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La rinascita delle organizzazioni in tempi turbolenti

Gianfranco Rebora è stato uno dei maestri dell’organizzazione. Non solo perché ha diretto per 17 anni la rivista Sviluppo&Organizzazione – punto di riferimento per la community di chi si occupa di modelli organizzativi – e per i suoi studi sul tema. Rebora è stato tra chi ha compreso a fondo l’importanza dell’organizzazione e non perdeva occasione per approfondire la questione.

Dopo la sua scomparsa, avvenuta il 29 giugno 2026, di lui ci restano numerosi approfondimenti sull’organizzazione. Uno degli ultimi risale all’autunno 2025 quando, in occasione del Forum di Sviluppo&Organizzazione, approfondì come le organizzazioni sono in grado di riemergere dal disincanto come fenomeni centrali nella società moderna per la forza acquisita con la mediazione delle tecnologie, per il riferimento di fronte all’incertezza e per le aspettative di progresso che suscitano.

Nell’intervento di apertura dell’incontro che aveva ideato insieme con la casa editrice ESTE (editore anche del nostro quotidiano), Rebora racconta di come le organizzazioni costituiscono anche sub-società oggetto di scelte non predefinite da regole, ricche di risvolti etici e valoriali, aperte a differenti interpretazioni, dove il lavoro incontra significato, ma rischia asservimento e alienazione.

Nel suo ruolo di studioso, si chiede se queste organizzazioni sono in condizione di rinascere come ‘terre di mezzo’ tra individui e società, dotate di quel carattere impersonale che trascende l’’io’ e il ‘noi’. E poi: per rinascere, le organizzazioni hanno bisogno di qualcosa di più della razionalità? La tesi alla quale era arrivato Rebora è chiara: è necessaria una nuova condizione che attinga alla volontà e alla forza del desiderio, al fascino e alla seduzione, in un contesto in cui la soggettività individuale è in continua espansione.

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