
Imprenditori cuor di Leone(ssa)
Di solito, sul nostro quotidiano, non diamo molto spazio agli approfondimenti sportivi. Non certo per disinteresse, quanto più perché cerchiamo storie imprenditoriali in altri settori. Ma sappiamo bene che anche lo sport ci offre spunti interessanti: il videopodcast ‘Sportivamente’ lo dimostra, visti i casi sportivi raccontati che diventano una metafora per l’agire manageriale quotidiano. Questa volta vogliamo parlare di sport a livello manageriale-organizzativo. E lo spunto arriva dal caso della Pallacanestro Brescia (fino al 2020 era Basket Brescia Leonessa).
Un passo indietro per chi non segue il basket italiano con attenzione. Di recente, la Federazione ha dato il via libera al trasferimento della sede sportiva da Brescia a Roma. Tradotto: il titolo che per anni è stato di Brescia ha cambiato indirizzo. Bene ricordare che si tratta di una prassi consolidata e prevista dai regolamenti: nulla di nuovo, nulla di illecito.
La questione è che questa volta è successo a una squadra che nel 2023 ha vinto la Coppa Italia, nel 2025 è stata finalista di Serie A e quest’anno si è fermata in semifinale. Per capirne la portata è utile sapere che nell’ultimo weekend di giugno 2026, Mauro Ferrari, Patron di Brescia (e Amministratore Delegato della Germani Spa, title sponsor della squadra), è arrivato in conferenza scortato dalle forze dell’ordine ed è stato accolto dai fischi dei tifosi. La rabbia della città, va detto, è umana. Un titolo non è solo una voce di bilancio: porta con sé identità, memoria, appartenenza. Ridurlo a un conto economico lascia qualcosa fuori. Ma è proprio su questi aspetti che è interessante raccontare il caso
I numeri, prima delle emozioni
Durante la conferenza, Ferrari ha messo in fila le cifre: 30 milioni impegnati in 10 anni. Per salvarsi ai massimi livelli del basket servono dai 5 ai 6 milioni a stagione, mentre la A2 ne costa circa 3,5. “Una famiglia sola, con i relativi sponsor, non può continuare tutti gli anni a sborsare dai 3 ai 4 milioni”, ha detto il Patron di Brescia. È aritmetica.
“Ho sentito tanta ipocrisia, parlare di etica sportiva e morale… non possono esistere senza sostenibilità economica”, ha continuato Ferrari. Una frase difensiva, certo, ma che dice una cosa scomoda e vera: nello sport ad alto livello c’è poco spazio per l’imprenditore che vuole stare nei conti. La sintesi è che chi pretende di restare sostenibile, prima o poi si ferma. Resta in pista solo chi può permettersi di perdere milioni ogni anno senza chiedersi se sia razionale. L’etica sportiva è diventata un lusso.
Non ci si deve stupire allora che nella prossima stagione in Serie A ci saranno ben due squadre a Roma (una ha acquisito il titolo dalla Vanoli Cremona e l’altra, appunto, da Brescia), oltre alle compagini di Trieste e Napoli sostenute da capitali stranieri. Da quanto ha raccontato Ferrari, ci sono poi presidenti di A1 e A2 che hanno ricevuto telefonate da parte di acquirenti stranieri per i loro club. È la fotografia di un sistema che si regge sulla finanza più che all’imprenditoria. Sullo sfondo c’è soprattutto l’arrivo della Nba Europe, il progetto di una superlega europea a marchio Usa che vuole coinvolgere le principali città del Vecchio Continente, per generare una montagna di ricavi. Si capisce quindi che una piazza come Roma – almeno a livello turistico – ha più appeal di una come Brescia o Cremona…
L’eredità dell’imprenditore alla città
Nonostante le proteste dei tifosi, Ferrari ha spiegato di non voler chiudere la porta e andarsene. Vuole mettere a disposizione della città due titoli di B1 e due di A2 perché Brescia possa ripartire con budget sostenibili; vuole mantenere il settore giovanile – 400 tesserati – che, ha precisato, non è mai stato in discussione.
In questo atteggiamento, c’è qualcosa dell’imprenditore che ai conti somma il senso di responsabilità verso il territorio. Nonostante la maggioranza della Germani Spa sia da tempo nelle mani di Eurizon Capital (Banca Intesa), il Dna di Ferrari è quello dell’imprenditore (la famiglia ha mantenuto una quota di minoranza): è stato suo padre Faustino a dare vita all’azienda di autotrasporti di San Zeno Naviglio. Per restare in tema sportivo, viene in mente chi prima di Ferrari ha legato il proprio nome a una squadra senza dimenticare la comunità: in questi giorni il paragone più facile è con Ernesto Pellegrini, il Patron dell’omonimo gruppo, scomparso a fine maggio 2025 e ricordato di recente dalla moglie e dalla figlia Valentina con uno spettacolo al Teatro Parenti di Milano. Ma fermiamoci qui con il paragone.
Il caso della Pallacanestro Brescia non è una storia di sport tradito. È una storia di sostenibilità impossibile. Numeri alla mano, un progetto serio non può reggersi sul deficit perpetuo. La vera questione: il futuro è solo della finanza? Vale per lo sport, ma – forse – anche per tutti gli altri settori. In questo caso la Leonessa lascia la serie A. E con lei l’idea sempre più rara di fare impresa sostenibile anche nello sport.
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