
Inner You: il cambiamento come responsabilità individuale
Non può esserci impact culture senza l’ingaggio reale delle persone. “Nessun cambiamento culturale può essere sostenibile senza un’assunzione di responsabilità personale. Solo i team che perseguono il proprio scopo, i propri valori e la propria cultura con piena convinzione sono quelli che riescono davvero a vincere”, commentano Kobe Verdonck e Bruce Fecheyr – Lippens, rispettivamente CEO e CHRO di SD Work, nonché autori di Join the Club.
Nel raccontare il progetto di crescita dell’azienda, che da provider di servizi payroll belga è diventata un player europeo nei servizi HR, gli autori illustrano il framework operativo che ha contribuito alla definizione dell’impact culture che ha reso questa crescita possibile. Il framework si articola in sei ingredienti fondamentali (Team, Critical Friend, Airport Model, Trust, Full Potential e Inner You) che traducono la crescita in un modello concreto di comportamento organizzativo.
Il sesto, e ultimo, capitolo del libro, Inner You, è un invito al cambiamento individuale. Attuare una trasformazione organizzativa chiede alle persone una presa di posizione rispetto a se stessi e al proprio modo di agire all’interno del sistema. Abitudini, comfort e inerzia sono dei ‘falsi amici’ che rischiano di rallentare non solo la crescita individuale, ma anche quella collettiva. Quando l’individuo si ferma, si ferma anche il sistema intorno a lui. Team, organizzazioni e relazioni tendono a replicare lo stesso livello di energia e iniziativa. L’inerzia individuale diventa rapidamente inerzia collettiva.
I ruoli che bloccano il cambiamento
Uno dei nuclei teorici del capitolo è il modello del Drama Triangle di Stephen B. Karpman, utilizzato come chiave interpretativa delle dinamiche relazionali nelle organizzazioni. Il modello identifica tre ruoli ricorrenti nei contesti di conflitto: la vittima, ovvero la persona che si percepisce senza controllo sugli eventi, che vive la realtà come qualcosa che ‘accade’, con una forte delega esterna della responsabilità. Il salvatore, invece, è la figura che interviene per risolvere i problemi al posto degli altri. L’azione è continua, ma spesso produce dipendenza e non autonomia. Il persecutore, invece, è la figura che esercita controllo attraverso critica e giudizio. Mantiene il focus sulla colpa più che sulla soluzione. I tre ruoli non sono statici: si alternano e si alimentano reciprocamente, generando cicli relazionali che rallentano il cambiamento.
Il superamento del Drama Triangle diventa una conditio sine qua non del cambiamento: spostarsi dalla logica del ruolo alla logica della responsabilità personale. Ed è proprio sul concetto di ownership che i due manager hanno voluto fondare il modello culturale SD Worx. Il cambiamento non avviene cambiando gli altri, ma interrompendo il proprio schema di risposta automatico.
Il ritmo della crescita: l’1% al giorno
All’interno di questa prospettiva si inserisce una seconda direttrice, il filo conduttore che ha attraversato tutti i sei capitoli di Join the Club, ovvero il principio del diventare, ogni giorno, l’1% migliori. La traduzione operativa di questa idea è di impegnarsi in piccoli miglioramenti quotidiani, con azioni semplici e ripetibili, e prestare attenzione alla sostenibilità del cambiamento. Proprio come una qualsiasi forma di allenamento, con fasi di spinta e fasi di recupero.
Il capitolo si chiude con un ammonimento: il cambiamento non può essere imposto dall’esterno. La trasformazione culturale dell’organizzazione dipende dalla capacità dei singoli di attivare un cambiamento dall’interno che renda possibile quello collettivo.
“Nessuno può consegnarti questo cambiamento già pronto. Devi compiere tu stesso questo passaggio mentale. E quando lo fai, il cambiamento si diffonde alle persone che ami, a quelle con cui lavori e, più in generale, al mondo che ti circonda. Non si tratta di seguire o replicare il percorso di qualcun altro, ma di costruire il proprio cammino personale” è l’auspicio e l’invito degli autori in chiusura del libro.
In conclusione, Join the Club non è il ‘solito’ manuale per manager, ma è il racconto di un’organizzazione in cammino e l’esempio di come si costruisce una cultura che non si cristallizza e che interpreta il cambiamento come una pratica quotidiana, imperfetta e continua.
L’articolo Inner You: il cambiamento come responsabilità individuale proviene da Parole di Management.
