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Il salario conquista, i benefit convincono

Nel Banking & Insurance, il 2026 non arriva in punta di piedi. Entra nelle aziende come una domanda scomoda, di quelle che non si possono più rimandare: perché le persone restano? E, soprattutto, perché se ne vanno? La risposta, sorprendentemente, non sta più solo nella busta paga. I numeri di Hays Italia, raccolti nel Salary Guide 2026, raccontano un paradosso interessante.

Da un lato, quasi la metà delle aziende del settore prevede un aumento dell’organico nei prossimi 12 mesi. Dall’altro, quasi 4 professionisti su 10 dichiarano di essere pronti a cambiare azienda entro un anno. Più opportunità, quindi, ma anche più movimento. Più offerte, più dubbi, più scelte e in mezzo una consapevolezza nuova che attraversa uffici, open space, call di lavoro e corridoi digitali: lo stipendio conta, ma non basta più a trattenere nessuno.

Nel Banking, la Ral media supera i 73mila euro. Nell’Insurance, si aggira intorno ai 50mila. Cifre ben al di sopra della media nazionale. Eppure, il 66% dei professionisti bancari ritiene che la propria retribuzione non sia adeguata alle responsabilità ricoperte. Non è una questione di numeri assoluti, è una questione di percezione, di equità, di coerenza tra ciò che si fa e ciò che si riceve. Si diffonde la sensazione che il valore del proprio lavoro non sia misurato solo in euro, ma in tempo, energia e qualità della vita. È qui che entra in scena qualcosa che fino a pochi anni fa era considerato un accessorio. Oggi, invece, è diventato uno dei veri criteri decisionali: i benefit.

I benefit come misura della qualità della vita professionale

Smart working, flessibilità oraria, buoni pasto, assistenza sanitaria integrativa, programmi di formazione interna, dotazione tecnologica adeguata sono i nuovi parametri per lavorare ovunque. Oggi, oltre la metà dei professionisti del settore considera questi elementi tra i fattori più importanti nella valutazione di una nuova opportunità, ben sopra la media nazionale. Non sono più ‘vantaggi’. Sono parti integranti dell’offerta.

La qualità dell’ambiente di lavoro, la possibilità di essere coinvolti in progetti stimolanti, l’opportunità di lavorare da remoto: tutto questo sta ridisegnando il modo in cui le persone valutano il proprio lavoro. Si passa da una logica economica a una logica esperienziale. Eppure, nel Banking & Insurance, la percentuale di chi pensa di cambiare azienda (36%) è inferiore alla media nazionale (44%). Perché qui l’aumento può arrivare grazie a un percorso di crescita interna. Ma proprio su questo punto emerge una crepa importante: per oltre sei professionisti su 10 i percorsi di carriera non sono chiari.

Le promozioni appaiono poco trasparenti, i criteri difficili da comprendere e l’incertezza, anche quando lo stipendio è buono, logora. Molti professionisti dichiarano di non sapere come vengano gestite le promozioni. Non è la mancanza di crescita a pesare, ma l’assenza di chiarezza. Non sapere quali passi fare, quali competenze sviluppare, quale direzione prendere. È questa opacità che alimenta il desiderio di guardarsi intorno. Nel frattempo, le retribuzioni crescono in modo significativo con l’esperienza, soprattutto nel Banking: si passa da circa 49.500 euro per i profili junior a oltre 100mila euro per chi supera i 10 anni di carriera. Numeri solidi, che però non sempre sono percepiti come coerenti con il livello di responsabilità richiesto. Ed è qui che entra un altro tema decisivo: le competenze.

La consapevolezza dello skill gap

Quasi la metà dei lavoratori riconosce di dover aggiornare il proprio bagaglio professionale. Le aziende confermano di aver riscontrato nei dipendenti uno skill gap (divario di competenze) nell’ultimo anno. La risposta passa da formazione interna, workshop, piattaforme di apprendimento online. In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale (AI) entra silenziosamente nella quotidianità lavorativa. Oltre la metà dei professionisti la utilizza già regolarmente, soprattutto per migliorare produttività, efficienza e analisi dei dati.

