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Lavoro, chi conosce… trova

Ottenere un lavoro: impresa titanica? In Italia, e sicuramente anche altrove, trovare lavoro è una fatica spesso ‘aggirata’ rivolgendosi al giusto giro di conoscenze. È la famosa raccomandazione’ che serve per aggiudicarsi un posto e sostituisce il regolare processo di recruiting. Ma è sempre una pratica così scorretta? O invece, pur trattandosi di una scorciatoia, tutto sommato può avere una sua legittimità? 

A ben guardare, travolti come siamo da informazioni di ogni genere, notifiche e liste di cose da fare, con la promessa (e forse la minaccia) di una Intelligenza Artificiale (AI) che cambierà tutto, tornare alle relazioni, a quel networking del passato – l’’economia del favore, la definisce il giornale Business Insider (BI) – potrebbe essere la strada per un po’ di sollievo. “La nostra attenzione discontinua sarà sempre catturata dalle persone che ci sono vicine, di cui ci interessiamo e che vogliamo aiutare”, ha affermato Dorie Clark, una coach della Comunicazione alla Columbia Business School intervistata da BI. E questa potrebbe anche essere la via, perché no, per trovare lavoro. 

Coltivare relazioni, ma nel modo giusto

È tipico che l’aggancio alla vacancie avvenga non tramite il contatto diretto, bensì tramite la rete di conoscenze: “Ti trovi ad aiutare qualcuno che non conosci così bene, ma perché indirettamente stai facendo un favore a qualcuno a cui sei legato”, ha detto ancora Clark. Un classico esempio potrebbero essere le amicizie nate a scuola. “Sono quelle più solide e per cui le persone, specie in tempi in cui il lavoro scarseggia, sono più disposte a spendersi”

Bisogna anche saperci fare. E non affidarsi troppo ai social network, magri sostituti delle connessioni profonde. Meglio procedere con messaggi su misura: “Essere amichevoli, affettuosi, salutare senza chiedere subito qualcosa in cambio”. E comunque la regola principale resta una: passare del tempo insieme nella vita reale, in carne e ossa. Il vero gold standard. “Fare network significa coltivare relazioni con le persone, è come piantare alberi”, è l’opinione di Ivan Misner, founder di BNI, organizzazione statunitense di business networking, diffusa in tutto il mondo e arrivata anche in Italia nel 2003.  

Le pile di cv (mai letti) sulla scrivania

Chi non lo farebbe in fondo? Pile di curriculum accatastati sulla scrivania. Per chi deve fare recruiting sono un’ulteriore mole di attività da svolgere, anche con l’aiuto di software appositi. Ovvio allora che funzioni di più qualcuno che passeggiando nei corridoi di un ufficio porga un curriculum dicendo: “Mio nipote cerca lavoro, qui c’è il suo curriculum, gli daresti un’occhiata?”, ha spiegato Gorick Ng, autore del libro The Unspoken Rules.

Ecco allora che qualcuno si troverà come per magia catapultato in prima fila nella selezione. “Perché nel mentre è andata in scena un’altra persona, segnalando un nome da scegliere”. Sta tutta qui l’importanza per i candidati dell’occasione di essere visti, sentiti e ricordati. “Del resto i manager HR non saranno troppo propensi ad assumere qualcuno di cui non si siano innamorati come candidato”. E il motivo è fin troppo semplice: “È dura avere un colpo di fulmine per chi non è altro che un documento Word, che magari neanche hai visto”.  

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Trasparenza salariale, l’Italia si adegua

La norma sulla trasparenza salariale in Italia è alle battute finali. Con pochi mesi di anticipo sulla data di giugno 2026, termine imposto dall’Unione europea per recepire la Direttiva europea 970/2023 sulla parità di retribuzione tra uomini e donne e sulla trasparenza retributiva, in questi giorni è all’esame del Consiglio dei Ministri un Decreto legislativo il cui scopo è attuare le indicazioni dell’Ue per garantire l’equità salariale e la trasparenza sulle retribuzioni.

La novità è destinata ad avere un forte impatto sulle aziende (sono previste deroghe per quelle di dimensioni più piccole: su questo punto il Governo deve ancora fare chiarezza), in particolare sul modello organizzativo che le imprese devono adottare per rispondere ai nuovi obblighi, che stanno generando vivo interesse, ma anche particolari preoccupazioni, visto che il mancato adeguamento alle norme prevede importanti sanzioni. Per far luce sulle novità in arrivo, la casa editrice ESTE, editore anche del nostro quotidiano, dopo le due edizioni di Milano, propone a Roma, il 3 marzo 2026, il corso dal titolo “Trasparenza salariale: adeguarsi agli obblighi della Direttiva Ue e impostare nuovi modelli organizzativi“.

