
Innovazione radicale e incrementale: così prosperano le aziende ambidestre
Le crisi si susseguono sempre più disruptive e il tempo delle risposte veloci è finito: servono cambi radicali, non solo miglioramenti incrementali. È questo il messaggio emerso dalla quarta edizione di Alpha Innovation Live, la conferenza che il NOI Techpark di Bolzano ha organizzato a inizio settembre 2026, riunendo imprenditori, C-level ed esperti di innovazione da tutta Italia.
Petra Seppi, Head of Innovation Management del NOI Techpark, ha ricordato che da una crescita prevedibile si è passati a tempeste sempre più forti – pandemia, tecnologie dirompenti, turbolenze geopolitiche, cambiamenti climatici – e che ai cambiamenti radicali va risposto con un’innovazione altrettanto radicale. Secondo Seppi, innovazione radicale (Alpha) e incrementale (Pi) non sono in antitesi: la seconda genera le risorse per la prima. Le aziende che conciliano le due dimensioni sono definite “ambidestre”, come Fujifilm, passata dalla pellicola fotografica alla risonanza magnetica senza smettere di innovare il proprio core business.
Cambiare business quando funziona
Davide Campari, Managing Director di Fujifilm Healthcare Italia, ha raccontato la trasformazione dell’azienda giapponese: negli Anni 2000 la fotografia valeva il 67% del business contro il 12% dei medical system. La frase profetica dell’allora Presidente – “Ogni picco nasconde una valle insidiosa” – spinse l’azienda a puntare non su cosa vendeva, ma su cosa sapeva fare: controllare la luce, materiali avanzati, ottiche di precisione. Nel 2004 nasce così il progetto “Vision75”. Oggi il medical system vale il 36% del fatturato, e per la ricerca sulle innovazioni radicali Fujifilm ha scelto proprio il NOI Techpark come sede del proprio reparto R&D.
Claudia Berti, Chief Innovation Officer di Pelliconi – leader mondiale nella produzione di tappi corona dal 1939 – ha spiegato che l’azienda si interroga tuttora se la vicinanza tra funzione innovazione e core business sia davvero lo spazio giusto per farla crescere libera. Posizione diversa quella di Harald Oberrauch, Presidente di Technicon AG: nella sua Durst, passata dalla pellicola fotografica ad altri materiali, non esiste un Chief Innovation Officer dedicato, perché l’innovazione “deve essere nella testa di tutti”, sostenuta da un confronto settimanale aperto e da un budget per gli spinoff.
I pericoli dell’AI sul pensiero critico
Kurt Matzler, Professore di Strategic Management all’Università di Innsbruck, ha messo in guardia sui paradossi dell’Intelligenza Artificiale (AI): usata male, produce idee incrementali invece che discontinuità, e riduce varietà, pensiero critico e creatività. Per Diego Calvanese, Professore alla Libera Università di Bolzano, con la diffusione degli agenti AI si affronteranno questioni sempre più complesse, ma le decisioni più critiche resteranno affidate alla valutazione umana.
Una survey tra i partecipanti ha misurato la percezione del rischio: in media, il core business guida il successo aziendale da 18,1 anni, mentre il margine di competitività legato ai soli miglioramenti incrementali si ferma a 10,9 anni residui. Il 67% dei partecipanti attribuisce al proprio core business un’età superiore al tempo di competitività ancora percepito come disponibile, segno che la fiducia nella sola innovazione incrementale si sta riducendo. A ogni azienda la sua ricetta. Purché sia radicale.
Sul numero di Settembre-Ottobre 2026 della rivista Sistemi&Impresa è pubblicato l’articolo sull’evento in versione integrale.
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