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Più felici al lavoro se l’azienda ti coinvolge

Dipendenti felici e produttività che sale. Se ci fosse ancora qualche dubbio, la conferma della validità di questo binomio arriva da uno studio condotto da Edenred, società che si occupa di soluzioni per il benessere aziendale. Analizzando le pratiche di engagement aziendali, ha dimostrato che le imprese che investono di più nel benessere dei dipendenti ottengono in media un margine di profitto superiore dell’8% rispetto alle aziende che non lo fanno.

Il rapporto in questione è l’Edenred Economic Value Study 2025, ricerca internazionale che evidenzia come il coinvolgimento dei dipendenti, in particolare in Italia, rappresenti una leva di crescita misurabile per le imprese.

Il campione analizzato è di 567 aziende, di cui 170 italiane. Ed è proprio il nostro Paese a guadagnare la prima posizione in quanto a correlazione tra coinvolgimento dei dipendenti e performance di business, espressa tramite un indice statistico pari a 0,51. Quota superiore di oltre il 60% alla media globale (0,31). In altre parole, quando cresce l’engagement (in Italia più che altrove) crescono anche risultati, marginalità e soddisfazione dei clienti.

Dipendenti felici, aziende più ricche?

In sintesi l’equazione è: più investimenti nel benessere dei dipendenti, più coinvolgimento e profitti per le aziende. In particolare, per i dipendenti contano di più comunicazione interna e trasparenza, che fanno registrare livelli più elevati di coinvolgimento (+9%), l’allineamento ai valori aziendali (+12%) e la soddisfazione dei clienti (+6%). 

Molto apprezzati dai dipendenti anche i programmi di riconoscimento non monetario, che sono associati a un miglioramento della retention (+8%), del benessere percepito (+11%) e dell’esperienza complessiva dei dipendenti (+11%). Anche il supporto alla genitorialità ha un impatto positivo, collegandosi a un aumento del tasso di permanenza in azienda del 12%.

In occasione del cosiddetto giorno più triste dell’anno, il Blue Monday del 19 gennaio 2026, Edenred ha lanciato un nuovo progetto ispirato alla gioia di vivere, Power up your Joie de Vivre.

“Sappiamo cosa accade quando una persona, grazie alla propria azienda, ha la possibilità di concedersi qualcosa che desiderava da tempo: un’esperienza, un acquisto, una scelta fatta con più leggerezza. In quei momenti il lavoro smette di essere solo lavoro e diventa parte di una vita più piacevole. Questa è Joie de Vivre: rendere possibili piccoli gesti che hanno un impatto reale sul benessere delle persone” spiega Stefania Rausa, Chief Marketing & Product Officer di Edenred Italia.

Il potenziale inespresso delle aziende italiane

Il potenziale del benessere in azienda resta però in larga parte inespresso. Il 54% delle aziende italiane intervistate ammette di non misurare in modo strutturato il clima interno, portando così il livello medio di coinvolgimento di chi lavora nel nostro Paese a 5,9 punti rispetto ai 10 punti che esprimono il massimo coinvolgimento possibile, contro una media globale di 6,4 punti. 

Al contrario le aziende che monitorano il coinvolgimento dei dipendenti più volte l’anno, registrano un Employee Net Promoter Score (Enps) – la propensione dei dipendenti a raccomandare la propria azienda come luogo di lavoro – più alto, con un coinvolgimento pari a 7,25 punti su 10, contro il 5,65 di quelle che non effettuano rilevazioni periodiche.

“I dati mostrano che in Italia il coinvolgimento dei dipendenti è strettamente legato ai risultati aziendali, ma resta un’area ancora sottovalutata e poco misurata” continua Rausa. “La sfida per le imprese non è introdurre singole iniziative, ma costruire approcci coerenti e misurabili, capaci di adattarsi alle diverse dimensioni organizzative. In questo senso soluzioni di welfare ed engagement possono diventare leve strutturali di competitività”.