Offerte di lavoro con retribuzioni chiare

Il documento al vaglio dell’Esecutivo, la cui bozza è formata da 16 articoli, permette a tutti i lavoratori (qualunque sia la forma contrattuale) di conoscere la retribuzione media dei colleghi che svolgono la stessa mansione in azienda (si parla di categorie di persone e non di singoli individui); inoltre la norma consente di conoscere i parametri utilizzati dal datore di lavoro per definire gli stipendi nell’organizzazione. Tra le novità introdotte e indicate dalla norma europea c’è il diritto dei lavoratori di richiedere informazioni sui livelli retributivi medi, con specifiche rispetto a sesso e categorie di persone che svolgono la stessa mansione; alle richieste è imposto all’azienda di rispondere entro due mesi.

Altro aspetto destinato a cambiare la relazione tra lavoratori e aziende è l’obbligo di inserire la retribuzione iniziale nelle offerte di lavoro; non è poi più possibile chiedere ai candidati le informazioni in merito allo stipendio percepito nelle precedenti esperienze di lavoro né può l’azienda che sta selezionando la persona di acquisire i dati in altre modalità. Inoltre, l’impresa deve rendere noti i criteri per la progressione economica del personale (su questo punto sono però previste deroghe per le imprese di dimensioni più contenute).

C’è infine la questione della differenza di genere: la norma prevede che i contratti collettivi assicurino retribuzioni parametrate su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, garantendo la parità retributiva per gli stessi lavori. Da quanto è emerso, le aziende più grandi (con almeno 100 dipendenti) devono comunicare ogni anno al Ministero del Lavoro tutti i dati sulle retribuzioni e in caso di divario retributivo sono impegnate a correggere queste differenze immotivate. Chi è davvero pronto per affrontare la rivoluzione sui salari?

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Meomartini nuovo Regional Vice President Sales di Bitdefender

Bitdefender, leader globale nella cybersecurity, ha annunciato il 4 febbraio 2026 che Gianluca Meomartini, professionista con oltre 27 anni di esperienza in importanti aziende multinazionali del settore software e cybersecurity, è entrato a far parte del team dirigenziale dell’azienda come Regional VP of Sales Southern Emea.

Meomartini guiderà le attività di Bitdefender nei Paesi Emea (in particolare Italia, Spagna, Portogallo e Romania), sfruttando le crescenti opportunità nel Sud Europa. In un contesto caratterizzato dall’aumento degli attacchi informatici e dell’evoluzione dei requisiti di protezione dei dati e compliance, si occuperà di gestire la crescente domanda di soluzioni di sicurezza focalizzate sulla sovranità digitale. Collaborerà a stretto contatto con i team di vendita per sviluppare strategie di mercato specifiche e rafforzando i rapporti con clienti, partner a valore aggiunto e distributori presenti nella regione.

“Poiché i cybercriminali operano 24 ore su 24, proteggere le aziende richiede visione, innovazione e impegno costante” ha dichiarato Meomartini. “In quanto azienda europea di cybersecurity, Bitdefender offre un livello di comprensione unica delle normative regionali, delle aspettative sulla sovranità dei dati e delle esigenze locali delle imprese”.

Nel corso della carriera, Meomartini ha costruito un solido percorso nella definizione di strategie go-to-market, nella leadership di team ad alte performance e nella promozione di una crescita sostenibile, allineando soluzioni di sicurezza avanzate alle priorità di business dei clienti. Il manager vanta oltre vent’anni di esperienza nel settore della cybersecurity, avendo ricoperto ruoli di leadership commerciale in importanti aziende multinazionali del software e della sicurezza, tra cui McAfee, Intel Security e, più recentemente, Trellix, dove ha guidato le vendite a livello paneuropeo.

Andrei Florescu, Presidente e General Manager di Bitdefender Business Solutions Group, ha commentato la nuova nomina: “Gianluca porta in Bitdefender una vasta esperienza nel settore della cybersecurity, una profonda conoscenza del mercato e comprovate capacità di leadership nella definizione di strategie go-to-market. La sua lunga esperienza nella guida di team di vendita ad alte performance e nella realizzazione di strategie di sicurezza su misura e orientate al valore sarà determinante mentre continuiamo a supportare i clienti del Sud Europa nell’affrontare un contesto geopolitico sempre più complesso e un panorama delle minacce informatiche in rapida evoluzione”.

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SD Worx: Valdata è la nuova People Director

Chiara Valdata è la nuova People Director di SD Work Italy.  La nomina è stata annunciata il 4 febbraio 2026 dall’azienda, principale fornitore di servizi HR & Payroll in Europa. Con 10mila dipendenti attivi in 27 Paesi, 95mila clienti e 6 milioni di cedolini elaborati ogni mese, il Gruppo si posiziona tra i primi cinque player del settore a livello mondiale. Nel 2024 ha registrato un fatturato di 1,18 miliardi di euro.