Manuela Vergano, Regional Director di Hays Italia, ha scelto di raccontare questo passaggio in modo diverso. Non da tecnica, ma da ‘persona’. Immagina l’AI come un nuovo collega che non ha emozioni, non ha uno scopo, se non quello di essere utile. E alla domanda su quale sia il suo principale vantaggio, ha risposto con una sola parola: tempo. Che significa: tempo liberato dalle attività ripetitive; tempo che può essere reinvestito in ciò che richiede intuizione, relazione, creatività. Ma perché questa collaborazione funzioni davvero, serve formazione. Non per far funzionare meglio l’AI, ma per far funzionare meglio le persone insieme all’AI. Il tema, allora, non è tecnologico. È culturale.

Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia, e Fabiano Peveralli, Director di Hays Italia hanno osservato un fenomeno parallelo: sempre più professionisti sentono il bisogno di avere maggiore controllo sul proprio percorso. Cresce l’interesse verso la consulenza e il lavoro freelance e non è solo una scelta contrattuale, ma uno stile professionale.

Scegliere progetti, tempi, direzioni. Varietà, flessibilità, qualità della vita. Certo, la consulenza porta con sé instabilità del reddito, assenza di benefit, necessità continua di formarsi, stress legato all’incertezza. Ma per molti il bilancio resta positivo, perché il valore della libertà decisionale supera quello della sicurezza formale. Anche le aziende, dal canto loro, ricorrono sempre più spesso a consulenti esterni per accedere rapidamente a competenze che non riescono a sviluppare internamente, gestire costi con maggiore flessibilità e affrontare picchi progettuali.

La trasparenza salariale come svolta culturale

In questo contesto si inserisce la Direttiva Ue 970/2023 sulla trasparenza retributiva, destinata a cambiare profondamente il rapporto tra aziende e lavoratori. Sarà obbligatorio indicare il range retributivo negli annunci. Non si potrà più chiedere la retribuzione precedente. I dipendenti potranno chiedere informazioni sulle fasce retributive. E, in caso di contestazioni, l’onere della prova ricadrà sull’azienda.

Le imprese possono scegliere se limitarsi a un adeguamento formale o cogliere l’occasione per strutturarsi meglio: definire criteri oggettivi di crescita, costruire politiche retributive chiare e difendibili. Non solo per rispettare la norma, ma per rafforzare la fiducia interna. Il contesto italiano presenta luci e ombre: oltre 24 milioni di occupati, disoccupazione in calo, ma un tasso di partecipazione al lavoro ancora inferiore alla media europea, un divario di genere marcato, una popolazione che invecchia e una previsione di 3 milioni di lavoratori in meno nei prossimi 10 anni. In un tessuto dominato da microimprese e con poche medie aziende, diventa cruciale costruire una chiara employer value proposition.

Come ha sottolineato Christopher Dottie, Regional Managing Director Southern & Western Europe di Hays, attrarre e trattenere talenti oggi significa lavorare su tre fronti: trasparenza salariale, sviluppo delle competenze e integrazione responsabile dell’AI. Nel Banking & Insurance questo messaggio è già chiaro. Le persone non cercano solo uno stipendio competitivo. Cercano un’esperienza professionale che abbia senso, che restituisca controllo, che valorizzi il tempo, che offra chiarezza sul futuro. E se davvero l’AI riuscirà a liberarci tempo, la domanda più importante non sarà quanto saremo più produttivi, ma come sceglieremo di usare quel tempo. Perché la vera sfida del 2026, in questo settore, non sarà economica né tecnologica.

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Milano Cortina 2026, competenze da Olimpiadi

Quando si gestisce un evento di grande portata e complesso come nel caso dell’Olimpiade di Milano Cortina 2026, l’imprevisto si nasconde dietro l’angolo. Chi ci lavora, deve saper reagire e risolvere un problema in tempi stretti, e con efficacia. È così che l’esperienza sul campo per un lavoratore diventa una full immersion in grado di affinare competenze tra le più sofisticate e ricercate. E non c’è Intelligenza Artificiale (AI) che tenga: è tutto apprendimento pratico.

“Un learning by doing che è antitesi dell’automazione”, ha spiegato Emilio Colombo, Coordinatore Scientifico di Randstad Research, all’evento di presentazione del rapporto Oltre il traguardo: la legacy delle competenze di Milano Cortina 2026, che si è tenuto a Roma a gennaio 2026. Uno studio sulle 100mila candidature arrivate a Randstad: su 750 annunci di lavoro pubblicati dalla Fondazione Milano Cortina (le stime parlano invece di 36mila posti di lavoro creati considerando l’indotto).  E una media di 130 domande per posizione.

