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Nuovi lavori grazie all’AI? Uno c’è già: addestrare i robot

L’AI ruberà il lavoro agli umani, si dice. Ma intanto ne spuntano di nuovi, alcuni davvero imprevedibili fino a poco tempo fa. Una nuova richiesta (parecchio singolare) che sta arrivando dritta dalla Silicon Valley è questa: fare video in cui si mostra come piegare gli indumenti. Non è necessario inquadrare il volto, basta che siano ben visibili le mani e i movimenti giusti da fare. A cosa serve è presto detto: addestrare robot a svolgere lo stesso compito. E per farlo sono necessarie enormi quantità di dati. 

Startupper e imprenditori del rango del CEO di Tesla, Elon Musk, le stanno tentando tutte per rendere i robot più ‘intelligenti’ possibile e affiancare le persone nelle faccende domestiche. Ma per insegnare all’Intelligenza Artificiale (AI) a fare servizi manuali servono quantità immense di dati. Esattamente come per i testi e le foto online che consentono ai chatbot (Chatgpt in testa) di generare documenti e immagini di alta qualità, ricorda il quotidiano statunitense Washington Post

Una startup dietro l’idea 

DoorDash è la principale piattaforma di consegna di generi alimentari negli Stati Uniti. Ed è una di quelle tramite cui è adesso possibile inviare i tutorial per formare robot sempre più sofisticati. Per ottenerne a centinaia di migliaia (tanti ne servono) si sta pagando chi si offre di realizzarli. La tariffa non è niente male, trattandosi di un lavoretto da gig economy e senza la richiesta di particolari requisiti: 25 dollari l’ora, 21 euro circa. Un po’ costoso però per chi foraggia, tanto che si sta pensando di fare diversamente. Come per esempio far esercitare le macchine tramite videogame prima, solo dopo trasferendoli nella realtà. 

Unica particolarità a cui fare attenzione: il cellulare deve essere montato sulla testa, in modo che la registrazione riprenda i movimenti del capo, delle mani e delle dita. La call per girare i video è rivolta a persone di tutto il mondo, proprio per far sì che si presenti la maggiore varietà possibile di situazioni e i modelli AI imparino a replicare la ‘coreografia’ esatta per piegare una maglietta. 

Le leggi di scala

Più dati si raccolgono, migliori sono gli esiti. Per i ricercatori in ambito AI è una sorta di legge di scala. Succede per i testi e per le immagini, e la speranza è adesso che lo schema si ripeta anche per le mansioni casalinghe. “Ci sono evidenze sul fatto che l’accumulo di dati aiuti i robot a svolgere funzioni più complesse” ha spiegato Ken Goldberg, docente alla University of California, Berkeley. 

“A differenza del caso dei chatbot, non c’è un luogo in cui raccogliere oceani di dati: non esiste un Internet per i robot” riflette. Le chatbot imparano a generare frasi coerenti analizzando testi scritti e altro materiale, come libri e altre fonti disponibili in quantità smisurata sul web. Per i compiti manuali invece i robot hanno bisogno di decifrare informazioni dai propri sensori, sapere quali azioni occorrerà fare per piegare una t-shirt e inviare comandi alle estremità che eseguiranno il gesto materiale. Quanto ci vorrà prima che un robot sappia fare il bucato? Difficile dirlo: “Potrebbe essere tra due come tra 20 anni” ha detto Goldberg. 

L’articolo Nuovi lavori grazie all’AI? Uno c’è già: addestrare i robot proviene da Parole di Management.