Valdata avrà il compito di guidare la strategia HR di SD Worx Italy che conta un organico di circa 1.400 persone, accompagnando l’azienda nella definizione di processi di formazione, sviluppo, selezione, performance management e benessere allineati con le priorità di business e promuovendo la crescita dei talenti attraverso un ambiente di lavoro sereno ed inclusivo.

Laureata all’Università degli Studi di Padova, dove ha conseguito la laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni e un Master in Psicologia dello Sport, Valdata ha acquisito competenza e maturità professionale nel campo delle risorse umane grazie alle esperienze vissute in differenti ambiti HR di aziende multinazionali. Prima di entrare in SD Worx Italy, infatti, ha ricoperto ruoli chiave in AstraZeneca, Medtronic e, infine, Dedalus.

“Sono entusiasta di mettere a disposizione la mia esperienza nella realizzazione di progetti che apportino valore alle nostre persone. Il mio obiettivo è quello di accompagnare SD Worx Italy verso il suo percorso di trasformazione culturale attraverso strategie HR focalizzate sullo sviluppo delle potenzialità di ciascun dipendente e sull’inclusione come leva strategica” racconta Valdata.

Alessia Rigoni, Managing Director dell’azienda da gennaio 2026, accoglie con piacere la nuova nomina e chiarisce gli obiettivi: “La profonda competenza di Chiara rappresenta un grande valore aggiunto per il team di leadership di SD Worx Italy. Chiara, inoltre, avrà un ruolo cruciale nel guidare e supportare i colleghi nel percorso di diffusione e maturazione del digitale, valorizzando le tecnologie già presenti e quelle in sviluppo. Il suo contributo sarà determinante per rafforzare ulteriormente il nostro approccio centrato sul cliente, integrando soluzioni innovative e competenze umane di alto valore”.

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Fabio Panzeri entra in Alpitour World

Alpitour World, uno dei principali player europei nel settore viaggi e turismo, annuncia l’ingresso di Fabio Panzeri nell’organizzazione con il ruolo di Group General Manager.

Panzeri, che arriva da una lunga esperienza nel Gruppo Prelios, nonché in Bain Capital Credit e nel Gruppo Eni, ha assunto il nuovo ruolo il 7 gennaio 2026. È laureato in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi e ha conseguito un MBA alla Kellogg School of Management.

A riporto diretto del Presidente e Amministratore Delegato Gabriele Burgio, Panzeri avrà la responsabilità di coordinare le aree Organizzazione e Finance, oltre alle aree di Business legate al Tour Operating di Alpitour World, Neos, VOIhotels e Jumbo Tours.

“L’ingresso di Fabio Panzeri rappresenta un ulteriore passo nel percorso di rafforzamento della struttura manageriale del Gruppo” ha dichiarato Gabriele Burgio, Presidente e Amministratore Delegato di Alpitour World. “La sua esperienza nella gestione di organizzazioni complesse e nella definizione di strategie operative e finanziarie sarà un contributo fondamentale per sostenere la crescita del Gruppo e favorire una sempre maggiore integrazione e collaborazione tra le diverse divisioni”.

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Italia in fabbrica: via al nuovo videopodcast

Il titolo è già esplicativo: “Italia in fabbrica” è il nuovo videopodcast promosso da Parole di Management, ideato e condotto da Chiara Lupi, Direttrice Editoriale della casa editrice ESTE. La prima puntata è disponibile dal 4 febbraio 2026 sulle principali piattaforme podcast e videopodcast (Spotity, Spreaker, YouTube…): il primo ospite è Marco Taisch, Professore di Sustainable Manufacturing, Digital Manufacturing e Operations Management presso il Politecnico di Milano (tra i suoi vari ruoli, è uno dei coordinatori del Manufacturing Group della School of Management del Politecnico di Milano).

Nato dall’esperienza maturata in quasi 15 anni di Fabbrica Futuro, il progetto di comunicazione multicanale nato nel 2012 con l’obiettivo di creare un confronto continuo tra idee ed esperienze sul mondo della manifattura, il videopodcast “Italia in Fabbrica” coinvolge imprenditori e manager di aziende manifatturiere, accademici e consulenti ed è la naturale evoluzione del percorso iniziato nel 2011 per creare uno spazio di approfondimento che raccoglie e rilancia il dibattito sulla manifattura italiana.

Ogni 15 giorni dal 4 febbraio 2026, in uno spazio di 45 minuti, Lupi intervista le principali voci del settore manifatturiero. In ogni puntata sono approfonditi temi e strumenti operativi legati alla trasformazione industriale, offrendo spunti concreti di riflessione e azione. Questo il calendario delle prossime uscite del videopodcast: 4 febbraio; 18 febbraio; 4 marzo; 18 marzo; 1 aprile; 15 aprile; 6 maggio; 20 maggio; 3 giugno; 17 giugno.