Perché si parla di legacy? Non resteranno solo impianti e infrastrutture. Ma un’eredità immateriale di capitale umano. Perché il know how che si acquisisce sarà spendibile anche in futuro, una volta concluso l’appuntamento. “Chi è stato assunto adesso si ritroverà con certezza matematica anche all’interno delle Olimpiadi 2028 e anche in altri eventi sportivi di queste dimensioni”, ha chiarito Giovanni Malagò, ex Presidente Coni e del Comitato Olimpico Internazionale. Il che spiega anche l’elevato numero di candidature per ogni posizione aperta, circa 130. “Non sono gli stipendi, che non sono certo sopra la media , ad attrarre; ma sentono di aver investito una parte importante della propria vita”, ha continuato Malagò.

I Giochi come acceleratore di competenze

Non ci si aspetterebbe grande affluenza di candidature per una posizione lavorativa destinata a durare così poco. “La startup Milano Cortina ha una data di scadenza”, ha sottolineato Malagò. Eppure in tantissimi hanno risposto alla call, anche per posizioni da volontari. “Si è creata una Torre di Babele fatta di componenti di tutte le età e classi sociali, con un’età media piuttosto bassa”. 

Vivere in un contesto così demanding è come fare un master: “Si comprime l’esperienza di anni in pochi giorni”, ha sottolineato Colombo. Il settore più gettonato è quello dei servizi di educazione, formazione e lavoro, con una media di 390 candidature per posizione aperta. Ma la maggior parte degli annunci riguarda la Logistica e i Trasporti, che rappresentano il 33% del totale. “Si guidano mezzi pesanti, ma lo stoccaggio avviene in climi e territori non standard, non è pianura”. Già questo rende un lavoratore specializzato. Per non parlare delle cerimonie di apertura e chiusura: “Sono richiese competenze specifiche e complesse oltre ad attrezzature specializzate”, ha concluso Colombo.

l caleidoscopi di skill che si maturano 

Chi partecipa ai Giochi come lavoratore ne uscirà arricchito di un tesoro professionale, con abilità essenziali per chi vuole fare carriera in un mercato del lavoro dinamico e collaborativo. In primis, si affina il problem solving, da attuare in tempi e spazi contingentati a differenza di un contesto aziendale standard. Qui servono soluzioni immediate.

Poi il teamwork multidisciplinare e multiculturale. I lavoratori si trovano a interagire con stakeholder diversi: istituzioni, atleti, media e fornitori internazionali. Si esaltano le competenze sociali e la capacità di lavorare verso un obiettivo comune, superando le barriere linguistiche e culturali. E poi ancora la gestione dello stress e rispetto di scadenze last minute. Occorre dunque capacità di mantenere la lucidità sotto pressione.

Infine, la Comunicazione 4.0. Non basta l’inglese, devono essere coordinati flussi informativi complessi in una vetrina globale. Una volta sperimentato tutto questo si forma un lavoratore estremamente resiliente e appetibile per qualsiasi settore, dalla Logistica al Medicale. Un profilo di ‘professionista ibrido e versatile’.

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Salari trasparenti e parità retributiva di genere

Ora che il Governo ha dato il via libera al Decreto legislativo sulla trasparenza salariale e la parità di retribuzione tra uomini e donne è tempo di mettersi in regola con la norma. In attesa dell’iter di trasformazione in legge del Decreto legislativo – c’è tempo fino a giugno 2026 – le aziende sono chiamate a rispettare i principi indicati dalla Direttiva Ue 970/2023, recepiti appunto dal Decreto legislativo appena varato.

Delle principali novità ne abbiamo parlato nella puntata del 6 febbraio 2026 di PdM Talk, il talk show del nostro quotidiano, in onda ogni venerdì dalle 12 alle 13 (le puntate sono visibili anche su Spotify). Tra le voci che hanno provato a fare chiarezza sul tema, anche quella di Giorgia Ortu La Barbera, consulente esperta di questioni di genere e di gender pay gap, che ha fornito qualche dato proprio sulla differenza retributiva esistente tra uomini e donne, anticipando come sia necessario, per prima cosa, agire sul cambiamento culturale. La ‘rivoluzione’ è appena iniziata.

