti: dalla crescita rapida delle startup alle acquisizioni, dalle trasformazioni culturali su larga scala fino all’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) sul lavoro.

Join the Club, quindi, consiste in una raccolta di esperienze, apprendimenti e riflessioni autentiche di un’organizzazione ancora in cammino: un team che continua a imparare, a mettersi in discussione e a migliorare, giorno dopo giorno. Perché la costruzione di una cultura dell’impatto non è un traguardo da raggiungere, ma un percorso continuo fatto di evoluzione, ascolto e capacità di rinnovarsi. Un percorso che richiede alle organizzazioni di accettare la complessità e di coltivare la volontà di diventare, ogni giorno, l’1% migliori.

L’articolo L’1% al giorno: dentro la cultura d’impatto proviene da Parole di Management.

Consulenza, Eccellenze d’Impresa entra in Considi

Prende forma un nuovo progetto industriale nel panorama della consulenza manageriale italiana. Eccellenze d’Impresa, advisory strategico specializzato nello sviluppo competitivo delle aziende, entra nel Gruppo Considi, realtà focalizzata su Operations & Innovation Management. L’obiettivo della partnership strategica è di costruire il polo italiano della consulenza manageriale dedicato alle imprese e agli imprenditori italiani. Il nuovo polo, che prende il nome di Considi Holding, si propone come interlocutore unico in grado di accompagnare le imprese lungo tutte le funzioni critiche della gestione strategica, con l’obiettivo di aumentarne il valore nel lungo periodo.

L’accordo rappresenta una vera e propria operazione industriale nel settore della consulenza manageriale italiana. L’obiettivo è creare una piattaforma capace di aggregare eccellenze specialistiche complementari sotto una governance comune, dando vita a un nuovo campione nazionale della consulenza. Nella sua configurazione iniziale, il nuovo polo aggrega circa 400 professionisti e genera oltre 40 milioni di euro di fatturato, posizionandosi come il primo operatore indipendente italiano dell’advisory aziendale.

Alla base dell’iniziativa c’è la complementarità tra le due realtà. Da un lato, Eccellenze d’Impresa porta un solido know-how strategico e manageriale nei processi di sviluppo competitivo, organizzativo e commerciale, con un focus particolare sul Food & Beverage. Dall’altro, Considi contribuisce con una consolidata esperienza nell’applicazione dei principi Lean, nell’efficientamento operativo, nella gestione della supply chain, nella sostenibilità e nella trasformazione tecnologica, con una forte presenza nei settori manifatturiero, lusso, design, arredo e automotive.

Il polo integra competenze strategiche, industriali, organizzative e tecnologiche

L’iniziativa nasce in un contesto particolarmente complesso per il tessuto imprenditoriale italiano. Le aziende sono chiamate ad affrontare simultaneamente sfide come la crescita dimensionale, la transizione digitale, l’adozione dell’intelligenza artificiale, la sostenibilità, l’internazionalizzazione e il passaggio generazionale. Per rispondere a queste esigenze, il nuovo polo integrerà competenze strategiche, industriali, organizzative e tecnologiche oggi spesso distribuite tra operatori differenti, rivolgendosi in particolare alle PMI e alle imprese familiari, segmento spesso poco presidiato dai grandi operatori internazionali della consulenza manageriale ma che rappresenta l’ossatura del sistema produttivo nazionale e delle filiere del Made in Italy.

“Questa non è soltanto una partnership commerciale, ma un’operazione industriale che punta a consolidare il mercato italiano della consulenza creando un soggetto capace di accompagnare gli imprenditori lungo tutte le sfide della crescita. Vogliamo costruire il punto di riferimento nazionale dell’advisory indipendente per le imprese italiane, mettendo insieme competenze d’eccellenza per offrire un supporto integrato lungo tutta la catena del valore. Il futuro delle imprese italiane dipende sempre più dalla capacità di costruire governance solide, leadership chiare e visioni industriali di lungo periodo”, ha affermato Luigi Consiglio, CEO di Eccellenze d’Impresa.