Per Lupi il videopodcast è solo l’ultima delle sue numerose attività editoriali svolte in carriera, durante la quale ha collaborato con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Dal 2006 ha acquisito con altri soci la casa editrice ESTE, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione, Persone&Conoscenze e MIT Sloan Management Review Italia. Dirige Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto Fabbrica Futuro. Nel 2013 con Gianfranco Rebora ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Ha curato i contenuti di diversi libri: Il futuro della fabbrica, Per un manifesto della manifattura italiana e Bello e ben fatto – Il prodotto italiano rilancia la manifattura.

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Gli spioni della busta paga

La trasparenza salariale è spesso raccontata in modo semplicistico: sapere quanto guadagna il collega e rendere pubblica la Ral negli annunci di lavoro… Eppure la nuova normativa europea sulla trasparenza retributiva va molto oltre queste semplificazioni e tocca nel profondo il modo in cui le organizzazioni progettano ruoli, carriere, sistemi di valutazione e relazioni di fiducia. Sono queste alcune delle questioni sulla trasparenza salariale, tema sul quale il Governo ha di recente accelerato, realizzando un Decreto legislativo per recepire la Direttiva europea 970/2023, la cui scadenza per la ricezione è datata 7 giugno 2026.

In attesa che la norma Ue entri in vigore, nella puntata del 6 febbraio 2026 di PdM Talk smontiamo i luoghi comuni legati alla nuova legge sulla Trasparenza salariale per affrontare il suo vero significato: un cambio strutturale nel rapporto tra impresa, persone e valore del lavoro. La trasparenza diventa infatti una leva che obbliga le aziende a interrogarsi su equità interna, criteri di merito, gender pay gap, governance delle retribuzioni e sostenibilità sociale dei modelli organizzativi.

PdM Talk, il talk show settimanale di Parole di Management che va in onda in diretta streaming ogni venerdì dalle 12 alle 13 (la diretta è visibile sul sito del quotidiano, sul canale YouTube di Parole di Management e sul profilo ESTE di LinkedIn). In ogni puntata i rappresentanti della grande community di imprenditori e manager della casa editrice ESTE e di Parole di Management si confrontano sulle questioni di attualità – dagli avvenimenti della politica alle mutazioni della società – che hanno un interesse per chi gestisce e vive le organizzazioni.

Gli ospiti della puntata del 30 gennaio 2026:

  • Andrea Langfelder, HCM Strategy Leader – Italy di Oracle

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Logoi, ergo innovo: perché il ‘nuovo’ da solo non basta

Logoi è il plurale greco di logos, termine che può indicare parole, discorsi, ragioni o pensieri. Nel lessico dell’innovazione, richiama i principi e le strutture logiche e cognitive che orientano il cambiamento. In altre parole: le idee, le motivazioni e i concetti che ispirano e guidano l’azione innovativa, a livello individuale, aziendale o sociale.

Da qui parte Gianni Previdi, Trainer, Advisor e Coach nei processi di innovazione di valore, accompagnando il lettore in un percorso alla scoperta delle ragioni profonde dell’innovare. Che si tratti di un prodotto, di un processo o di un modello di business, l’autore mette a fuoco le fondamenta razionali e concettuali che sostengono l’intero percorso innovativo.

Logoi dell’innovazione – Contro la trappola del si è ‘sempre fatto così’ (Edizioni ESTE -2026) rappresenta un testo di riferimento per tutti coloro che sono impegnati a vario titolo nello sviluppo di processi di innovazione.  L’autore restituisce all’innovazione una dimensione più profonda, capace di trasformare non solo prodotti o processi, ma regole, istituzioni e immaginari. 

Nuovo è sempre sinonimo di giusto?

Secondo una certa retorica del progresso, si è portati a credere che ogni cambiamento implichi automaticamente un miglioramento rispetto al passato.  Ma è davvero così? Viviamo in un’epoca di trasformazioni rapidissime in cui la tecnologia apre possibilità straordinarie e, al tempo stesso, dilemmi etici e culturali inediti.

È per questo che diventa indispensabile fermarsi e riflettere sul senso e sullo scopo dell’innovazione. E nel testo l’autore invita, appunto, a fermarsi e a riflettere: innovare non significa introdurre nuovi strumenti, ma ridisegnare valori, significati e sistemi. Per innovare è necessario mettere in pratica anche una certa dose di disobbedienza rispetto allo status quo, che è la conditio sine qua non dell’innovazione stessa.

Osserva in merito Maria Cristina Kock, Epistemologa e Filosofa della Scienza: “Prendere atto che il mondo non ‘è’ ma che ciascuno può modellarlo, a seconda di ciò che vede. Porre domande è ciò che ci rende umani e gestori del nostro stesso vivere – nella società e nel fare impresa – assumendone e apprezzandone la responsabilità vitale, perché nuovo non è rinnovare ma fare, mettere al mondo qualcosa di inusitato“.

