
Rispondere alle crisi con l’innovazione radicale
Tempi complessi richiedono soluzioni complesse. Il tempo delle risposte veloci, che funzionavano nel passato, è lontano: le crisi che si susseguono – sempre più disruptive – impongono cambi radicali e proposte del tutto nuove. In sintesi: innovazione radicale. È il momento di trovare il coraggio di immaginare le alternative al core business, senza focalizzarsi sul semplice miglioramento di quanto già esiste. È questo il messaggio emerso dalla quarta edizione di Alpha Innovation Live, la conferenza annuale organizzata dal NOI Techpark di Bolzano, che si è svolta a inizio settembre 2026.
Nell’edizione 2026 di Alpha Innovation Live, Petra Seppi, Head of Innovation Management del NOI Techpark, ha ripercorso l’evoluzione del contesto competitivo delle imprese. Per lungo tempo, il mercato è cresciuto in modo relativamente prevedibile: le acque erano tranquille e l’espansione passava soprattutto dall’ingresso in nuovi mercati. Poi sono arrivate le prime tempeste – per esempio la pandemia da Covid – seguite da perturbazioni ancora più forti, come le tecnologie dirompenti, le turbolenze geopolitiche e i cambiamenti climatici.
Nonostante gli scossoni sempre più grandi, grazie alla capacità umana di guardare lo scenario con uno sguardo più ampio, le aziende sono riuscite progressivamente a riconoscerli e ad affrontarli. Non tutte però hanno compreso davvero che i cambiamenti radicali impongano oggi un’innovazione altrettanto radicale: il monito di Seppi è stato quindi che se un’organizzazione non investe nell’innovazione radicale nel presente, domani non avrà la base su cui costruire i propri ricavi.
A sostegno di questa tesi, Seppi ha condiviso alcuni dati raccolti attraverso una survey sottoposta al pubblico dell’evento. Alla domanda su quale quota di ricavi, tra 10 anni, deriverà ancora dai prodotti attuali, le risposte si sono concentrate in una forbice tra il 30 e l’80%: un segnale che buona parte del fatturato futuro delle imprese presenti non coinciderà con l’attuale core business. Diverso, e più contenuto, il quadro emerso sulla propensione a investire fuori dal core business: gli investimenti destinati a questo scopo restano, nella maggioranza dei casi, ben al di sotto del 50%. È questo un quadro che ben si concilia con una gestione dell’innovazione che punta contemporaneamente a un impatto radicale (Alpha Innovation), lasciando però spazio all’innovazione incrementale (Pi Innovation, dal Pi greco).
I due approcci non sono tra loro in antitesi, ma si supportano a vicenda: l’innovazione incrementale permette di avere le risorse per dedicarsi all’innovazione radicale, i cui risultati, essendo proiettati nel futuro, sono difficili da quantificare. A questo proposito, Seppi ha parlato di ambidestria organizzativa, richiamando il caso di Fujifilm, che dal settore della pellicola fotografica – di cui era leader – è arrivata a operare nella risonanza magnetica e nella tecnologia sanitaria, senza però smettere di innovare i prodotti del primo core business.
Incrociare le opportunità con le competenze
Il processo d’innovazione radicale proposto da Alpha Innovation si articola in tre fasi. Nella prima (Step 1: Discover Opportunities), si rilevano le ambizioni delle imprese sull’innovazione e la disponibilità ad allontanarsi dal core business, si individuano gli spazi di opportunità e li si fa incontrare con le competenze disponibili. A seguire, si passa alla creazione di nuove soluzioni (Step 2: Create Ideas) attraverso i livelli di ideazione, prototipazione e validazione. Infine, si arriva a prendere una decisione solida (Step 3: Make Decision) per giungere all’innovazione radicale, vera e propria.
È quindi un percorso che parte da una visione ampia per restringersi progressivamente verso scenari più concreti e fattibili, attraverso alcune domande chiave: quanto interessano i dati, quanto è sostenibile l’idea, quali risorse economiche sono disponibili, quali tecnologie esistono già.
Perché il processo funzioni è necessario che non sia lasciato in mano a un’unica persona, ma che siano coinvolte, di volta in volta, le risorse con le competenze e l’approccio creativo più adatto. I fattori che rendono efficace il processo innovativo, infatti, oltre al metodo in sé, sono la conoscenza dell’organizzazione e la mentalità. E poi la capacità delle persone di pensare fuori dagli schemi consolidati.
La quarta edizione di Alpha Innovation Live – la seconda ospitata dal NOI Techpark – è stata anche l’occasione per un primo bilancio: nell’ambito di Alpha Innovation sono già stati sviluppati oltre 40 progetti di innovazione e attivati diversi laboratori ideati per mostrare le possibili contaminazioni tra settori e favorire scambi intersettoriali capaci di far uscire le imprese dagli schemi quotidiani.
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