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Lavoro, chi conosce… trova

Ottenere un lavoro: impresa titanica? In Italia, e sicuramente anche altrove, trovare lavoro è una fatica spesso ‘aggirata’ rivolgendosi al giusto giro di conoscenze. È la famosa raccomandazione’ che serve per aggiudicarsi un posto e sostituisce il regolare processo di recruiting. Ma è sempre una pratica così scorretta? O invece, pur trattandosi di una scorciatoia, tutto sommato può avere una sua legittimità? 

A ben guardare, travolti come siamo da informazioni di ogni genere, notifiche e liste di cose da fare, con la promessa (e forse la minaccia) di una Intelligenza Artificiale (AI) che cambierà tutto, tornare alle relazioni, a quel networking del passato – l’’economia del favore, la definisce il giornale Business Insider (BI) – potrebbe essere la strada per un po’ di sollievo. “La nostra attenzione discontinua sarà sempre catturata dalle persone che ci sono vicine, di cui ci interessiamo e che vogliamo aiutare”, ha affermato Dorie Clark, una coach della Comunicazione alla Columbia Business School intervistata da BI. E questa potrebbe anche essere la via, perché no, per trovare lavoro. 

Coltivare relazioni, ma nel modo giusto

È tipico che l’aggancio alla vacancie avvenga non tramite il contatto diretto, bensì tramite la rete di conoscenze: “Ti trovi ad aiutare qualcuno che non conosci così bene, ma perché indirettamente stai facendo un favore a qualcuno a cui sei legato”, ha detto ancora Clark. Un classico esempio potrebbero essere le amicizie nate a scuola. “Sono quelle più solide e per cui le persone, specie in tempi in cui il lavoro scarseggia, sono più disposte a spendersi”

Bisogna anche saperci fare. E non affidarsi troppo ai social network, magri sostituti delle connessioni profonde. Meglio procedere con messaggi su misura: “Essere amichevoli, affettuosi, salutare senza chiedere subito qualcosa in cambio”. E comunque la regola principale resta una: passare del tempo insieme nella vita reale, in carne e ossa. Il vero gold standard. “Fare network significa coltivare relazioni con le persone, è come piantare alberi”, è l’opinione di Ivan Misner, founder di BNI, organizzazione statunitense di business networking, diffusa in tutto il mondo e arrivata anche in Italia nel 2003.  

Le pile di cv (mai letti) sulla scrivania

Chi non lo farebbe in fondo? Pile di curriculum accatastati sulla scrivania. Per chi deve fare recruiting sono un’ulteriore mole di attività da svolgere, anche con l’aiuto di software appositi. Ovvio allora che funzioni di più qualcuno che passeggiando nei corridoi di un ufficio porga un curriculum dicendo: “Mio nipote cerca lavoro, qui c’è il suo curriculum, gli daresti un’occhiata?”, ha spiegato Gorick Ng, autore del libro The Unspoken Rules.

Ecco allora che qualcuno si troverà come per magia catapultato in prima fila nella selezione. “Perché nel mentre è andata in scena un’altra persona, segnalando un nome da scegliere”. Sta tutta qui l’importanza per i candidati dell’occasione di essere visti, sentiti e ricordati. “Del resto i manager HR non saranno troppo propensi ad assumere qualcuno di cui non si siano innamorati come candidato”. E il motivo è fin troppo semplice: “È dura avere un colpo di fulmine per chi non è altro che un documento Word, che magari neanche hai visto”.  

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Trasparenza salariale, l’Italia si adegua

La norma sulla trasparenza salariale in Italia è alle battute finali. Con pochi mesi di anticipo sulla data di giugno 2026, termine imposto dall’Unione europea per recepire la Direttiva europea 970/2023 sulla parità di retribuzione tra uomini e donne e sulla trasparenza retributiva, in questi giorni è all’esame del Consiglio dei Ministri un Decreto legislativo il cui scopo è attuare le indicazioni dell’Ue per garantire l’equità salariale e la trasparenza sulle retribuzioni.

La novità è destinata ad avere un forte impatto sulle aziende (sono previste deroghe per quelle di dimensioni più piccole: su questo punto il Governo deve ancora fare chiarezza), in particolare sul modello organizzativo che le imprese devono adottare per rispondere ai nuovi obblighi, che stanno generando vivo interesse, ma anche particolari preoccupazioni, visto che il mancato adeguamento alle norme prevede importanti sanzioni. Per far luce sulle novità in arrivo, la casa editrice ESTE, editore anche del nostro quotidiano, dopo le due edizioni di Milano, propone a Roma, il 3 marzo 2026, il corso dal titolo “Trasparenza salariale: adeguarsi agli obblighi della Direttiva Ue e impostare nuovi modelli organizzativi“.