Imprenditori e CEO consapevoli: spunti da diverse discipline

Il libro si rivolge a imprenditori, manager e C-Level consapevoli e desiderosi di abbracciare l’innovazione e il cambiamento. I lettori potranno trovare nel libro interessanti spunti e stimolanti contaminazioni provenienti da diverse discipline. Filosofia, antropologia dell’innovazione e design convergono in una visione d’insieme per leggere ontologicamente l’innovazione dentro le dinamiche storiche, sociali, economiche e d’impresa.

“La lettura del testo, fin dall’inizio, diventa un viaggio appassionante tra filosofia, antropologia e design, dove ogni l’innovazione si rivela atto di nascita e distruzione insieme: un gesto che apre mondi e ne chiude altri” riporta Marco Bentivogli, Esperto di processi di innovazione.

Gianni Previdi invita il lettore a riconoscere l’innovazione come pratica culturale ed etica, non solo tecnologica, e a riscoprirne la vera essenza: un mix equilibrato di creatività e disobbedienza, indispensabili per incrinare equilibri che rischiano di soffocare il futuro.

Risorse Umane

Manager consapevole e ispirato

Il libro ‘Beyond Management – 100 parole per il manager umanista’ è un viaggio nel cuore della leadership etica e contemporanea. Ecco le parole per riscoprire il lato umano del lavoro e il valore dell…

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Direzione Lavoro: cambio al vertice, Lucio Oliveri è Direttore Generale

La nomina di Lucio Oliveri a Direttore Generale di Direzione Lavoro è stata annunciata il 2 febbraio 2026. Il manager, in uscita dalla guida di AxL, arriva in un momento strategico, in concomitanza con l’avvio di una serie di progetti chiave per l’azienda.

Laureato in Giurisprudenza, Oliveri vanta un’esperienza di 26 anni nel settore delle Agenzie per il Lavoro, maturata attraverso incarichi di crescente responsabilità e una consolidata attività manageriale nell’ambito dello sviluppo aziendale di settore.

“Siamo certi che la lunga esperienza e la visione manageriale di Lucio Olivieri” ha dichiarato Massimiliano Aloi, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Direzione Lavoro, “rappresenteranno un elemento chiave nella prossima cruciale fase di sviluppo dell’azienda”.

Nel 2026 Direzione Lavoro vedrà un importante piano di espansione territoriale che prevede l’apertura di un considerevole numero di nuove filiali, oltre alle 25 già presenti. Inoltre, sono previste la strutturazione di nuovi servizi in ambito HR e l’attivazione di nuove aree ad alto potenziale. L’azienda, realtà a capitale interamente italiano, ha chiuso il 2025 con un fatturato di 90 milioni di euro e punta a proseguire il percorso di crescita valorizzando le linee di business già attive e rafforzando la centralità della persona come principio guida.

“Ho scelto Direzione Lavoro perché ho riconosciuto un progetto industriale serio, ambizioso e coerente, fondato su valori autentici che mettono le persone al centro”, dichiara Oliveri. “Accolgo questa sfida con grande senso di responsabilità e con l’obiettivo di contribuire a una crescita strutturata, sostenibile e condivisa”.

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Il device è tuo, ma lo gestisco io (senza vincoli)

Novità nel settore del noleggio operativo. A lanciarla è stata Giustacchini Tech To Rent, società del Gruppo Giustacchini specializzata nella gestione di dispositivi informatici in modalità Device as a Service. In partnership con Subbyx, B Corp e scaleup attiva nel mondo della subscription economy – l’azienda propone un nuovo modello di noleggio senza vincoli contrattuali di lungo periodo.

Il modello prevede l’accesso a tecnologie e asset informatici tramite un canone mensile in abbonamento, con la possibilità di modificarne nel tempo la composizione. I dispositivi possono essere restituiti, sostituiti o integrati in base all’evoluzione delle esigenze operative e organizzative, senza immobilizzazione di capitale né penali di uscita.

La formula si applica a un’ampia gamma di asset tecnologici: dai dispositivi personali (Pc, notebook, smartphone e tablet) fino alle dotazioni per l’ambiente aziendale, come workstation e stampanti multifunzione. Il modello è rivolto a organizzazioni attive in diversi settori e coinvolge figure chiave nei processi decisionali legati agli investimenti tecnologici e alle infrastrutture, tra cui Responsabili IT, Direzioni amministrative, imprenditori e professionisti.

Il noleggio operativo come partnership tecnologica

Dal punto di vista organizzativo e finanziario, il noleggio operativo consente alle imprese di esternalizzare la gestione dei dispositivi mantenendo il controllo dei costi e beneficiando della deducibilità fiscale dei canoni. In un contesto economico caratterizzato da incertezza e attenzione alla gestione del capitale, il modello senza vincoli punta a offrire maggiore flessibilità nella pianificazione e nella gestione delle risorse tecnologiche.

