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Oltre la metà dei lavoratori si sente insicuro

Si tende a pensare che sia un fenomeno di nicchia; al contrario, invece, l’insicurezza riguardo le proprie competenze sul lavoro è più diffusa di quanto si creda . A indicarlo è un dato: la cosiddetta sindrome dell’impostore, ovvero la sensazione di non meritarsi fino in fondo i traguardi di carriera raggiunti, riguarda più della metà dei lavoratori. Emerge da un sondaggio condotto dalla società di consulenza ilCVperfetto a marzo del 2026 su circa 1.000 persone occupate tra Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna. 

A sorprendere, è come si tenda a sminuire se stessi e le proprie capacità, nonostante i risultati ottenuti dicano in effetti il contrario. Eppure si continua a temere che prima o poi qualcuno possa accorgersi che non si è davvero all’altezza del ruolo ricoperto. Al punto che sette intervistati su 10 assicurano di avvertire la pressione di doversi mostrare più competenti di quanto si sentano realmente. 

Il successo attribuito alla fortuna

Se, in sostanza, la carriera va a gonfie vele, il merito (pensano i lavoratori) è anche della fortuna. La percentuale di chi ritiene che dipenda interamente da quanto si è studiato e imparato nel corso degli anni (dalla propria bravura, in sostanza) si ferma al 19%. Meno della metà, il 48%, afferma invece che le competenze siano ‘soprattutto’ il motivo per cui le cose filano per il verso giusto. La fortuna è la principale indiziata nel 4% dei casi, mentre un più cauto 29% si dice invece convinto che abbia avuto un peso parziale.  

Ma cosa rende i lavoratori così tremendamente insicuri? Secondo il sondaggio i principali fattori ambientali che scatenano la sensazione sono tra gli altri il confronto con colleghi percepiti come particolarmente brillanti (32%). O ancora la mancanza di feedback o riconoscimento, nel 29% dei casi. E poi la tendenza a pretendere troppo da sé stessi (28%), la continua evoluzione di strumenti e tecnologie (24%), le aspettative molto alte da parte dei superiori (per un lavoratore su cinque). Il timore di sbagliare ed esporsi aumenta, infine, nel caso in cui i propri capi evitino di parlare delle proprie difficoltà. In quella circostanza ci si sente ancora più isolati. 

L’impatto su carriera e risultati aziendali

Il problema non si limita al senso di inadeguatezza percepito dal lavoratore: gli effetti si vedono direttamente sul percorso di carriera e anche sui risultati aziendali. Il 68% lo ammette: l’insicurezza porta a un blocco e a una procrastinazione della crescita. Circa un terzo degli intervistati è continuamente indeciso, o può perfino paralizzarsi per la ricerca della perfezione. Con il risultato che si genera un freno all’innovazione, come conseguenza del rifiuto di condividere con gli altri nuove idee o accettare maggiori responsabilità. 

La sindrome dell’impostore non nasce da una reale mancanza di capacità. Spesso è una risposta a contesti di lavoro in cui la paura di sbagliare trasforma l’incertezza in blocco operativo e procrastinazione”, ha dichiarato Jasmine Escalera, esperta di carriera per ilCVperfetto. “Quando chi guida un team non mostra mai le proprie fragilità, i dipendenti preferiscono trattenere le idee o evitare responsabilità pur di non rischiare di commettere un errore.”

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