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Ottimizzare la gestione degli acquisti per ridurre gli sprechi

Un contesto complesso che richiedeva un cambio di passo. Nel settore farmaceutico, qualità, conformità normativa ed efficienza operativa non sono semplici obiettivi, ma requisiti imprescindibili. Tuttavia, anche realtà strutturate possono trovarsi a fronteggiare criticità che incidono sulla competitività e sulla capacità di rispondere rapidamente alle esigenze del mercato.

È quanto accadeva ad Adare Pharma Solutions, alle prese con una gestione degli acquisti indiretti frammentata, caratterizzata da un numero elevato di fornitori, difficoltà di controllo della spesa e processi poco ottimizzati. Un esempio emblematico riguardava i Dispositivi di protezione individuale (DPI): l’azienda si affidava a 15 fornitori diversi, con acquisti spesso duplicati tra reparti e stabilimenti differenti. La stessa tipologia di prodotto, come una mascherina, era acquistata da fornitori diversi a seconda del sito produttivo, generando inefficienze operative, scarsa visibilità sui costi e una limitata leva negoziale.

Per superare queste criticità, Adare Pharma Solutions ha avviato un percorso di trasformazione operativa e culturale degli acquisti indiretti (MRO), scegliendo RS Italia come partner strategico. L’obiettivo non era solo razionalizzare i fornitori, ma costruire un modello di procurement più efficiente, digitalizzato e proattivo.

Meno complessità e più efficienza

La strategia di RS Italia si è basata sull’integrazione di due soluzioni complementari. Da un lato, RS PurchasingManager, una piattaforma di eprocurement web based che consente il controllo centralizzato di budget e spesa, senza necessità di costi di implementazione o aggiornamenti periodici. Dall’altro, RS ScanStock, un sistema di gestione proattiva delle scorte che prevede il monitoraggio diretto dei livelli di magazzino presso il cliente e il rifornimento automatico quando necessario. Grazie a questo approccio, l’azienda è passata da un sistema frammentato, con oltre 400 fornitori, a un modello strutturato e centralizzato, capace di garantire continuità operativa, trasparenza e maggiore controllo.

I benefici della partnership sono stati significativi e misurabili. Sul piano economico, Adare Pharma Solutions ha ottenuto risparmi fino al 30% su alcuni articoli e una riduzione del 95% dei costi logistici. Dal punto di vista operativo, il tempo dedicato alla gestione del ciclo passivo si è ridotto del 90%, con un passaggio da circa 40 ordini annuali a soli quattro. A livello organizzativo, i fornitori di DPI sono stati consolidati da 15 ad appena uno, eliminando le rotture di stock e migliorando la continuità delle forniture. Strategicamente, l’Ufficio Acquisti ha potuto liberare risorse da dedicare ad attività a maggior valore aggiunto.

La collaborazione ha dimostrato il proprio valore anche sul piano consulenziale. In presenza di un problema legato alle cariche elettrostatiche che avrebbe richiesto costose modifiche agli impianti di produzione, RS Italia ha individuato una soluzione alternativa basata sull’impiego di ionizzatori, evitando fermi macchina e complessi processi di riconvalida. Il progetto ha confermato come una partnership strategica nel mondo MRO possa generare valore ben oltre la semplice fornitura di prodotti, grazie a competenze specialistiche, soluzioni digitali e supporto continuo. Un approccio particolarmente rilevante in settori regolamentati come quello farmaceutico, ulteriormente rafforzato dall’impegno di RS Italia in ambito sostenibilità, testimoniato dalla certificazione EcoVadis Platinum.

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Gallina vecchia faceva buon brodo

Se in Italia arriva la conferma – con l’ultimo bollettino Istat – che la crescita dell’occupazione riguarda in verità solo gli Over 50, in Spagna si verifica un fenomeno parallelo, ma inverso. È cioè proprio nelle fasce di popolazione sopra i 55 anni, quelle nell’ultima parte della vita lavorativa, che si concentrano più disoccupati. Una circostanza mai riscontrata in precedenza, perché di norma sono proprio i più giovani a riscontrare difficoltà nell’accesso al mondo del lavoro. 