 “Stiamo vivendo una trasformazione profonda: le aziende non cercano più di possedere la tecnologia, ma di utilizzarla in modo efficiente, con continuità di servizio e senza complicazioni. Questa transizione dal possesso all’uso non può realizzarsi se imponiamo contratti rigidi, lunghi e pieni di penali. Il nostro modello ribalta questa logica: il cliente utilizza il proprio computer o smartphone per tutto il tempo che gli serve e può sostituirlo o restituirlo quando vuole. È un accesso alla tecnologia davvero libero, aperto a tutti e senza vincoli”, è stato il commento di Davide Danesi, Amministratore Delegato di Giustacchini Tech to Rent.

La nuova visione del noleggio operativo, inteso come partnership tecnologica basata su consulenza, assistenza e soluzioni integrate, si riflette nella rinnovata identità dell’azienda. Questo percorso è stato accompagnato recentemente da un rebranding e da una campagna di comunicazione sulle principali piattaforme digitali a supporto del nuovo posizionamento. Un’evoluzione che si è tradotta anche in risultati concreti: nel 2025 l’azienda ha registrato un fatturato di 15 milioni di euro, con una crescita superiore al 30% rispetto al 2024.

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ESG, medaglia d’argento EcoVadis a Tesisquare

Tecnologie che facilitano la tracciabilità e la governance, negli anni diventate sempre più sostenibili. È così che supporta i propri clienti Tesisquare, provider di soluzioni tecnologiche per la Supply chain che negli ultimi anni ha concentrato le proprie risorse nello sviluppo di strumenti per rendere la catena di approvvigionamento più trasparente.

Strategia che le è valsa all’azienda con sede a Bra (in provincia di Cuneo) e fondata nel 1995 da Giuseppe Pacotto, la Medaglia d’Argento EcoVadis 2025, collocando Tesisquare tra il 15% delle realtà con le migliori performance ESG valutate da EcoVadis, fornitore di rating di sostenibilità basato su quattro macro-aree: ambiente, etica, lavoro e diritti umani, acquisti sostenibili. Un riconoscimento che conferma la solidità del sistema di gestione ESG del player di soluzioni di Supply chain.

L’impatto positivo sulla Supply chain

Tesisquare ha fatto registrare una riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, con una contrazione della quota sul consumo totale dal 91% al 66%. Per energia elettrica e riscaldamento si è passati dal 16% di auto produzione da fotovoltaico al 36%, mentre per acquisto da fonti rinnovabili dal 7% al 48%. Per quanto riguarda invece le fonti fossili la discesa è dal 77% al 16%.

Questi risultati sono stati ottenuti principalmente incrementando l’energia autoprodotta e acquistando elettricità, calore, vapore e raffrescamento da rinnovabili. “L’integrazione di pratiche sostenibili nei nostri processi è parte di un impegno costruito nel tempo con metodo. L’innovazione deve contribuire in modo concreto a un impatto positivo lungo l’intera Supply chain”, ha dichiarato Mariarosa Macagno, ESG Manager di Tesisquare.

Per l’azienda, il riconoscimento in ambito ESG, è un traguardo importante che si affianca alla crescita del business. Nel 2024, Tesisquare ha raggiunto un fatturato consolidato di 61 milioni di euro. È presente in sette Paesi (Italia, Paesi Bassi, Francia, Germania, Spagna, Albania, Stati Uniti), e ha clienti concentrati nel fashion, GDO e logistica. Il tasso di customer retention è del 99%. Investe circa il 9% del fatturato in R&D.

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Groenlandia, l’Eldorado di ghiaccio… che scotta

Non c’è dubbio che sulla Groenlandia si giochino interessi militari e strategici. Non solo per la posizione geografica, la ricchezza di risorse naturali e il controllo delle attività marittime e dei flussi commerciali, come ho già avuto occasione di spiegare nell’articolo “Groenlandia, Terre più uniche che rare. Dal punto di vista degli Stati Uniti, quell’immenso blocco di ghiaccio e rocce è una vasta piattaforma con cui ci si deve confrontare, per necessità difensiva e dunque per salvaguardare la propria esistenza. Per quanto la preoccupazione sulla reale tenuta dei confini statunitensi tenesse da anni con il fiato sospeso i vertici del Pentagono, la questione è emersa imperiosa durante la scorsa estate e si è accentuata ancora di più nell’autunno 2025.

Il 26 ottobre 2025, il Presidente della Russia Vladimir Putin annunciò pubblicamente che il test del missile a propulsione nucleare Burevestnik era andato a buon fine e che dopo la fase di verifica sarebbe stato messo in produzione. Secondo le indiscrezioni raccolte tra i vertici Nato da fonti occidentali del tutto rispettabili come Reuters, Bloomberg, Die Welt e The Spectator, di fronte a questa minaccia non esiste nulla che sul fronte occidentale possa fronteggiare il rischio di essere colpiti da queste nuove armi. Anche i missili Tomahawk, per quanto possano ospitare diverse testate nucleari offensive, hanno una potenza limitata e una media gittata, che li rende obsoleti di fronte alle nuove soluzioni della Russia.

