Il modello Ifoa per far incontrare giovani e aziende
L’apprendistato dovrebbe essere uno degli strumenti più efficaci per avvicinare giovani, imprese e formazione. In un mercato del lavoro segnato da mismatch delle competenze, difficoltà di reperimento dei profili tecnici, trasformazioni tecnologiche e calo demografico, il contratto di apprendistato assolve una funzione precisa: facilitare l’ingresso nel lavoro attraverso un percorso che non si limita all’assunzione, ma costruisce competenze.
Eppure, in Italia, questo potenziale resta ancora parzialmente inespresso. La ricerca L’apprendistato in Italia. Potenzialità, criticità e prospettive di riforma, realizzata da Adapt per Ifoa e pubblicata nell’aprile del 2025, ci rende la panoramica di uno strumento utile ma ancora non pienamente valorizzato. Nel 2022 i rapporti di lavoro in apprendistato hanno raggiunto quota 569mila, mentre nel 2023 le attivazioni sono state circa 335mila.
Nel complesso, secondo la ricerca commissionata dall’Ente di Formazione no-profit e Agenzia per il lavoro, l’apprendistato non è ancora riuscito a innescare una crescita strutturale e costante. Pesano anche divari territoriali e di genere: la maggioranza degli apprendisti si concentra al Nord (56,6%) e la componente femminile resta sottorappresentata.
Un dato positivo riguarda le conferme. Tra il 2017 e il 2023 il numero di contratti di apprendistato confermati al termine del periodo formativo è aumentato del 33,7%, a fronte di un aumento delle attivazioni pari al 17,3%. Se ben progettato, l’apprendistato non è solo un contratto di ingresso a basso costo, ma può diventare una leva di inserimento stabile, costruzione delle competenze e retention.
Tanti strumenti per far incontrare (con successo) giovani e aziende
Il dato più evidente riguarda la composizione dello strumento: in Italia l’apprendistato coincide quasi sempre con quello professionalizzante (secondo livello), che supera il 97% dei contratti attivi. Le altre due forme, l’apprendistato di primo livello e l’apprendistato di alta formazione e ricerca (terzo livello), più strettamente integrate con i percorsi di istruzione e formazione, restano residuali.
“Con Ifoa lavoriamo nel mondo dell’apprendistato da veramente tanto tempo” spiega Francesca Lusenti, Responsabile nazionale Politiche attive e Servizi per il Lavoro di Ifoa. L’apprendistato professionalizzante riguarda di norma giovani tra i 18 e i 29 anni e prevede una parte di formazione sulle competenze trasversali e una parte consistente di formazione on the job. “Il valore aggiunto di Ifoa sta nella progettazione dei percorsi, nella gestione di numeri elevati di apprendisti e nella capacità di supportare aziende presenti su più territori, dove la complessità normativa può diventare un ostacolo operativo” prosegue Lusenti.
Proprio per supportare le aziende da un punto di vista operativo, Ifoa ha introdotto un’app per aiutare le aziende a gestire il registro e le ore di formazione on the job. Spesso, infatti, la formazione svolta in azienda, dall’affiancamento alla sicurezza, viene fatta ma non formalizzata correttamente.
Academy come soluzione al mismatch delle competenze
I percorsi di primo livello, denominati Academy in Ifoa, si rivolgono soprattutto a giovani con poca o nessuna esperienza, spesso da formare su profili difficili da reperire. Hanno di solito durata annuale e prevedono 300-400 ore di formazione, alternate al lavoro in azienda. Questi percorsi si avvicinano maggiormente ai modelli europei di sistema duale: formazione e lavoro non sono due momenti separati, ma procedono insieme. Possono essere aziendali o interaziendali e, in alcuni casi, portano al conseguimento di un titolo di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (Ifts).
“L’apprendistato di primo livello è un vero e proprio investimento. L’azienda assume il giovane dal primo giorno e investe su un percorso formativo lungo. Molto spesso i percorsi Academy vengono scelti da aziende che hanno difficoltà a reperire delle specifiche figure professionali e che quindi, andando ad attingere al giovane, cercano di costruire una determinata professionalità anche grazie a una corposa base teorica in aula” spiega Lusenti.
La sfida principale di questo strumento è la retention della risorsa: l’azienda investe tempo e risorse con l’incertezza che il giovane possa decidere di andarsene al termine del percorso. “Vi è quindi la necessità per le imprese di fare un salto di qualità, comprendendo che non basta attivare un contratto, ma bisogna investire attivamente sul giovane, anche con incentivi economici aggiuntivi per motivarlo” aggiunge Lusenti.
Uno strumento per navigare il presente
Proprio il fenomeno del mismatch fra domanda e offerta, sempre più pressante nello scenario lavorativo italiano, fa sì che lo strumento dell’apprendistato stia cambiando identità. Il contratto è sempre meno legato all’immagine tradizionale del comparto artigiano. “Lo strumento oggi riguarda anche terziario, servizi, profili tecnici, IT, manifattura evoluta, percorsi di specializzazione” specifica Lusenti.
Data la disparità di settori coinvolti e la complessità del quadro normativo, che unisce leggi nazionali (D.Lgs. 81/2015), regolamenti regionali per la formazione e contratti collettivi, Ifoa agisce come un facilitatore e consulente per le imprese. “Aiutiamo le aziende a navigare tra le diverse normative, a progettare percorsi formativi su misura e a gestire processi complessi, specialmente per le realtà multilocalizzate con un gran numero di apprendisti” conclude Lusenti.
L’esperienza di Ifoa dimostra che l’apprendistato funziona (bene) quando non viene ridotto a un adempimento contrattuale o a una soluzione per intercettare lavoro a basso costo. Serve progettazione, relazione tra impresa ed ente formativo, monitoraggio, capacità di leggere i fabbisogni professionali e costruire percorsi coerenti. In questo senso, se ben sfruttato, l’apprendistato diventa una leva di inserimento occupazionale stabile e una risposta concreta al mismatch delle competenze.

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