Il tasso di disoccupazione di chi ha superato i 55 supera dello 0,4% la quota di chi ha tra i 25 e i 54 anni, ha fatto sapere il giornale Publico, riportando uno studio della Fundación BBVA y el Instituto Valenciano de Investigaciones Económicas (Ivie). Una differenza che pesa sul versante dei più anziani e che ha iniziato a invertirsi dopo il 2023. L’incidenza complessiva della disoccupazione è in Spagna del 9,8%, una percentuale superiore alla media europea e anche all’Italia, ferma al 5,7%.

La differenza nella storia di ognuno

Il peggioramento nell’occupazione delle porzioni più adulte della popolazione non è però uguale per tutti. A fare la differenza sono i propri trascorsi professionali, in particolare la capacità di mantenersi attivi durante tutto l’arco della vita lavorativa senza mai passare per l’inattività. O ancora dover cercare un lavoro più in là dei 55 anni. 

C’è da osservare un altro dato. La Spagna ha messo a punto di recente una Riforma del lavoro che punta tutto sulla stabilità degli impieghi. E ha quindi incentivato i contratti a tempo indeterminato, che sono infatti cresciuti in poco tempo (i contratti temporanei sono scesi dal 25 al 15%). Per molto tempo invece la precarietà lavorativa, i contratti in scadenza, hanno rappresentato il modello principale, un po’ come in Italia. Non a caso chi ha superato i 55 anni tende a essere inquadrato nel sistema precedente, il che inevitabilmente incide sulle possibilità di ingresso nel mercato occupazionale.

Sono favoriti i più giovani

Le coorti più giovani tendono infatti ad accedere a posizioni lavorative che offrono condizioni migliori. Lo studio ha segnalato proprio come si rendano necessari al rispetto provvedimenti governativi finalizzati a migliorare l’impiego e la formazione delle persone più avanti con gli anni. Considerando anche il contesto attuale, caratterizzato da invecchiamento demografico, aumento della spesa per le pensioni e crescente domanda di capitale umano. 

La ricetta è quella di superare gli stereotipi legati all’età. E convincere le imprese a investire di più nella formazione dei senior. Anche perché non si può dimenticare un fatto ormai incontrovertibile: i giovani saranno sempre di meno a causa del calo delle nascite, e in Spagna il dato è peggiore che in Italia con un tasso di fecondità all’1,1%. E la necessità di coprire i posti vacanti si farà sempre più stringente.

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Wellhub, Matteo Musa nominato Head of Italy

L’engagement in azienda si costruisce anche attraverso il benessere di chi ci lavora. Lo ha capito bene Wellhub, piattaforma di benessere aziendale che connette i dipendenti a una rete globale di palestre, centri fitness e App dedicate a fitness e benessere. L’azienda prosegue il consolidamento nel mercato italiano grazie a un significativo cambio al vertice.

La piattaforma, inizialmente nota col nome di Gympass, dal 2024 ha ampliato la gamma dell’offerta trasformandosi in Wellhub: non solo fitness, ma un approccio olistico al benessere dei dipendenti grazie a mindfullness, nutrizione e sonno. Nel 2024, Wellhub ha acquisito Fitprime, uno dei player di riferimento del mercato italiano del corporate wellbeing. Questa acquisizione strategica ha segnato un momento di espansione nel mercato italiano: Wellhub supporta attualmente oltre 5 milioni di iscritti, grazie a circa 40mila clienti aziendali.

Il 19 gennaio 2026 l’azienda ha annunciato la nomina di Matteo Musa, Cofondatore ed ex CEO di FitPrime, a Head of Italy, rafforzando così la rilevanza strategica di Wellhub nel mercato italiano. Nel nostro Paese molte aziende riconoscono l’importanza del benessere aziendale, ma troppo spesso le iniziative rimangono frammentate e hanno un impatto limitato”, ha dichiarato Musa. “Unendo la piattaforma globale di Wellhub con l’esperienza locale maturata attraverso FitPrime, aiutiamo le aziende italiane a passare dall’intenzione all’azione, creando programmi di benessere integrati che mettono le persone al centro e offrono risultati a lungo termine”.