“La collaborazione con Eccellenze d’Impresa rafforza ulteriormente il posizionamento del Gruppo Considi nei comparti strategici del sistema produttivo italiano. L’obiettivo non è soltanto integrare competenze, ma costruire un modello innovativo di consulenza capace di generare valore industriale. Operations, innovazione, Intelligenza Artificiale (AI), sostenibilità e strategia devono oggi dialogare in modo integrato per consentire alle imprese di affrontare con successo le sfide dei prossimi decenni”, ha dichiarato Gianni Dal Pozzo, Amministratore Delegato del Gruppo Considi.

La partnership è già operativa

La partnership è già operativa attraverso le prime offerte e collaborazioni congiunte. Il progetto prevede inoltre lo sviluppo di iniziative condivise nell’ambito di sviluppo clienti, attrattività dei talenti e selezione e formazione dei giovani, facendo leva sul network internazionale di Eccellenze d’Impresa e sull’ecosistema multidisciplinare del Gruppo Considi, composto da 13 società specializzate. Tra queste IC&Partners, guidata dal presidente e CEO Roberto Corciulo e fortemente orientata verso la consulenza d’impresa sui mercati esteri, Vitale-Zane & Co, con una forte competenza su consulenza strategica economico-finanziaria e sviluppo delle imprese, di cui Marco Vitale è fondatore e presidente, Sinedi, società specializzata in consulenza strategica di direzione e organizzazione aziendale che affianca imprenditori e manager nei percorsi di crescita, trasformazione e sviluppo competitivo delle imprese, e Sustain Tech Hub, società specializzata nella consulenza integrata per la sostenibilità aziendale, ESG, salute e sicurezza, ambiente, energia e sistemi di gestione.

Il progetto, che conta anche sull’esperienza di Maria Pierdicchi, Presidente di Eccellenze d’Impresa, e Fabio Cappellozza, Presidente del Gruppo Considi, si sviluppa secondo un modello che prevede la creazione di un comitato strategico aperto ai soci in rappresentanza delle singole società, la governance sarà regolata da patti parasociali. La nuova piattaforma è inoltre aperta all’ingresso di ulteriori società altamente specializzate, selezionate esclusivamente sulla base dell’eccellenza professionale e della complementarità delle competenze.

L’articolo Consulenza, Eccellenze d’Impresa entra in Considi proviene da Parole di Management.

Consulenza, Eccellenze d’Impresa entra in Considi

Prende forma un nuovo progetto industriale nel panorama della consulenza manageriale italiana. Eccellenze d’Impresa, advisory strategico specializzato nello sviluppo competitivo delle aziende, entra nel Gruppo Considi, realtà focalizzata su Operations & Innovation Management. L’obiettivo della partnership strategica è di costruire il polo italiano della consulenza manageriale dedicato alle imprese e agli imprenditori italiani. Il nuovo polo, che prende il nome di Considi Holding, si propone come interlocutore unico in grado di accompagnare le imprese lungo tutte le funzioni critiche della gestione strategica, con l’obiettivo di aumentarne il valore nel lungo periodo.

L’accordo rappresenta una vera e propria operazione industriale nel settore della consulenza manageriale italiana. L’obiettivo è creare una piattaforma capace di aggregare eccellenze specialistiche complementari sotto una governance comune, dando vita a un nuovo campione nazionale della consulenza. Nella sua configurazione iniziale, il nuovo polo aggrega circa 400 professionisti e genera oltre 40 milioni di euro di fatturato, posizionandosi come il primo operatore indipendente italiano dell’advisory aziendale.