Offerte di lavoro con retribuzioni chiare

Il documento al vaglio dell’Esecutivo, la cui bozza è formata da 16 articoli, permette a tutti i lavoratori (qualunque sia la forma contrattuale) di conoscere la retribuzione media dei colleghi che svolgono la stessa mansione in azienda (si parla di categorie di persone e non di singoli individui); inoltre la norma consente di conoscere i parametri utilizzati dal datore di lavoro per definire gli stipendi nell’organizzazione. Tra le novità introdotte e indicate dalla norma europea c’è il diritto dei lavoratori di richiedere informazioni sui livelli retributivi medi, con specifiche rispetto a sesso e categorie di persone che svolgono la stessa mansione; alle richieste è imposto all’azienda di rispondere entro due mesi.

Altro aspetto destinato a cambiare la relazione tra lavoratori e aziende è l’obbligo di inserire la retribuzione iniziale nelle offerte di lavoro; non è poi più possibile chiedere ai candidati le informazioni in merito allo stipendio percepito nelle precedenti esperienze di lavoro né può l’azienda che sta selezionando la persona di acquisire i dati in altre modalità. Inoltre, l’impresa deve rendere noti i criteri per la progressione economica del personale (su questo punto sono però previste deroghe per le imprese di dimensioni più contenute).

C’è infine la questione della differenza di genere: la norma prevede che i contratti collettivi assicurino retribuzioni parametrate su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, garantendo la parità retributiva per gli stessi lavori. Da quanto è emerso, le aziende più grandi (con almeno 100 dipendenti) devono comunicare ogni anno al Ministero del Lavoro tutti i dati sulle retribuzioni e in caso di divario retributivo sono impegnate a correggere queste differenze immotivate. Chi è davvero pronto per affrontare la rivoluzione sui salari?

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Meomartini nuovo Regional Vice President Sales di Bitdefender

Bitdefender, leader globale nella cybersecurity, ha annunciato il 4 febbraio 2026 che Gianluca Meomartini, professionista con oltre 27 anni di esperienza in importanti aziende multinazionali del settore software e cybersecurity, è entrato a far parte del team dirigenziale dell’azienda come Regional VP of Sales Southern Emea.

Meomartini guiderà le attività di Bitdefender nei Paesi Emea (in particolare Italia, Spagna, Portogallo e Romania), sfruttando le crescenti opportunità nel Sud Europa. In un contesto caratterizzato dall’aumento degli attacchi informatici e dell’evoluzione dei requisiti di protezione dei dati e compliance, si occuperà di gestire la crescente domanda di soluzioni di sicurezza focalizzate sulla sovranità digitale. Collaborerà a stretto contatto con i team di vendita per sviluppare strategie di mercato specifiche e rafforzando i rapporti con clienti, partner a valore aggiunto e distributori presenti nella regione.

“Poiché i cybercriminali operano 24 ore su 24, proteggere le aziende richiede visione, innovazione e impegno costante” ha dichiarato Meomartini. “In quanto azienda europea di cybersecurity, Bitdefender offre un livello di comprensione unica delle normative regionali, delle aspettative sulla sovranità dei dati e delle esigenze locali delle imprese”.

Nel corso della carriera, Meomartini ha costruito un solido percorso nella definizione di strategie go-to-market, nella leadership di team ad alte performance e nella promozione di una crescita sostenibile, allineando soluzioni di sicurezza avanzate alle priorità di business dei clienti. Il manager vanta oltre vent’anni di esperienza nel settore della cybersecurity, avendo ricoperto ruoli di leadership commerciale in importanti aziende multinazionali del software e della sicurezza, tra cui McAfee, Intel Security e, più recentemente, Trellix, dove ha guidato le vendite a livello paneuropeo.

Andrei Florescu, Presidente e General Manager di Bitdefender Business Solutions Group, ha commentato la nuova nomina: “Gianluca porta in Bitdefender una vasta esperienza nel settore della cybersecurity, una profonda conoscenza del mercato e comprovate capacità di leadership nella definizione di strategie go-to-market. La sua lunga esperienza nella guida di team di vendita ad alte performance e nella realizzazione di strategie di sicurezza su misura e orientate al valore sarà determinante mentre continuiamo a supportare i clienti del Sud Europa nell’affrontare un contesto geopolitico sempre più complesso e un panorama delle minacce informatiche in rapida evoluzione”.