In concomitanza con la nomina del nuovo dirigente, Wellhub ha lanciato la Wellness Season 2026: una serie di iniziative rivolte ad aziende e dipendenti per promuovere il benessere dei lavoratori e la necessità di attivare programmi più integrati e orientati alle persone.

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Il lavoro nell’era dell’AI

Provate voi a lavorare non è solo il titolo provocatorio dell’ultimo libro di Giovanni Costa (Post Editori, 2025): sintetizza il disagio, la fatica e talvolta la distanza tra chi il lavoro lo vive ogni giorno e chi lo osserva, lo governa o lo racconta dall’esterno. Le riflessioni di Costa sono così un punto di partenza per riflettere su come il lavoro sia spesso semplificato, idealizzato o narrato senza tenere conto delle sue contraddizioni reali.

Partendo dal libro, la puntata di PdM Talk punta a esplorare il lavoro contemporaneo nelle sue dimensioni meno rassicuranti: precarietà, carichi emotivi, aspettative crescenti, retoriche motivazionali e promesse di realizzazione che non sempre trovano riscontro nell’esperienza quotidiana. L’obiettivo non è negare il valore del lavoro, ma riportarlo a una dimensione concreta, che talvolta può essere scomoda.

PdM Talk è il talk show settimanale di Parole di Management che va in onda in diretta streaming ogni venerdì dalle 12 alle 13 (la diretta è visibile sul sito del quotidiano, sul canale YouTube di Parole di Management e sul profilo ESTE di LinkedIn).

In ogni puntata i rappresentanti della grande community di imprenditori e manager della casa editrice ESTE e di Parole di Management si confrontano sulle questioni di attualità – dagli avvenimenti della politica alle mutazioni della società – che hanno un interesse per chi gestisce e vive le organizzazioni.

Gli ospiti della puntata del 23 gennaio 2026:

Giovanni Costa, autore del libro “Provate voi a lavorare” 

Paola Pomi, CEO di Sinfo One

Stefania Contesini, Coordinatrice della Philosophy and Business Unit e del Laboratorio Filosofia Impresa presso l’Università Vita-Salute San Raffaele

Giampiero Falasca, Partner di DLA Piper

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Il Gruppo Horsa acquisisce la maggioranza di Quick

Si annuncia una rivoluzione nel panorama dell’Information and Communication Technologies per le imprese (ICT), grazie a un’operazione che intende creare un hub tecnologico di riferimento per il mercato italiano.

Horsa, Gruppo italiano specializzato in soluzioni ICT, infatti, ha perfezionato l’acquisizione del 51% del capitale sociale di Quix, tech company con esperienza nella progettazione di soluzioni digitali e tecnologie Salesforce.

L’operazione, conclusa nel dicembre del 2025, è stata annunciata il 14 gennaio 2026. La scelta strategica intende rafforzare ulteriormente la presenza del Gruppo Horsa nei segmenti ad alto valore della trasformazione digitale. L’operazione è stata strutturata per massimizzare le sinergie industriali ed è stata realizzata attraverso una combinazione di aumento di capitale riservato e acquisizione di quote dagli attuali soci.

Grazie all’acquisizione, il Gruppo intende configurarsi come polo d’eccellenza dedicato a Salesforce e all’innovazione digitale, con l’obiettivo di consolidarsi ulteriormente come hub tecnologico di riferimento per il mercato italiano. Questa struttura consente anche di concentrare le competenze Salesforce in un’unica realtà altamente specializzata, oltre a rafforzare in modo deciso l’offerta in ambito Customer Experience.