Alla base dell’iniziativa c’è la complementarità tra le due realtà. Da un lato, Eccellenze d’Impresa porta un solido know-how strategico e manageriale nei processi di sviluppo competitivo, organizzativo e commerciale, con un focus particolare sul Food & Beverage. Dall’altro, Considi contribuisce con una consolidata esperienza nell’applicazione dei principi Lean, nell’efficientamento operativo, nella gestione della supply chain, nella sostenibilità e nella trasformazione tecnologica, con una forte presenza nei settori manifatturiero, lusso, design, arredo e automotive.

Il polo integra competenze strategiche, industriali, organizzative e tecnologiche

L’iniziativa nasce in un contesto particolarmente complesso per il tessuto imprenditoriale italiano. Le aziende sono chiamate ad affrontare simultaneamente sfide come la crescita dimensionale, la transizione digitale, l’adozione dell’intelligenza artificiale, la sostenibilità, l’internazionalizzazione e il passaggio generazionale. Per rispondere a queste esigenze, il nuovo polo integrerà competenze strategiche, industriali, organizzative e tecnologiche oggi spesso distribuite tra operatori differenti, rivolgendosi in particolare alle PMI e alle imprese familiari, segmento spesso poco presidiato dai grandi operatori internazionali della consulenza manageriale ma che rappresenta l’ossatura del sistema produttivo nazionale e delle filiere del Made in Italy.

“Questa non è soltanto una partnership commerciale, ma un’operazione industriale che punta a consolidare il mercato italiano della consulenza creando un soggetto capace di accompagnare gli imprenditori lungo tutte le sfide della crescita. Vogliamo costruire il punto di riferimento nazionale dell’advisory indipendente per le imprese italiane, mettendo insieme competenze d’eccellenza per offrire un supporto integrato lungo tutta la catena del valore. Il futuro delle imprese italiane dipende sempre più dalla capacità di costruire governance solide, leadership chiare e visioni industriali di lungo periodo”, ha affermato Luigi Consiglio, CEO di Eccellenze d’Impresa.

“La collaborazione con Eccellenze d’Impresa rafforza ulteriormente il posizionamento del Gruppo Considi nei comparti strategici del sistema produttivo italiano. L’obiettivo non è soltanto integrare competenze, ma costruire un modello innovativo di consulenza capace di generare valore industriale. Operations, innovazione, Intelligenza Artificiale (AI), sostenibilità e strategia devono oggi dialogare in modo integrato per consentire alle imprese di affrontare con successo le sfide dei prossimi decenni”, ha dichiarato Gianni Dal Pozzo, Amministratore Delegato del Gruppo Considi.

La partnership è già operativa

La partnership è già operativa attraverso le prime offerte e collaborazioni congiunte. Il progetto prevede inoltre lo sviluppo di iniziative condivise nell’ambito di sviluppo clienti, attrattività dei talenti e selezione e formazione dei giovani, facendo leva sul network internazionale di Eccellenze d’Impresa e sull’ecosistema multidisciplinare del Gruppo Considi, composto da 13 società specializzate. Tra queste IC&Partners, guidata dal presidente e CEO Roberto Corciulo e fortemente orientata verso la consulenza d’impresa sui mercati esteri, Vitale-Zane & Co, con una forte competenza su consulenza strategica economico-finanziaria e sviluppo delle imprese, di cui Marco Vitale è fondatore e presidente, Sinedi, società specializzata in consulenza strategica di direzione e organizzazione aziendale che affianca imprenditori e manager nei percorsi di crescita, trasformazione e sviluppo competitivo delle imprese, e Sustain Tech Hub, società specializzata nella consulenza integrata per la sostenibilità aziendale, ESG, salute e sicurezza, ambiente, energia e sistemi di gestione.

Il progetto, che conta anche sull’esperienza di Maria Pierdicchi, Presidente di Eccellenze d’Impresa, e Fabio Cappellozza, Presidente del Gruppo Considi, si sviluppa secondo un modello che prevede la creazione di un comitato strategico aperto ai soci in rappresentanza delle singole società, la governance sarà regolata da patti parasociali. La nuova piattaforma è inoltre aperta all’ingresso di ulteriori società altamente specializzate, selezionate esclusivamente sulla base dell’eccellenza professionale e della complementarità delle competenze.

