Al ritmo dell’AI. Ecco come cambia la comunicazione d’impresa
Non è la mera trasmissione di un messaggio. Comunicare significa suscitare emozioni, far ridere, interessare, creare connessioni… E la musica è uno dei linguaggi universali: è una forma di espressione straordinariamente comunicativa e soprattutto comprensibile in modo trasversale in tutto il mondo. Di questi argomenti – spaziando tra passato, presente e futuro -se n’è parlato nell’evento dal titolo “Senti chi parla”, promosso da Execo, società di consulenza focalizzata sulla crescita e lo sviluppo della componente umana nelle aziende. Ad animare il dibattito sono state le prospettive complementari di un antropologo (Paolo Apolito), l’analisi della comunicazione aziendale (Paola Lazzarini), l’approfondimento dell’Intelligenza Artificiale (Emanuela Girardi) e gli interventi di Elio, frontman di Elio e le storie tese, al quale sono stati riservate le connessioni con la musica.
Che ci sia bisogno di riflettere sulla comunicazione è chiaro: prendendo in considerazione solo gli ultimi 30 anni, è doveroso ammettere come le tecnologie – da Internet fino al più recente arrivo dell’AI, ma passando da strumenti diventati di uso comune come lo smartphone – hanno rivoluzionato il nostro modo di comunicare; tuttavia gli esseri umani si sono spesso trovati a inseguire il progresso tecnologico senza però riuscire a creare una reale integrazione con gli strumenti. Queste considerazioni sono utili anche per impostare il rapporto con l’AI, il cui potenziale – come stiamo tutti sperimentando – è apparentemente senza limiti.
Uscendo dalla sfera personale e arrivando a quella aziendale, è altrettanto chiaro che la comunicazione è centrale anche per le organizzazioni, chiamate a ripensare il modo con il quale comunicano sia all’interno sia all’esterno del perimetro dell’impresa. In quest’ultimo caso, per esempio, diventano cruciali tutti i touchpoint della comunicazione (per esempio il centralino) che si trasformano in strumento per la condivisione di cultura e di identità dell’organizzazione.
L’intreccio tra ritmi, melodie e armonie
Analizzando la musica come una delle prime forme di comunicazione, Apolito ha introdotto il tema della musicalità nella vita quotidiana, che permea l’interazione delle persone. Secondo l’antropologo, tutte le persone sono ‘musiciste’ della comunicazione, perché ritmo, melodia e armonia strutturano gesti, parole, movimenti, relazioni.
Partendo dalla prima relazione umana – quella tra madre e neonato – Apolito ha sviluppato un’analisi di come cambino i ritmi delle persone, che crescendo iniziano a vivere in nuovi spazi, arrivando all’età adulta nella quale si partecipa a molteplici gruppi ritmici al cui interno di intrecciano varie linee melodiche.
Da quanto raccontato dallo studioso, le persone hanno la capacità – unica tra gli animali – di ‘andare a tempo’ con gli altri. E così si capisce come la vita quotidiana sia un intreccio di ritmi, melodie e armonie che ci permette di coordinarci con le persone nello spazio: esemplificativo il caso di quanto accade solitamente in ascensore dove si sviluppa un ‘ballo sociale’ che ci permette di coordinarci con l’interlocutore. E lo stesso concetto è ‘esportabile’ anche in ambito aziendale.
L’efficacia passa dalla reputazione
Su quest’ultimo tema si è concentrato l’intervento di Lazzarini, che ha delineato i principi contemporanei della comunicazione d’impresa. Per prima cosa l’esperta ha ricordato l’impossibilità di non comunicare, ricordando che è comunicazione persino la scelta di non comunicare. Inoltre, se un tempo bastava ‘comunicare bene’, oggi l’efficacia è nella rilevanza, nella credibilità e nella fiducia, particolarmente essenziali in un quadro macroeconomico come quello che stiamo vivendo.
A proposito di efficacia, Lazzarini ha messo in guardia sulla multicanalità digitale, che necessita di orchestrazione, altrimenti il rischio è di moltiplicare il rumore generato: comunicare sempre e ovunque non corrisponde a comunicare meglio. Ecco perché scegliere e usare in modo integrato i mezzi di comunicazione è decisivo. In questo senso, la modalità analogica non è obsoleta, ma continua a giocare un ruolo importante rispetto a fiducia, responsabilità e relazioni complesse. Per cui – è stato il suggerimento dell’esperta – è utile ragionare sull’approccio che preveda un mix coerente tra analogico e digitale. Quest’ultimo, infatti, rende visibile la credibilità, ma non la crea.