Le nuove armi della Russia di Putin

Burevestnik, infatti, ha un motore che è costituito da un minireattore nucleare leggero, in grado di mantenersi in volo in maniera indefinita, può cambiare direzione in qualsiasi momento, può modificare la velocità e l’altitudine, per abbassarsi anche sotto la soglia di visibilità ai radar. Secondo il progetto della casa costruttrice, Novator, nel corso dei prossimi anni la velocità di Burevestnik sarà portata dagli attuali 930 chilometri orari agli oltre 3mila. Il sistema diventerà dunque ipersonico, con una autonomia di volo assicurata per almeno 180mila chilometri, pari a quasi cinque volte il giro della circonferenza terrestre.

Secondo quanto ha fatto conoscere Valerij Gerasimov, il Capo di Stato Maggiore Generale delle forze armate russe, Burevestnik avrà anche il compito di presidiare l’Artico e il Polo Nord, dove la Russia è più esposta con le sue presenze mercantili e militari. Le vie marittime nel Mar Baltico e nel Mare del Nord sono presidiate dalle forze Nato e la potenziale azione delle navi russe è limitata. Lo sviluppo di un progetto come quello del missile a gittata illimitata assicura libertà d’azione a tutti i convogli russi che operano nel Mar Bianco e spostano l’attenzione verso il Nord.

Ma non c’è solo la paura del missile a propulsione nucleare a intimorire il Presidente Usa Donald Trump e la sua amministrazione. Un altro fattore di rischio annerisce il cielo a stelle e strisce. Si chiama Poseidon ed è un drone sottomarino, anch’esso a propulsione nucleare, che viaggia nelle più remote profondità degli abissi e che è in grado di colpire a sua volta con testate nucleari di enorme potenza. Gli analisti militari, intervistati da giornalisti inglesi e tedeschi, hanno confermato che, nella vicinanza delle coste, tali sottomarini sono in grado di scatenare esplosioni di svariati megatoni, con l’effetto di creare maremoti con onde alte una decina di metri. Onde che potrebbero per esempio sommergere città americane come New York.

L’isola diventa l’ultima difesa degli Usa

Il combinato disposto di missili e sottomarini a propulsione nucleare rende altissima la capacità offensiva della Russia. Burevestnik e Poseidon, insieme con i missili Kinzal, Zircon, Sarmat e Oreshnik costituiscono un’ossatura della nuova modalità bellica russa, di fronte alla quale l’attuale guerra in Ucraina appare come una scaramuccia tenuta in piedi solo per saggiare le reali competenze della Nato sul suolo europeo. In quest’ottica la Groenlandia diventa una terra di passione: è l’avamposto strategico da raggiungere da parte delle forze armate russe per tenere sotto scacco gli Usa ed è l’ultimo baluardo difensivo per Washington, per reprimere e tenere lontani i pericoli di un attacco diretto dal cielo e dal mare.

La creazione di una rete di basi militari americane su quell’immensa distesa di ghiaccio che è la Groenlandia diventa la contromossa più razionale ed efficace. E permette di comprendere perché Trump abbia dato recentemente il via libera alla ripresa dei test nucleari in Nevada e abbia autorizzato un piano decennale di investimenti militari per 950 miliardi di dollari al fine di costituire una barriera protettiva lungo i confini degli Stati Uniti e, possibilmente, del Canada e della Groenlandia.

Per Trump il rischio dell’aggressività russa non è in Europa, ma lungo il proprio perimetro. Burevestnik e Poseidon lo dimostrano. Da qui i tentativi di concentrarsi per un accordo di pace in Ucraina con i russi, al fine di disinvestire dalla Nato in Europa e fortificarsi in patria. In questa visione convivono le dimensioni degli accordi e dei disaccordi tra Mosca e Washington, strette in un ballo forzato dove i passi di danza sono ritmati dall’amicizia e dall’inimicizia a corrente alternata.

Prosegue l’esplorazione geologica nel Continente

Siamo così giunti all’ultimo piano interpretativo delle questioni legate alle mire espansionistiche americane verso la Groenlandia. Una volta compresi anche questi aspetti si avrà una visione completa e coerente della vicenda. In quel Continente conteso sono già operative alcune società minerarie statunitensi che si occupano di esplorazione geologica e di attività estrattiva. Tra queste ve ne sono due che esprimono pienamente lo spirito dei tempi: Critical Metals Corp e Kobold. Su queste ci si deve soffermare in dettaglio.

