Negli Usa è a spasso un lavoratore maschio su tre
Maschi in fuga dal lavoro. Sembrerebbe questa la nuova tendenza in arrivo dagli Usa. I dati sono chiari: un americano su tre nell’aprile 2026 risultava disoccupato e non in cerca di lavoro. Gli over 16 di sesso maschile con un’occupazione risultano coprire solo il 67% del totale, praticamente la stessa quota del record negativo dell’aprile 2020, quando la loro percentuale di partecipazione era pari al 66,1%, secondo i dati dell’U.S. Bureau of Labour Statistics. E in effetti, proprio nel corso dell’emergenza sanitaria Covid si era verificato un fenomeno simile, ovvero una fuoriuscita di massa degli uomini dal mercato del lavoro. Che in quel caso, però, si inseriva in un panorama di sconvolgimenti più ampio..
Cosa sta accadendo adesso, invece? “Non dipende solo da pensionamenti o motivi di studio: ci sono ragazzi e adulti che si trovano fuori dal mercato. Non stanno badando ai figli, né stanno studiando. Semplicemente non fanno parte della forza lavoro” ha spiegato al quotidiano statunitense Washington Post Betsey Stevenson, docente di Economia all’Università del Michigan.
La concentrazione di chi fuoriesce dal perimetro degli occupati è tutta in due fasce di età. Nella sezione tra i 16 e i 24 anni l’assenza dal lavoro interessa quasi il 90% dei giovani e il motivo principale è il l’inadeguatezza o l’assenza di istruzione, indicata come ragione di disoccupazione da oltre l’80%, secondo i dati riportati dalla testata. Più preoccupante è invece l’analisi di chi si trova nel pieno delle proprie potenzialità professionali, ovvero gli uomini tra i 25 e i 54 anni.
Sono come Neet ma in età adulta
Osservando l’andamento negli anni sembrerebbe che la pandemia abbia rappresentato un punto di non ritorno. È da allora che l’occupazione maschile ha cominciato a scendere. E se i motivi di salute, sono diminuiti. passando dal 56% del 1995 al 43% attuale, a crescere sono invece le ragioni ‘altre’. Per esempio c’è il boom del lavoro di cura, non più solo ed esclusivamente femminile: gli uomini che non lavorano per questo motivo erano un ventennio fa il 10,3% e sono oggi il 17,2%.
La debolezza del mercato del lavoro si è cominciata a intravedere già dal 2025. È da allora che si sono intensificate le opportunità nelle aree a prevalenza tipicamente femminile, come la sanità e l’istruzione. Allo stesso tempo sono calati settori di stampo prettamente maschile, come la manifattura, il traporto, il lavoro in miniera. E poi di mezzo, a sferrare il colpo finale, ci sono anche le restrizioni all’immigrazione, l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite.
Un tema da individuare tra le righe nel fenomeno della disoccupazione maschile è anche quello della salute mentale. Molti degli uomini senza nessun ingaggio lavorativo sono spesso anche senza famiglia e vivono con i propri genitori: “Lavorare è un servizio agli altri che ti completa. Se sei disconnesso dal lavoro e dalla famiglia e perdi la speranza, tendi a stare male” ha commentato Nicholas Eberstadt, autore del libro Men Without Work. L’esempio è quello di Andy Breedlove, 51enne di Griffithsville, in West Virginia. Non ha titoli universitari, vive con la madre grazie a un sussidio di 998 dollari mensili e l’ultima volta che ha lavorato è stato come manager nel 2018. Lavoro che ha dovuto lasciare per motivi di salute: “Se non vivessi con mia madre sarebbe dura: ma vorrei tornare a lavorare per avere molti più soldi” ha assicurato al Washington Post.
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