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Al Parenti il ricordo di Ernesto Pellegrini e il bene dell’imprenditore

Avrebbero potuto scegliere tanti modi per ricordarlo. In occasione dell’anniversario della scomparsa di Ernesto Pellegrini, la moglie Ivana Faglia e la figlia Valentina hanno deciso di celebrarne il ricordo con uno spettacolo teatrale. E non con un’opera qualsiasi: hanno scelto La vera storia dell’Angelo Invisibile, andato in scena il 23 giugno 2026 al Teatro Franco Parenti di Milano. Lo spettacolo è il ritratto in musica di un uomo che ha fatto della restituzione il proprio marchio. Perché Pellegrini – fondatore dell’omonimo gruppo, Cavaliere del Lavoro ed ex Presidente dell’Inter dei record, scomparso il 31 maggio 2025 – è stato esattamente questo: un esempio di come il bene possa essere più di un semplice gesto.

L’opera lirica – libretto di Giangiacomo Schiavi e regia di Roberto Recchia – mette in scena il bene in un tempo in cui il male sembra occupare tutto lo spazio. L’Angelo Invisibile è un personaggio ‘reale’, che fa da contraltare alle cronache nere: attorno a lui si muovono figure che si sono ribellate allo status quo. Pellegrini è stato uno di loro: un imprenditore capace di farsi carico delle difficoltà altrui. “È stato una persona senza la quale l’Italia non sarebbe quella che è”, lo ha definito Andrée Ruth Shammah, Direttrice Artistica del Teatro Franco Parenti.

Non è un caso che a fare da cornice alla celebrazioni per l’imprenditore sia stata Milano, la città di Pellegrini, con la quale ha sempre avuto un legame profondo, e il teatro Parenti, iconico simbolo della cultura milanese che per l’occasione ha ospitato amici e collaboratori del Cavaliere che con lui hanno condiviso un pezzo di strada.

Il bene visibile: la Fondazione Pellegrini e Ruben

Intervenendo poco prima dell’inizio dello spettacolo, Valentina Pellegrini, Presidente e AD di Gruppo Pellegrini, lo ha ricordato chiamando “il mio caro papà” ed evidenziandone la generosità, la nobiltà d’animo, la sensibilità verso le persone: “Mi ricordava sempre quanto il bene sia una cosa che esiste e che, se fai del bene, ritorna”. Valentina Pellegrini ha poi ringraziato Schiavi per aver trasformato il libro Meno male in un’opera che custodisce la storia del fondatore del Gruppo Pellegrini, fatta di tanti gesti per rendere il mondo un posto migliore.

La parte più nota di quel “bene che ritorna”, nel caso di Pellegrini ha un nome e un indirizzo. È il ristorante solidale Ruben, in zona Giambellino, e la Fondazione Ernesto Pellegrini che lo sostiene, costituita nel 2013 e rivolta ai ‘nuovi poveri’ della città. Valentina Pellegrini ha ricordato che il padre trascorreva le sere in quel ristorante e oggi è la famiglia a portare avanti il progetto tanto caro al Cavaliere: nel corso della sua storia, la Fondazione ha aiutato più di 15mila persone a uscire dall’indigenza.

Ruben – per chi non lo conoscesse – non è una mensa per poveri, e Pellegrini lo precisava sempre. “Da noi è possibile scegliere fra tre primi e tre secondi, pagando un euro”, aveva raccontato lo stesso imprenditore in occasione dell’edizione 2021 del Convivio di Persone&Conoscenze, l’evento dedicato a chi si prende cura delle persone nelle aziende e di cui Parole di Management è Media Partner. Quell’euro è una cifra simbolica, legata a una parola che stava a cuore a Pellegrini più di ogni altra: dignità.

Il bene invisibile: l’impresa come restituzione

Ridurre Pellegrini a solo benefattore rischia però di tralasciare pezzi importanti della storia dell’imprenditore. È vero che si era impegnato a ‘lasciare’, ma nel suo lascito c’è anche l’impresa che ha creato. Si definiva un “ragazzo di cascina”, figlio di ortolani che “lavoravano la terra dall’alba al tramonto”; era diplomato in ragioneria e partito come capo contabile per il marchio di biciclette Bianchi, con un prestito fondò nel 1965 l’azienda che porta il suo nome, oggi un Gruppo da 1,2 miliardi di euro di fatturato che dà lavoro a 11mila persone nel mondo.

C’è poi il capitolo Inter, altra avventura nata dall’umiltà. Entrato nel club grazie a una lettera all’allora presidente Ivanoe Fraizzoli – “Sono un giovane imprenditore che si occupa di ristorazione (…) ma il mio cuore è nerazzurro. Vorrei poter essere utile alla squadra” – ne divenne Consigliere, poi Vicepresidente, infine proprietario. A 44 anni era Presidente del club che avrebbe condotto allo ‘scudetto dei record’ del 1988-89. “Non sono stato fortunato sul campo, ma ho ricevuto tanto dalla vita”, commentava Pellegrini.

Ricordarlo a un anno dalla scomparsa è stata una nuova occasione per rimarcare le ‘lezioni’ lasciate dal Cavaliere. Come altri imprenditori iconici prima di lui, Pellegrini ha incarnato l’idea che il successo d’impresa debba tradursi in responsabilità sociale concreta, e che il profitto sia un mezzo, non un fine. Lo spettacolo del Parenti lo ha ricordato celebrando non ciò che ha avuto, ma ciò che ha lasciato. Come diceva Pellegrini – e come ora dice la figlia Valentina – “il bene esiste e se lo fai, ritorna”.

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