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SD Worx: Valdata è la nuova People Director

Chiara Valdata è la nuova People Director di SD Work Italy.  La nomina è stata annunciata il 4 febbraio 2026 dall’azienda, principale fornitore di servizi HR & Payroll in Europa. Con 10mila dipendenti attivi in 27 Paesi, 95mila clienti e 6 milioni di cedolini elaborati ogni mese, il Gruppo si posiziona tra i primi cinque player del settore a livello mondiale. Nel 2024 ha registrato un fatturato di 1,18 miliardi di euro.

Valdata avrà il compito di guidare la strategia HR di SD Worx Italy che conta un organico di circa 1.400 persone, accompagnando l’azienda nella definizione di processi di formazione, sviluppo, selezione, performance management e benessere allineati con le priorità di business e promuovendo la crescita dei talenti attraverso un ambiente di lavoro sereno ed inclusivo.

Laureata all’Università degli Studi di Padova, dove ha conseguito la laurea in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni e un Master in Psicologia dello Sport, Valdata ha acquisito competenza e maturità professionale nel campo delle risorse umane grazie alle esperienze vissute in differenti ambiti HR di aziende multinazionali. Prima di entrare in SD Worx Italy, infatti, ha ricoperto ruoli chiave in AstraZeneca, Medtronic e, infine, Dedalus.

“Sono entusiasta di mettere a disposizione la mia esperienza nella realizzazione di progetti che apportino valore alle nostre persone. Il mio obiettivo è quello di accompagnare SD Worx Italy verso il suo percorso di trasformazione culturale attraverso strategie HR focalizzate sullo sviluppo delle potenzialità di ciascun dipendente e sull’inclusione come leva strategica” racconta Valdata.

Alessia Rigoni, Managing Director dell’azienda da gennaio 2026, accoglie con piacere la nuova nomina e chiarisce gli obiettivi: “La profonda competenza di Chiara rappresenta un grande valore aggiunto per il team di leadership di SD Worx Italy. Chiara, inoltre, avrà un ruolo cruciale nel guidare e supportare i colleghi nel percorso di diffusione e maturazione del digitale, valorizzando le tecnologie già presenti e quelle in sviluppo. Il suo contributo sarà determinante per rafforzare ulteriormente il nostro approccio centrato sul cliente, integrando soluzioni innovative e competenze umane di alto valore”.

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Fabio Panzeri entra in Alpitour World

Alpitour World, uno dei principali player europei nel settore viaggi e turismo, annuncia l’ingresso di Fabio Panzeri nell’organizzazione con il ruolo di Group General Manager.

Panzeri, che arriva da una lunga esperienza nel Gruppo Prelios, nonché in Bain Capital Credit e nel Gruppo Eni, ha assunto il nuovo ruolo il 7 gennaio 2026. È laureato in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi e ha conseguito un MBA alla Kellogg School of Management.

A riporto diretto del Presidente e Amministratore Delegato Gabriele Burgio, Panzeri avrà la responsabilità di coordinare le aree Organizzazione e Finance, oltre alle aree di Business legate al Tour Operating di Alpitour World, Neos, VOIhotels e Jumbo Tours.

“L’ingresso di Fabio Panzeri rappresenta un ulteriore passo nel percorso di rafforzamento della struttura manageriale del Gruppo” ha dichiarato Gabriele Burgio, Presidente e Amministratore Delegato di Alpitour World. “La sua esperienza nella gestione di organizzazioni complesse e nella definizione di strategie operative e finanziarie sarà un contributo fondamentale per sostenere la crescita del Gruppo e favorire una sempre maggiore integrazione e collaborazione tra le diverse divisioni”.

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Italia in fabbrica: via al nuovo videopodcast

Il titolo è già esplicativo: “Italia in fabbrica” è il nuovo videopodcast promosso da Parole di Management, ideato e condotto da Chiara Lupi, Direttrice Editoriale della casa editrice ESTE. La prima puntata è disponibile dal 4 febbraio 2026 sulle principali piattaforme podcast e videopodcast (Spotity, Spreaker, YouTube…): il primo ospite è Marco Taisch, Professore di Sustainable Manufacturing, Digital Manufacturing e Operations Management presso il Politecnico di Milano (tra i suoi vari ruoli, è uno dei coordinatori del Manufacturing Group della School of Management del Politecnico di Milano).

