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Milano-Cortina, il lavoro che resta (se lo tratti bene)

Quando siamo andati a immortalare i luoghi di Milano che si preparavano a ospitare i Giochi di Milano Cortina 2026 con il fotografo Diego Alto, prima dell’apertura, la cosa più evidente era l’assenza: arene quasi pronte, strade delineate dai new jersey, poche persone. La città sembrava sospesa. Eppure, il lavoro era già ovunque: solo non faceva rumore. Da lì a pochi giorni, il 6 febbraio 2026, l’Olimpiade avrebbe scandito la vita della città per due settimane. Dalla cerimonia di apertura allo stadio Meazza, alle gare nella nuovissima Unipol Arena di Santa Giulia, fino alla moltitudine di strutture pop up sorte nei luoghi cardine della città.

Nel complesso, Milano Cortina 2026 ha mosso numeri da progetto industriale: 36mila lavoratori coinvolti, accanto a 18mila volontari, e oltre 1,3 milioni di biglietti venduti. Le ricadute stimate parlano di 5,3 miliardi di euro di ricavi e 500-600 milioni di gettito aggiuntivo.
Per la città di Milano, lo studio Assolombarda-Milano & Partners ha stimato circa 1 miliardo di spesa diretta sul territorio e un impatto complessivo di 2,5 miliardi di produzione (pari a 1.045 miliardi di valore aggiunto), con un Pil cittadino atteso a +1,7% nel 2026. Non sorprende che la fetta più grande passi dall’ospitalità, seguita da costruzioni e trasporti: è lì che l’evento si è tradotto empiricamente in lavoro.

    Foto Credit: Diego Alto

    L’eredità olimpica: non solo infrastrutture

    Fin qui i numeri. Poi c’è un’altra prospettiva: la legacy delle Olimpiadi in quanto a capitale umano. La pianificazione degli effetti a lungo termine degli eventi sportivi ha radici storiche più profonde di quanto si pensi. Il termine legacy è stato utilizzato per la prima volta in relazione ai Giochi di Melbourne 1956, ma solo negli Anni 80 ha iniziato a essere studiato in modo più strutturato. Sino ad allora, gli effetti trasformativi dei grandi eventi sportivi erano analizzati principalmente per quanto riguarda gli investimenti infrastrutturali, come parchi Olimpici e strutture sportive, ma ben poco sulle ricadute occupazionali e sul trasferimento di competenze alle persone coinvolte nella realizzazione, organizzazione e gestione di queste manifestazioni.

    Un evento come i Giochi, per dimensione, portata e struttura, costituisce un unicum e come tale è in grado di trasmettere ai vari soggetti direttamente coinvolti competenze uniche che possono costituire un bagaglio di esperienza che rimane e che risulta spendibile nel mercato del lavoro. Il rapporto Ranstad, HR Partner ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, dal titolo Oltre il traguardo; la legacy delle competenze di Milano-Cortina 2026 , ha stimato circa 36mila posti di lavoro complessivi creati dall’evento. I principali settori coinvolti: Edilizia, Ingegneria, Comunicazione, Marketing, Hospitality, Logistica, Spettacolo, Trasporti, Sicurezza, Turismo.

    Dall’analisi degli oltre 750 annunci di lavoro pubblicati dalla Fondazione Milano Cortina (dal 2023 al 2026), sono emerse le soft skill maggiormente ricercate: problem solving sotto pressione, teamwork tra funzioni e culture, capacità di comunicare e coordinare flussi digitali. Skill che raccontano un mercato del lavoro ‘a scadenza’, dove l’imprevisto è la regola. In un’epoca contrassegnata dal (per ora solo annunciato) dominio dell’Intelligenza Artificiale (AI), un grande evento human-based come l’Olimpiade vale come training intensivo di learning by doing. La prova? Oltre 100mila candidature raccolte. È un tipo di esperienza che in azienda richiederebbe anni e che sul campo si misura invece in settimane.

    Il lavoro resta se viene riconosciuto

    Il punto critico è che questo apprendimento accelerato funziona solo se l’organizzazione regge e sostiene nel tempo gli investimenti. Il sindacato Filcams Cgil ha denunciato, nei siti olimpici, turni fino a 12 ore, esposizione a temperature molto rigide, assenza di Dispositivi di protezione individuale (Dpi), postazioni di lavoro inadeguate, turni estesi e mansioni spostate. Fino al caso limite della morte di un addetto alla sicurezza a Cortina d’Ampezzo, avvenuta il 9 gennaio 2026, oggi sotto il vaglio della Procura di Belluno che sta indagando se ci sia o meno un nesso causale fra la morte dell’uomo e le condizioni di lavoro effettive.

    La qualità del lavoro non è un dettaglio logistico. Per un grande evento è parte del brand stesso. Milano Cortina 2026 lascia davvero un’eredità di competenze se poi le aziende – del territorio, ma non solo – riusciranno a metterle a valore secondo programmi strutturati di People management. Ma prima è necessario un altro passaggio: come ‘certificare’ ciò che le persone hanno imparato durante l’Olimpiade, per riportarlo nelle imprese e nei territori ora che i riflettori dei Giochi si sono spenti?

    Foto credit: Diego Alto – www.diegoalto.com

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