L’articolo Consulenza, Eccellenze d’Impresa entra in Considi proviene da Parole di Management.

Il valore di una stretta di mano (nell’epoca delle call)

Qual è il valore di una stretta di mano in un momento storico in cui è più semplice accendere il computer e organizzare più call in una giornata? Per incontrarsi di persona, invece, bisogna ritagliare uno spazio in agenda e, talvolta, dedicare un’intera giornata a un solo appuntamento. Se si guarda all’efficienza immediata, il confronto sembra impari: una call permette di risparmiare tempo, spostamenti e costi. Eppure, sul lungo periodo, è proprio quel tempo apparentemente ‘speso’ a dare valore alla relazione.

La riflessione è figlia di una lettera firmata a mano. Al termine dell’incontro in Oldrati Group, giovedì 23 luglio, tappa del nuovo ciclo de Le Officine di Fabbrica Futuro – il progetto itinerante che porta manager e imprenditori all’interno di aziende d’eccellenza per confrontarsi a porte chiuse – Manuel Oldrati, CEO dell’azienda specializzata nella produzione di articoli in gomma, plastica e silicone, ha consegnato ai partecipanti un suo ringraziamento per aver aderito all’iniziativa. “In un periodo storico caratterizzato da mercati sempre più complessi e da continui cambiamenti, credo che il vero patrimonio di un’azienda non siano soltanto gli stabilimenti e i numeri, ma la capacità di innovare, di investire, di migliorarsi continuamente e, soprattutto, di costruire relazioni basate sulla fiducia”.

LEGGI LA LETTERA DI MANUEL OLDRATI, CEO DI OLDRATI

Parole che riportano al centro un elemento spesso trascurato: il tempo come investimento nella relazione. Il confronto diretto permette infatti di far emergere connessioni inattese, intuizioni e punti di vista che difficilmente trovano spazio in una sequenza di incontri rapidi e virtuali. “In Oldrati siamo convinti che il confronto tra imprenditori e manager rappresenti una straordinaria occasione di crescita. Ogni visita, ogni scambio di idee e ogni esperienza condivisa ci permette di tornare al nostro lavoro con nuovi spunti e con una visione ancora più ampia”, ha scritto il CEO.

Il tempo investito nella relazione è un valore aggiunto

Le parole trovano conferma nei fatti. In un’epoca in cui il tempo sembra essere la risorsa più difficile da trovare, Oldrati ha scelto non solo di aprire le porte dello stabilimento a Le Officine di Fabbrica Futuro, ma di esserci per l’intera giornata. Dalla presentazione del mattino alla visita in produzione, dal pranzo alla tavola rotonda del pomeriggio. È stato il primo ad arrivare, per assicurarsi che tutto fosse pronto, e l’ultimo ad andare via, accompagnando personalmente i partecipanti all’uscita. A chi lo ringraziava rispondeva che era tempo ben investito. Una frase che richiama una riflessione del regista e scrittore Luciano De Crescenzo: “La vita va vissuta in lunghezza e in larghezza”. Non conta soltanto il tempo a disposizione, ma come scegliamo di viverlo. A volte basta concedere più spazio a un momento perché acquisti un significato più profondo.

La stessa scelta è stata fatta dai manager e dagli imprenditori presenti all’incontro, che hanno dedicato un’intera giornata al confronto, alla visita dell’azienda e alle conversazioni spontanee. Un tempo rallentato, ma tutt’altro che improduttivo: un tempo che permette alle relazioni di consolidarsi e alle idee di prendere forma. La qualità del confronto emerge durante la visita in produzione, quando le domande nascono spontaneamente osservando processi e macchinari. Si manifesta durante il pranzo, quando le conversazioni smettono di essere soltanto professionali e diventano racconti di esperienze, difficoltà e intuizioni. Si riconosce nei dettagli: nello scambio dei biglietti da visita, nelle promesse di rivedersi, negli appunti presi mentre qualcuno racconta la propria storia. Perché le relazioni e le idee possono nascere ovunque, anche davanti a uno schermo. Ma per maturare hanno bisogno di tempo e…di una stretta di mano.