Comunicare bene vuol anche dire tenere in considerazione la nuova curva di attenzione, che oggi ha una forma a piramide con il picco che si raggiunge rapidamente, ma altrettanto rapidamente si affievolisce. Inoltre è bene sapere che ogni messaggio è una decisione, e che ogni decisione è un atto di leadership: per Lazzarini comunicare significa esprimere un pezzo di identità, con autorevolezza interna e coerenza esterna. “L’efficacia si misura da quanto le persone ‘ci credono’ e non da quanto ‘ci vedono’”, ha commentato Lazzarini, ricordando com’è ormai tramontata l’equivalenza tra la brand awareness (il grado di riconoscimento) e brand reputation (la reputazione).
Interessanti le espressioni “ignocrazia” (dittatura dell’ignoranza) e di “infobesity” (obesità informativa) usate dall’esperta per rimarcare come l’accesso a tutte le informazioni non garantisce la comprensione da parte delle persone né la correttezza dei dati. Questi ultimi, infatti, devono essere interpretati. Da qui la necessità di avere fonti affidabili e strumenti di interpretazione per non scivolare nella superficialità delle deduzioni che arrivano in particolare dai social, la cui conseguenza è l’aumento dell’ignoranza.
Sviluppare la capacità di interazione con le persone
Raccogliendo gli spunti dei primi interventi, Elio ha offerto la sua testimonianza sulla comunicazione legandola alla sua pluriennale esperienza artistica, iniziata negli Anni 70 come reazione alla monotonia della musica dell’epoca. L’artista intendeva rivendicare la varietà della vita attraverso la musica, ammettendo di aver proposto innovazioni che piacessero anzitutto a lui (e al gruppo) prima che al pubblico che però ha dimostrato nel tempo di apprezzare le scelte controcorrente della band.
Lo stesso Elio ha riconosciuto che sul palco non esistono scorciatoie teoriche, perché l’artista si mette davanti a un pubblico e si mette alla prova anche rispetto alle capacità comunicative. È pure da questa relazione che passa la credibilità dell’artista che non dipende esclusivamente dalla perfezione formale o dalle posture stereotipate, ma dall’autenticità e dalla capacità di interazione con le persone. In sintesi: il carisma non è solo una ‘bella voce’, ma una relazione viva con una personalità che interpreta e si mette in gioco.
L’AI che ragiona e pianifica in modo autonomo
Parlando di comunicazione non poteva mancare l’approfondimento sull’Intelligenza Artificiale (AI). Girardi ha proposto una lettura dell’evoluzione dell’AI per condividere opportunità e rischi della tecnologia, la cui apparizione risale addirittura al 1956 quando negli Usa apparve l’espressione “intelligenza artificiale” per descrivere l’idea di imitare il cervello umano. È del 1957, invece, il primo neurone virtuale (“percettrone”), il prototipo di AI che si proponeva di sviluppare attività che oggi sono realmente realizzate da AI come ChatGpt (il riconoscimento delle immagini, la traduzione in tempo reale…). Al di là dei cenni storici, è bene ricordarci che la corsa globale all’AI vede coinvolti 80 Paesi, tra cui l’Italia (che ha ben ‘quattro strategie’, ma nessun piano esecutivo); la supremazia se la contendono Usa e Cina (nel Paese del Dragone sono circa 3 milioni i laureati ogni anno in materie Stem e AI)
Interessante poi l’evoluzione dell’AI che alla versione Generativa – ormai ben nota: secondo alcune fonti, il 50% di ciò che è pubblicato online è stato generato dall’AI – ha affiancato quella Agentica e Physical. Con “AI Agentica” si fa riferimento all’AI in grado di pianificare, ragionare, agire e apprendere in modo autonomo rispetto a obiettivi complessi, come l’organizzazione di un viaggio o la compilazione di documenti. Con “Physical AI”, invece, ci si riferisce alla convergenza tra AI e Robotica: le macchine possono vedere, capire e decidere, adattandosi e collaborando con gli esseri umani (per esempio i robot per la pulizia delle cisterne…). Parlando di comunicazione significa che si deve tener conto di come le macchine dialogano e negoziano tra loro in modo autonomo.
Nonostante la stessa Girardi abbia ammesso che l’AI, almeno nella narrativa pubblica, sia ancora nella sua fase “teenager”, già oggi gli strumenti a disposizione sono potentissimi. Quale dunque il ruolo degli esseri umani? Al netto dell’efficienza esecutiva – aspetto per il quale non può esserci un confronto con le macchine – le persone possono ancora fare leva sulla capacità di cogliere i significati e le sfumature dei diversi contesti. Qualche esempio lo ha fornito la stessa Girardi: l’AI sa scrivere oltre 100 mail in pochi minuti, ma solo l’essere umano sa quale non inviare per non rovinare una relazione; l’AI è in grado di analizzare rapidamente 10 anni di dati e di proporre almeno 50 opportunità, ma solo le persone possono scegliere quella più coerente con i valori e la vision dell’azienda; l’AI può suggerire decine di variazioni su un titolo, ma è all’uomo che è richiesta la scelta su quale sia più in linea con il target dei lettori.
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