Nato dall’esperienza maturata in quasi 15 anni di Fabbrica Futuro, il progetto di comunicazione multicanale nato nel 2012 con l’obiettivo di creare un confronto continuo tra idee ed esperienze sul mondo della manifattura, il videopodcast “Italia in Fabbrica” coinvolge imprenditori e manager di aziende manifatturiere, accademici e consulenti ed è la naturale evoluzione del percorso iniziato nel 2011 per creare uno spazio di approfondimento che raccoglie e rilancia il dibattito sulla manifattura italiana.

Ogni 15 giorni dal 4 febbraio 2026, in uno spazio di 45 minuti, Lupi intervista le principali voci del settore manifatturiero. In ogni puntata sono approfonditi temi e strumenti operativi legati alla trasformazione industriale, offrendo spunti concreti di riflessione e azione. Questo il calendario delle prossime uscite del videopodcast: 4 febbraio; 18 febbraio; 4 marzo; 18 marzo; 1 aprile; 15 aprile; 6 maggio; 20 maggio; 3 giugno; 17 giugno.

Per Lupi il videopodcast è solo l’ultima delle sue numerose attività editoriali svolte in carriera, durante la quale ha collaborato con quotidiani e testate focalizzati sull’innovazione tecnologica e il governo digitale. Dal 2006 ha acquisito con altri soci la casa editrice ESTE, che pubblica le riviste Sistemi&Impresa, Sviluppo&Organizzazione, Persone&Conoscenze e MIT Sloan Management Review Italia. Dirige Sistemi&Impresa e governa i contenuti del progetto Fabbrica Futuro. Nel 2013 con Gianfranco Rebora ha pubblicato il libro Leadership e organizzazione. Ha curato i contenuti di diversi libri: Il futuro della fabbrica, Per un manifesto della manifattura italiana e Bello e ben fatto – Il prodotto italiano rilancia la manifattura.

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Gli spioni della busta paga

La trasparenza salariale è spesso raccontata in modo semplicistico: sapere quanto guadagna il collega e rendere pubblica la Ral negli annunci di lavoro… Eppure la nuova normativa europea sulla trasparenza retributiva va molto oltre queste semplificazioni e tocca nel profondo il modo in cui le organizzazioni progettano ruoli, carriere, sistemi di valutazione e relazioni di fiducia. Sono queste alcune delle questioni sulla trasparenza salariale, tema sul quale il Governo ha di recente accelerato, realizzando un Decreto legislativo per recepire la Direttiva europea 970/2023, la cui scadenza per la ricezione è datata 7 giugno 2026.

In attesa che la norma Ue entri in vigore, nella puntata del 6 febbraio 2026 di PdM Talk smontiamo i luoghi comuni legati alla nuova legge sulla Trasparenza salariale per affrontare il suo vero significato: un cambio strutturale nel rapporto tra impresa, persone e valore del lavoro. La trasparenza diventa infatti una leva che obbliga le aziende a interrogarsi su equità interna, criteri di merito, gender pay gap, governance delle retribuzioni e sostenibilità sociale dei modelli organizzativi.

PdM Talk, il talk show settimanale di Parole di Management che va in onda in diretta streaming ogni venerdì dalle 12 alle 13 (la diretta è visibile sul sito del quotidiano, sul canale YouTube di Parole di Management e sul profilo ESTE di LinkedIn). In ogni puntata i rappresentanti della grande community di imprenditori e manager della casa editrice ESTE e di Parole di Management si confrontano sulle questioni di attualità – dagli avvenimenti della politica alle mutazioni della società – che hanno un interesse per chi gestisce e vive le organizzazioni.

Gli ospiti della puntata del 30 gennaio 2026:

  • Andrea Langfelder, HCM Strategy Leader – Italy di Oracle

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Logoi, ergo innovo: perché il ‘nuovo’ da solo non basta

Logoi è il plurale greco di logos, termine che può indicare parole, discorsi, ragioni o pensieri. Nel lessico dell’innovazione, richiama i principi e le strutture logiche e cognitive che orientano il cambiamento. In altre parole: le idee, le motivazioni e i concetti che ispirano e guidano l’azione innovativa, a livello individuale, aziendale o sociale.

