
Ifoa, la formazione diventa infrastruttura
La Silver Economy (o ‘economia d’argento’) è il sistema economico e produttivo guidato dai bisogni, dal potere d’acquisto e dalle abitudini di consumo della popolazione anziana o più matura. Definito in base agli over 50 o over 65, questo segmento rappresenta un’enorme risorsa attiva per il mercato globale. Infatti, l’Organizzazione delle Nazioni Unite stima che nel 2050 gli over 65 costituiranno il 16% della popolazione globale, contro il 9% del 2019. Dato che crescerà ulteriormente nelle economie più sviluppate, attestandosi al 25% in Europa e in Nord America, e ancor più l’Italia dove, nelle previsioni Istat, gli over 60 saranno oltre un terzo dei cittadini.
Queste tendenze aprono un duplice scenario: da un lato, i governi saranno chiamati ad attivare strategie per la tenuta dei sistemi di welfare statale per far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione, mentre dall’altro lato impone enormi sfide alla sanità pubblica, in particolare per l’aumento della domanda di assistenza, la gestione della comorbidità e la sostenibilità economico-finanziaria dei sistemi assistenziali.
Il tema del personale sanitario e socio-sanitario è diventato uno dei principali punti critici del mercato del lavoro italiano. Secondo stime Istat e indicazioni del Ministero della Salute, la carenza di professionisti, in particolare infermieri e operatori socio-sanitari (Oss), è destinata ad aggravarsi nei prossimi anni per effetto dell’invecchiamento della popolazione, del turnover elevato e della crescente domanda di assistenza legata alla Silver Economy. In questo contesto, la formazione professionale non rappresenta più solo uno strumento di qualificazione, ma una vera infrastruttura di compensazione del mismatch occupazionale.
IFOA e la risposta al fabbisogno di OSS e ASO
Dentro questa dinamica si inserisce l’esperienza di Ifoa, Ente di Formazione no-profit e anche Agenzia per il lavoro, che si occupa di ricerca, selezione, consulenza e formazione, che attiva percorsi di formazione per Assistente allo Studio Odontoiatrico (ASO) e Operatore Socio-Sanitario (OSS), intercettando sia bisogni individuali di ricollocazione sia richieste dirette delle strutture sanitarie. I corsi ASO e OSS nascono e si sviluppano in diverse regioni italiane attraverso canali misti: finanziamenti tramite Fondi interprofessionali (come Formatemp) e percorsi a mercato, con iscrizione diretta da parte degli allievi.
Uno degli elementi più rilevanti riguarda la composizione dei partecipanti. I corsi raccolgono profili molto diversi: giovani neodiplomati, donne over 40 e 50, persone che hanno interrotto percorsi lavorativi o che provengono da precedenti esperienze in ambito socio-assistenziale o sanitario. La forbice anagrafica è ampia e va indicativamente dai 20 ai 55 anni, con una forte presenza femminile nei percorsi ASO e una composizione più equilibrata nei corsi OSS. Molti utilizzano questi percorsi come leva di rientro nel mercato del lavoro o di transizione professionale, mentre il segmento più giovane li interpreta come passaggio intermedio verso ulteriori qualificazioni, anche universitarie, in ambito sanitario.
“I percorsi ASO intercettano persone che vogliono trovare un lavoro velocemente, perché in poco più di sei mesi è possibile qualificarsi ed entrare nel mercato del lavoro. L’utenza non comprende solo persone appena uscite dai percorsi di studio tradizionali, ma anche, per esempio, persone uscite da grandi aziende in cui non si trovavano più bene e che volevano ricollocarsi professionalmente in un settore più ‘tranquillo’” spiega Laura Messori, Referente Coordinatrice dei corsi socio-sanitari in Ifoa.
ASO e OSS: due modelli formativi diversi per competenze diverse
Il percorso ASO si sviluppa in circa 700 ore, con una combinazione di teoria e stage, e prepara alla collaborazione nello studio odontoiatrico, includendo anche competenze amministrative. Il percorso OSS è più lungo e strutturato: circa 1.000 ore complessive tra aula e tirocinio, con attività in Rsa, strutture sanitarie e ospedaliere. Le attività includono assistenza alla persona, gestione dell’igiene, supporto alimentare e relazione con pazienti e famiglie. In entrambi i casi, l’esame finale è organizzato con commissioni regionali esterne, a garanzia di una valutazione terza e regolamentata.
Accanto alle competenze tecnico-sanitarie, cresce il peso delle competenze digitali. Gli ASO, ad esempio, svolgono attività amministrative e gestionali che richiedono l’uso di strumenti informatici. Anche gli OSS, pur con minore intensità, operano in contesti digitalizzati per la gestione di dati e documentazione sanitaria. Il modello formativo integra quindi competenze tecniche, relazionali e digitali, con un approccio sempre più vicino alle esigenze reali delle strutture.
“Il personale OSS è altamente richiesto da tutte le strutture sanitarie e assistenziali, quindi si affacciano a questo corso persone che hanno un’esigenza di collocazione, oltre ovviamente a uno spirito di dedizione alla persona” continua Messori. “A differenza della professionalità ASO, in cui ci si relaziona con un cliente, i corsi OSS introducono principi di comunicazione e psicologia che aiutano il personale a relazionarsi con pazienti e famiglie“.
Il problema dello shortage e la domanda delle strutture
Le strutture sanitarie e socio-assistenziali rappresentano uno dei principali sbocchi occupazionali dei percorsi Oss. Il fabbisogno è costante e strutturale, alimentato sia dal turnover generazionale sia dall’impegno fisico e organizzativo richiesti della mansione, che nel tempo porta a una fuoriuscita fisiologica dal settore.La conseguenza è un mercato in tensione: da un lato la domanda di personale resta elevata, dall’altro la disponibilità di profili qualificati non riesce a coprire interamente i fabbisogni.
Il caso Ifoa evidenzia una dinamica più ampia: la formazione professionale come snodo tra politiche attive del lavoro e sostenibilità del sistema socio-sanitario. In un contesto di shortage strutturale, il ruolo degli enti formativi si sposta progressivamente verso una funzione di intermediazione tra persone in cerca di occupazione e un sistema sanitario che necessita di personale qualificato in modo continuativo.
I percorsi Ifoa intercettano anche una forte componente di reinserimento lavorativo: persone che provengono da esperienze di lavoro domestico o assistenziale, disoccupati oppure lavoratori che cercano maggiore stabilità contrattuale all’interno di strutture organizzate. In molti casi, il percorso formativo rappresenta un passaggio relativamente rapido verso l’occupazione, grazie alla domanda diretta e costante proveniente dalle strutture sanitarie e socio-assistenziali partner, che contribuisce a ridurre i tempi di transizione tra formazione e ingresso nel mercato del lavoro.
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