Salesforce e Digital Experience come leve strategiche di sviluppo

Per Quix l’operazione rappresenta non solo un’evoluzione societaria, ma l’ingresso formale in un grande gruppo industriale. Con questa integrazione, inoltre, assume un ruolo centrale nello sviluppo del polo Salesforce e Digital Experience del Gruppo Horsa.

Claudio Masini, CEO di Quix, ha commentato: “Entrare a far parte del Gruppo Horsa segna un punto di svolta per Quix. Possiamo scalare il nostro modello di business e affrontare progetti sempre più complessi, mantenendo la nostra identità di tech company altamente specializzata. Questa operazione ci permette di diventare un punto di riferimento per Salesforce e per la Digital Experience all’interno di un grande ecosistema industriale”.

Il Vicepresidente di Horsa e CEO Business Line Horsa Digital Solutions, Luca Bruno, ha dichiarato: “Con questa operazione rafforziamo in modo significativo l’offerta Horsa in ambito Salesforce e Customer Experience, oltre a rafforzare le competenze inerenti l’AI Il nostro modello di sviluppo punta alla creazione di poli di eccellenza altamente specializzati, capaci di integrare consulenza, tecnologia e innovazione. Quix rappresenta per Horsa il partner ideale per guidare questo percorso: condivide la nostra cultura, la nostra visione industriale e l’attenzione alla qualità dei risultati per i clienti”.

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Ricuperati, Confindustria Bergamo: innovazione digitale nella manifattura

Numeri in ripresa, ma orizzonte meno prevedibile: anche il sistema industriale lombardo deve fare i conti con la nuova fase di incertezza globale. Il tema è stato al centro del convegno ‘Cultura d’Impresa’, ospitato il 13 gennaio a Palazzo Pirelli (Milano), dove imprese e istituzioni si sono confrontate durante la presentazione del libro Manifatture Sorelle del giornalista e imprenditore Adriano Baffelli.

Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, amplia lo sguardo su alcune priorità oggi al centro dell’attenzione del sistema industriale. In primo piano c’è il fattore persone: competenze, ma anche disponibilità di risorse per rispondere alle esigenze future. E poi la governance, chiamata a leggere il mercato e coglierne le opportunità.

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Pasini, Confindustria Lombardia: quali priorità per il futuro

La manifattura lombarda chiude l’ultimo trimestre 2025 con segnali positivi su produzione e fatturato, ma lo scenario resta incerto per l’instabilità degli equilibri politici ed economici globali. Questo quanto emerso dal convegno ‘Cultura d’Impresa’ di martedì 13 gennaio a Milano, a Palazzo Pirelli, in occasione della presentazione del libro Manifatture Sorelle di Adriano Baffelli.

Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia, indica tre priorità per affrontare le sfide dei prossimi anni: innovazione, digitalizzazione e competenze. Gli imprenditori e i lavoratori della manifattura devono puntare su competenze e organizzazione del lavoro.

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Guidesi, Regione Lombardia: strumenti alle imprese

Produzione e fatturato in crescita nell’ultimo trimestre 2025, ma con venti contrari sullo sfondo: la Lombardia industriale guarda al 2026 tra risultati e nuove incognite internazionali. È il punto di partenza del convegno “Cultura d’Impresa”, andato in scena il 13 gennaio a Milano (Palazzo Pirelli) per la presentazione del libro Manifatture Sorelle di Adriano Baffelli.

Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, conferma l’impegno delle istituzioni regionali per sostenere la tenuta e lo sviluppo del settore. Essenziale la diffusione della cultura d’impresa alle giovani generazioni.

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Tre sfide per la manifattura italiana

Un settore compatto e competitivo, che nei prossimi anni dovrà affrontare sfide cruciali: mercati, trasformazione digitale e giovani. La fotografia arriva dal convegno “Cultura d’Impresa”, tenuto il 13 gennaio a Milano, a Palazzo Pirelli, durante la presentazione di Manifatture Sorelle di Adriano Baffelli, dedicato al valore sociale e industriale del territorio.