L’articolo Il valore di una stretta di mano (nell’epoca delle call) proviene da Parole di Management.

Lavoratori e AI, odi et amo

Se è vero che l’Intelligenza Artificiale (AI) risulta essere apprezzata dai lavoratori italiani (il 72% di chi la usa abitualmente dichiara un aumento dell’efficienza), è anche vero che il suo utilizzo suscita timori riguardo al futuro. È quanto emerge dalla ricerca HR & Payroll Pulse di SD Worx, principale partner europeo per le soluzioni HR, che ha indagato il sentiment dei lavoratori europei in merito all’uso dell’AI.

In Italia, l’uso regolare dell’intelligenza artificiale riguarda circa il 27% dei lavoratori, una quota ancora inferiore alla media europea (29%). La diffusione è più alta tra i manager (31%) e più bassa tra chi non ricopre ruoli apicali (22%). I lavoratori italiani, però, sono più preoccupati di quelli europei dell’impatto dell’AI, il 30% di essi (contro il 25% della media Ue) teme possa rendere superflua una parte significativa delle proprie mansioni e ad avere maggiormente paura sono proprio coloro che già l’utilizzano (45%).

L’Intelligenza Artificiale non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica, ma un cambiamento organizzativo e culturale che coinvolge lavoratori e imprese. In SD Worx, ad esempio, consideriamo l’AI una leva concreta di innovazione: la stiamo integrando nei processi di payroll, sviluppo prodotto e customer service per aumentare efficienza, qualità e capacità di supportare i clienti nelle loro sfide quotidiane”, ha dichiarato Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx Italy.

Efficienza e timore di sostituzione

I dipendenti italiani utilizzano l’Intelligenza Artificiale un po’ meno di quelli europei, ma sono i più propensi a prevederne un ruolo importante nelle proprie mansioni. Il 57% ritiene che svolgerà una quota rilevante, se non la maggioranza, dei loro compiti quotidiani, a fronte del 46,5% europeo: in nessun altro Paese si raggiunge una cifra così elevata. Un elemento distintivo è la percezione del futuro del lavoro: la maggioranza dei lavoratori non immagina una sostituzione completa, ma piuttosto una coesistenza tra competenze umane e sistemi automatizzati.

La maggioranza dei dipendenti, il 62%, però, ritiene che le proprie peculiari abilità umane non potranno essere rimpiazzate dall’AI e, anche tra coloro che pensano che l’impatto dell’intelligenza artificiale sul proprio lavoro sarà importante, ben il 46,5% (contro il 39% dell’Ue) crede che avverrà soprattutto una condivisione delle mansioni, non una sostituzione completa. Ma l’implementazione dell’AI in azienda è e rimane, soprattutto, una questione organizzativa: solo una parte dei lavoratori ritiene che la propria azienda stia investendo in modo adeguato su reskilling e upskilling. Tra chi utilizza l’AI, poco più della metà dichiara di ricevere un supporto sufficiente per sviluppare le competenze necessarie. Un divario che evidenzia una tensione crescente tra adozione tecnologica e preparazione organizzativa.

La nostra ricerca evidenzia che i dipendenti italiani riconoscono sempre più il valore dell’AI nel supportare il lavoro quotidiano, ma chiedono al tempo stesso maggiore chiarezza sul suo utilizzo e maggiori opportunità di formazione. In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni sarà fondamentale per garantire un’adozione responsabile, inclusiva e orientata allo sviluppo delle competenze, nel rispetto delle nuove disposizioni normative europee”, ha commentato Chiara Valdata, People Director di SD Worx Italy.