Nella compagine societaria di Critical Metals Corp si trovano tutti i principali fondi statunitensi che a loro volta dominano la scena sui mercati azionari e che si sono esposti a sostegno dell’amministrazione Trump per la ricostruzione e per lo sfruttamento delle risorse minerarie in Ucraina: BlackRock, Vanguard, State Street. Solo grandi capitali finanziari possono sostenere le spese e i costi per esplorare il sottosuolo, trovare materie prime e avviarne impianti per lo sfruttamento. Da qui si comprendono le pressioni dei vertici di questi gruppi affinché il Tycoon prema l’acceleratore e non si fermi di fronte alle richieste di compromesso che avanzano gli altri Paesi, a partire dall’Europa per finire con Russia e Cina.

Ma Kobold è ancora più rappresentativa, perché al suo interno si intrecciano interessi variegati e che meritano una riflessione più profonda. Nella pancia di questa società mineraria i soci forti sono i principali protagonisti dell’innovazione tecnologica americana. Vi si trovano i fondatori delle principali big tech statunitensi, a cominciare da Bill Gates di Microsoft, che viene affiancato da Jeff Bezos di Amazon e da altri. Vediamoli in dettaglio. Secondo i dati reperibili sui siti finanziari specializzati, come persone fisiche sono presenti anche Ray Dalio e Mukesh Ambani, entrambi imprenditori e investitori di forte spessore. In aggiunta è presente con una quota di rilievo un veicolo societario, Breaktrough Energy, i cui soci sostenitori sono, oltre a Gates, Michael Bloomberg dell’omonimo gruppo e Sam Altman, di OpenAI, che partecipa attraverso la sua società Apollo Project.

Come si può comprendere, Kobold ha interessi molteplici. Il suo scopo principale consiste nell’esplorare le opportunità legate alle risorse geologiche e minerarie, ma al suo interno si trova un cuore, Breaktrough Energy, che è indirizzato a risolvere il problema dell’energia. La società, infatti, è esposta anche nella progettazione di mini centrali nucleari per sostenere la fame di energia dei data center su cui si basa lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (AI). In Groenlandia, sono convinti i soci di Kobold, si potrebbero creare siti operativi congiunti di centrali nucleari e di data center grazie a due risorse presenti: l’uranio e il freddo. La presenza di uranio, materia radioattiva e fissile, sarebbe già stata identificata in alcune aree, mentre il freddo è ovunque e servirebbe a refrigerare sia gli impianti energetici e sia i data center, che per loro struttura sono soggetti a surriscaldamenti.

Terra per sperimentare nuovi modelli urbani

Ma c’è un altro operatore che ha mire sulla Groenlandia. Per certi aspetti è quello ancora più visionario, che è insieme temuto e ascoltato da Trump. Si tratta di Peter Thiel, fondatore di Paypal, primo investitore esterno di Facebook e Co-Fondatore di Palantir. Con il suo nuovo veicolo, Praxis, ha finora raccolto 525 milioni di dollari, per creare in Groenlandia una nuova città, interamente basata sulla tecnologia token, dove non esiste moneta contante, ma solo criptovalute. Si tratta di un nuovo modello di convivenza altamente ingegnerizzata che integra la domotica abitativa con l’urbanistica evoluta, dove la mobilità è elettrica e automatica, e dove ogni attività è supervisionata da sistemi di AI. Si tratta del nuovo ‘Network State’, un nuovo New England dove i fondatori non sono più i Padri Pellegrini, ma i profeti dell’innovazione tecnologica, con i loro gusti e le loro ambizioni.

A questo punto, se si uniscono i puntini è possibile fare un ricamo e ricavare un’immagine che nel complesso appare ancora più nitida rispetto alla chiarezza delle singole parti. Ed è anche possibile comprendere quale sia stato in passato e possa essere ancora in futuro l’intreccio di spinte e di pressioni che portano Trump a scelte ardite. Ci sono ragioni che si possono spiegare sulla base del carattere e della personalità individuale, ma si inquadrano meglio se esiste anche un contesto che le motiva e giustifica. Come esempio valga la decisione del Presidente Usa di nominare Ken Howery ambasciatore degli Stati Uniti in Danimarca. Prima di accedere a incarichi diplomatici, Howery ha co-fondato PayPal insieme con Thiel, e inoltre, il suo fondo di venture capital Fouders Fund, istituito nel 2005 a San Francisco, ha tra i suoi soci lo stesso Thiel.

Non ci sono coincidenze fortuite. La Groenlandia è vista da alcuni grandi capitalisti come il nuovo Eldorado, il Continente dove si potrà sperimentare la nascita di un nuovo modello insieme economico e urbano, tecnologico e avanzato, con una propria autonomia energetica e di sicurezza. E dove il modello produttivo sarà agganciato alla tokenizzazione di ogni struttura e di ogni attività. È il Nuovo Mondo. E sarà costruito nel ghiaccio.

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