Ma quali sono le priorità per le imprese manifatturiere italiane che vogliono mantenere il primato del Made in Italy conosciuto del mondo? Apertura a Est, ibridazione digitale e focus sui giovani, secondo le parole del Professore della School of Management del Politecnico di Milano Giuliano Noci.

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Baffelli e le potenzialità della comunicazione nella manifattura

Un settore compatto e competitivo, capace di chiudere il 2025 con indicatori positivi, ma esposto alle turbolenze globali. La fotografia arriva dal convegno “Cultura d’Impresa”, tenuto il 13 gennaio a Milano, a Palazzo Pirelli, durante la presentazione di Manifatture Sorelle di Adriano Baffelli, dedicato al valore sociale e industriale del territorio.

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Con l’AI il colletto va in bianco

Non più proiezioni ma realtà: l’avvento dell’Intelligenza Artificiale (AI) sta già producendo effetti tangibili sul mondo del lavoro. Se nei decenni scorsi la globalizzazione e le delocalizzazioni avevano colpito i colletti blu delle fabbriche, causando chiusure di stabilimenti e licenziamenti a raffica, adesso è il turno dei colletti bianchi. I lavori impiegatizi, da ufficio, che già oggi – senza necessità di declinare il tempo al futuro – risultano obsoleti perché sostituibili dalle capacità acquisite dall’AI

L’evidenza sta emergendo un po’ ovunque. A partire dagli Stati Uniti. A dicembre 2025, secondo uno studio riportato da Quartz, si sono create 41mila nuove posizioni lavorative. C’è una crescita e questo è bene, ma andando a ‘grattare in superfici’ e, scandagliando la composizione delle nuove assunzioni, si scopre un altro panorama. Negli Usa le falcidiate ai posti di lavoro sono soprattutto concentrate nella consulenza: in particolare nel campo dei servizi di business e professionali, dove le perdite ammontano a 29mila, il numero più alto; seguono i servizi IT, che calano di 12mila unità, e la Manifattura, a -5mila.

Tagli ai posti di lavoro anche in Europa

Non succede solo Oltreoceano, ma anche in Europa comincia a delinearsi una nuova struttura per gli organici aziendali. Gli esempi non mancano. Specie tra le banche: un’analisi di JP Morgan ha svelato per esempio che entro il 2030 potrebbero scomparire oltre 200mila posti di lavoro nei principali istituti creditizi del Vecchio Continente, circa il 10% dell’attuale forza lavoro complessiva. L’istituto olandese ABN Amro lo sta già mettendo in atto: ha infatti annunciato l’intenzione di eliminare 5.200 posti di lavoro full time. 

Anche ASN Bank ha avvisato che sopprimerà un quarto dei posti di lavoro. Mentre l’Amministratore Delegato della francese Société Générale ha dichiarato apertamente che, ci sarà una “trasformazione profonda che non risparmierà alcun settore”. Altri tagli sono poi in corso in Fedex, tutti nelle aree di backoffice e commerciali. Sono previste entro il 2027 circa 2mila posizioni in meno, su un totale di 50mila in tutta Europa.

Crescono i posti legati alla cura della persona

La buona notizia è che non tutti i lavori sembrano avere lo stesso destino. Specie per quelli non facilmente, o non immediatamente, cancellabili dall’AI. A restare immuni dagli effetti della tecnologia, sempre secondo il report citato da Quartz, sono infatti i posti in ambito Educazione e Sanità, che salgono di 39mila unità), e Intrattenimento e Ospitalità (+24mila).  

Questi settori mostrano un andamento favorevole anche in Italia. Per la Sanità, per esempio: secondo il rapporto Ocse Education at a Glance 2025 a livello generale, tra 2013 e 2023, gli occupati in ambito sanitario sul totale degli occupati nel nostro Paese sono aumentati di 0,8 punti percentuali, dall’8% all’8,8%. Insomma, il mercato del lavoro va male, ma non per tutti.

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