Collaborare con il Fisco, la nuova fase della Cooperative compliance
Verifiche triplicate e record di recuperi. I numeri diffusi dal progetto di bilancio 2025 dell’Agenzia delle Entrate conferma la direzione dell’azione del Fisco, come indicato dagli indirizzi del Ministero dell’Economia. Oltre agli 1,2 milioni di controlli e ai 36,2 miliardi di euro recuperati nel contrasto all’evasione, l’Agenzia delle Entrate ha fatto sapere che nel 2025 è stato portato a termine il 97% delle istanze di adesione al regime di Cooperative compliance, cioè l’adempimento collaborativo previsto dal Decreto Lgs. 128/2015 che prevede il confronto preventivo su operazioni e scelte di business potenzialmente rischiose sotto il profilo fiscale tra Fisco e impresa.
La Cooperative compliance è al centro dell’incontro di mercoledì 29 aprile 2026 dal titolo “La Governance fiscale matura per collaborare attivamente con il Fisco”, iniziativa editoriale promossa dalla rivista Sviluppo&Organizzazione (bimestrale di Edizioni ESTE, editore anche del nostro quotidiano) in collaborazione con Lefebvre Giuffrè, player specializzato insoluzioni editoriali tradizionali e digitali per i professionisti dei settori legale, fiscale, del lavoro e delle aziende (Digital Hub Lefebvre Giuffrè, Via Monte Rosa 91, Milano – dalle 17 alle 19). L’incontro ha l’obiettivo di esplorare come superare la gestione reattiva del rischio fiscale per adottare un approccio più strategico, integrato e consapevole. E per allinearsi a un modello che ha già trovato ampio riscontro in Paesi come Australia, Regno Unito e Paesi Bassi (l’Ocse lo ha inserito come linea guida per l’evoluzione dei sistemi di tax administration).
Verso un dialogo con l’Agenzia delle Entrate
La Cooperative compliance è regime al quale, dal 2028, possono accedere oltre 11mila aziende in Italia: si tratta di un assetto che permette il dialogo preventivo con l’Agenzia delle Entrate sui rischi fiscali e offre maggiori certezze prima ancora della presentazione della dichiarazione dei redditi. A oggi le imprese che ammesse a questo regime sono 221, ma grazie all’abbassamento progressivo dei requisiti di accesso, la platea sarà presto ampliata: dal 2026, infatti, è abbassato il limite di fatturato da 750 a 500 milioni, mentre dal 2028 si arrivare a 100 milioni.
La novità ha un impatto sulla governance aziendale, perché oltre alle questioni tecniche, a cambiare è la logica del rapporto con il Fisco che si trasforma in alleato: le imprese ottengono maggiore prevedibilità, mentre l’Amministrazione finanziaria ottiene la possibilità di valorizzare soggetti dotati di sistemi di controllo interni solidi e verificabili. Con la riforma del 2023, inoltre, è stata introdotta la figura del professionista certificatore del Tax Control Framework (TCF), chiamato a svolgere il ruolo di garante indipendente della solidità del sistema di controllo interno.
L’incontro di mercoledì 29 aprile approfondisce tutte le questioni, in particolare la costruzione di un TCF credibile, i benefici che si possono ottenere aderendo al regime e la gestione dei rischi relativi ai periodi di imposta già chiusi. A dialogare delle tematiche sono esperti della materia: Pasquale Formica, Managing Partner e Co-Fondatore dello Studio SLF; Federica Pichierri, Governance, Risk & Compliance Director; Giovanni Formica, Partner dello Studio SLF e dottore di ricerca (PhD) in Diritto ed Economia. A moderare l’incontro – aperto da Dario Colombo, Direttore Editoriale Periodici ESTE e Direttore Responsabile di Parole di Management – è Antonella Sciara, Tax Labour & Corporate BU Director di Lefebvre Giuffrè.
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