Governance e AI Act: il tema della responsabilità

Questi risultati arrivano mentre i datori di lavoro si preparano alla prossima fase di attuazione dell’AI Act europeo, il primo regolamento globale che disciplina lo sviluppo e l’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’Unione Europea, che adotta un approccio basato su diverse fasce di rischio. Gli obblighi più rilevanti per i sistemi di Intelligenza Artificiale classificati come ad alto rischio siano stati rinviati al 2027 e al 2028 a seguito della recente pubblicazione del pacchetto AI Omnibus, nel maggio del 2026. Rimane quindi ben poco della cosiddetta ‘grande ondata’ di adempimenti inizialmente prevista per il 2 agosto 2026.

In pratica, gli utenti dovranno essere messi nelle condizioni di riconoscere quando stanno interagendo con un sistema di AI, ad esempio tramite un chatbot, mentre alcuni contenuti generati dai modelli dovranno essere chiaramente identificati come tali. Meno della metà dei datori di lavoro italiani dichiara di aver implementato una struttura HR per garantire un uso etico e responsabile dell’Intelligenza Artificiale. Anche la percezione dei lavoratori è inferiore rispetto alla media europea. l dato che emerge dalla ricerca è duplice: da un lato l’intelligenza artificiale aumenta già oggi l’efficienza del lavoro, dall’altro amplifica la distanza tra tecnologia, competenze e governance organizzativa.

L’articolo Lavoratori e AI, odi et amo proviene da Parole di Management.

Pezza nuovo General Manager di Zambon Italia

La storica multinazionale chimico-farmaceutica italiana fondata a Vicenza nel 1906, ha annunciato il 22 luglio 2026 la nomina di Paolo Pezza come nuovo General Manager di Zambon Italia, la filiale italiana del Gruppo. Nel nuovo incarico, Pezza guiderà lo sviluppo e l’esecuzione della strategia sul mercato nazionale, con l’obiettivo di sostenere la crescita del business e rafforzare la collaborazione tra le diverse funzioni aziendali, sia in sede sia sul territorio. Continuerà inoltre a promuovere innovazione e centralità del paziente, elementi che rappresentano da sempre un tratto distintivo del gruppo farmaceutico.

Siamo felici di affidare a Paolo Pezza la guida della nostra filiale italiana”, ha dichiarato Giovanni Magnaghi, CEO di Zambon. Il top management sottolinea come competenze e visione condivisa saranno centrali per continuare a generare valore per medici, farmacisti e pazienti e per sostenere il percorso di crescita del gruppo in Italia. Il nuovo General Manager porta con sé circa vent’anni di esperienza nei settori beauty e farmaceutico, maturata in ruoli di crescente responsabilità nelle aree Sales, Trade Marketing e Commercial Excellence. Entrato in Zambon Italia nel 2024 come Sales Director Core Therapies, ha contribuito allo sviluppo del business, al rafforzamento delle principali aree terapeutiche e alla definizione di strategie commerciali e partnership di valore.

Assumere il ruolo di General Manager di Zambon Italia rappresenta per me un grande privilegio e una responsabilità che accolgo con entusiasmo”, ha dichiarato Paolo Pezza. “In questi anni ho avuto modo di apprezzare il talento, la dedizione e la collaborazione delle nostre persone: continueremo a lavorare insieme per far crescere il business, valorizzando l’innovazione e mettendo sempre al centro le esigenze dei pazienti per migliorarne la qualità di vita. Guardiamo al futuro con ambizione, costruendo sul percorso intrapreso e rafforzando ulteriormente il ruolo di Zambon Italia come partner di riferimento nel panorama sanitario nazionale”.

L’articolo Pezza nuovo General Manager di Zambon Italia proviene da Parole di Management.