
Liberarsi dalla dipendenza da smartphone per sport
Lo sport ha sempre rappresentato uno spazio fisico e sociale fondamentale per la crescita dei giovani, ma anche della società nel suo complesso. Gli antichi Greci creavano appositi salvacondotti per gli atleti, la famosa tregua olimpica, in nome della sacralità dello sport. Nel 1995, il Sudafrica ospitò la Coppa del Mondo di Rugby poco dopo essere uscito dall’apartheid, aiutando il Presidente Nelson Mandela a ricucire ferite vecchie di quasi 50 anni. Ci sono anche casi meno noti del potere ‘taumaturgico’ dello sport.
Nel 1996, Zdravko Marić, ancora giovanissimo (sarebbe poi diventato prima Ministro delle Finanze e poi Vice Primo Ministro della Croazia) ha fondato i Plazma Youth Sports Games (YSG), la più grande manifestazione sportiva europea che nel 2026 ha compiuto 30 anni, in una regione uscita non da molto dalle guerre balcaniche. In quel caso, l’obiettivo non era tanto di natura politica, quanto prettamente sociale: dare ai giovani di Spalato, dove ancora oggi si tengono questi giochi, un’alternativa al degrado e alla droga, che ai tempi rappresentavano una significativa problematica.
Lo sport come antidoto all’abuso digitale
A tre decenni di distanza, oltre alla parata di stelle dello sport che nel tempo sono diventate ambassador della manifestazione e rubano la scena durante i giochi, è soprattutto interessante osservare come sono cambiati gli obiettivi sociali dell’iniziativa. Gli organizzatori dell’appena conclusa edizione del 2026, che ha coinvolto quasi 500mila giovani (circa 1.200 quelli arrivati alla fase finale) da cinque Paesi (Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Slovenia e Macedonia del Nord; c’erano anche alcuni ospiti dall’Ucraina), si sono concentrati su un intento apparentemente banale: “Far passare del tempo insieme ai ragazzi, al di là dello sport e dei risultati, nella vita reale”.
Passare del “tempo nella vita reale”, lontani da uno schermo, è per tutti noi oramai qualcosa di non più così scontato. Sensibilizzare i giovani e le famiglie a un uso più sano ed equilibrato dei dispositivi elettronici, social media in primis, non è esclusivamente una preoccupazione degli Youth Sport Games. Secondo un’indagine condotta dalla Commissione europea, i cui risultati sono stati pubblicati a giugno 2026, i giovani europei trascorrono mediamente 4,5 ore online nei giorni di scuola e oltre sei ore nei weekend. La stessa Commissione ha segnalato inoltre una significativa associazione tra l’abuso di strumenti digitali e il malessere fisico e mentale dei più giovani.
Su questi aspetti si concentra anche l’intervento di Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e docente, al Convivio Human Tech, convegno organizzato dalla rivista Persone&Conoscenze (edita dalla casa editrice ESTE, editore anche del nostro quotidiano) il 23 settembre 2026 a Milano.
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Purtroppo, il rischio che il ‘legame’ tra i ragazzi e il loro smartphone diventi presto disfunzionale, dannoso e che si trasformi in una dipendenza è molto concreto e si presenta sempre più spesso. Anche qui, lo sport ci viene incontro. In un articolo pubblicato a luglio 2026 nella prestigiosa rivista Psychology, i ricercatori hanno studiato i comportamenti di alcuni adolescenti tra i 14 e i 19 anni e hanno osservato come, durante la pratica sportiva, la disconnessione dallo smartphone avviene senza che i giovani debbano prendere una decisione consapevole di disconnettersi.
Essere fisicamente presenti nel mondo
È evidente che, a fronte di queste evidenze, la nostra riflessione ricada su temi come la consapevolezza, la fatica e la responsabilità. Lo smartphone è spesso utilizzato dai genitori come un babysitter low cost che li aiuta a gestire i figli nei momenti di stress o quando si cerca un attimo di riposo e tranquillità. Senza adeguata sensibilità, il rischio che questo meccanismo si trasformi in un abuso è molto concreto. Un esempio di coerenza ce lo danno, ancora una volta, gli Youth Sports Games di Spalato. Tra le 10 discipline praticate durante i giochi, non vi è nessun esport. Visto quello che abbiamo raccontato potrebbe ormai sembrare scontato, ma non lo è, considerato il fatto che una manifestazione sportiva per bambini avrebbe facilmente potuto cavalcare il gaming come strumento di engagement (per non parlare del cordone di possibili sponsor a seguito).
Senza paragonare il 1996 al 2026, oppure la droga al digitale, i giochi di Spalato ci spingono a porci interrogativi fondamentali: che cosa succede quando una generazione cresce con sempre meno occasioni di stare insieme fisicamente? Come possiamo evitarlo? La manifestazione non cerca di mettere il passato contro il futuro, quanto di difendere la possibilità di essere fisicamente presenti nel mondo.
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