Da qui parte Gianni Previdi, Trainer, Advisor e Coach nei processi di innovazione di valore, accompagnando il lettore in un percorso alla scoperta delle ragioni profonde dell’innovare. Che si tratti di un prodotto, di un processo o di un modello di business, l’autore mette a fuoco le fondamenta razionali e concettuali che sostengono l’intero percorso innovativo.

Logoi dell’innovazione – Contro la trappola del si è ‘sempre fatto così’ (Edizioni ESTE -2026) rappresenta un testo di riferimento per tutti coloro che sono impegnati a vario titolo nello sviluppo di processi di innovazione.  L’autore restituisce all’innovazione una dimensione più profonda, capace di trasformare non solo prodotti o processi, ma regole, istituzioni e immaginari. 

Nuovo è sempre sinonimo di giusto?

Secondo una certa retorica del progresso, si è portati a credere che ogni cambiamento implichi automaticamente un miglioramento rispetto al passato.  Ma è davvero così? Viviamo in un’epoca di trasformazioni rapidissime in cui la tecnologia apre possibilità straordinarie e, al tempo stesso, dilemmi etici e culturali inediti.

È per questo che diventa indispensabile fermarsi e riflettere sul senso e sullo scopo dell’innovazione. E nel testo l’autore invita, appunto, a fermarsi e a riflettere: innovare non significa introdurre nuovi strumenti, ma ridisegnare valori, significati e sistemi. Per innovare è necessario mettere in pratica anche una certa dose di disobbedienza rispetto allo status quo, che è la conditio sine qua non dell’innovazione stessa.

Osserva in merito Maria Cristina Kock, Epistemologa e Filosofa della Scienza: “Prendere atto che il mondo non ‘è’ ma che ciascuno può modellarlo, a seconda di ciò che vede. Porre domande è ciò che ci rende umani e gestori del nostro stesso vivere – nella società e nel fare impresa – assumendone e apprezzandone la responsabilità vitale, perché nuovo non è rinnovare ma fare, mettere al mondo qualcosa di inusitato“.

Imprenditori e CEO consapevoli: spunti da diverse discipline

Il libro si rivolge a imprenditori, manager e C-Level consapevoli e desiderosi di abbracciare l’innovazione e il cambiamento. I lettori potranno trovare nel libro interessanti spunti e stimolanti contaminazioni provenienti da diverse discipline. Filosofia, antropologia dell’innovazione e design convergono in una visione d’insieme per leggere ontologicamente l’innovazione dentro le dinamiche storiche, sociali, economiche e d’impresa.

“La lettura del testo, fin dall’inizio, diventa un viaggio appassionante tra filosofia, antropologia e design, dove ogni l’innovazione si rivela atto di nascita e distruzione insieme: un gesto che apre mondi e ne chiude altri” riporta Marco Bentivogli, Esperto di processi di innovazione.

Gianni Previdi invita il lettore a riconoscere l’innovazione come pratica culturale ed etica, non solo tecnologica, e a riscoprirne la vera essenza: un mix equilibrato di creatività e disobbedienza, indispensabili per incrinare equilibri che rischiano di soffocare il futuro.

Risorse Umane

Manager consapevole e ispirato

Il libro ‘Beyond Management – 100 parole per il manager umanista’ è un viaggio nel cuore della leadership etica e contemporanea. Ecco le parole per riscoprire il lato umano del lavoro e il valore dell…

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Direzione Lavoro: cambio al vertice, Lucio Oliveri è Direttore Generale

La nomina di Lucio Oliveri a Direttore Generale di Direzione Lavoro è stata annunciata il 2 febbraio 2026. Il manager, in uscita dalla guida di AxL, arriva in un momento strategico, in concomitanza con l’avvio di una serie di progetti chiave per l’azienda.

Laureato in Giurisprudenza, Oliveri vanta un’esperienza di 26 anni nel settore delle Agenzie per il Lavoro, maturata attraverso incarichi di crescente responsabilità e una consolidata attività manageriale nell’ambito dello sviluppo aziendale di settore.

“Siamo certi che la lunga esperienza e la visione manageriale di Lucio Olivieri” ha dichiarato Massimiliano Aloi, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Direzione Lavoro, “rappresenteranno un elemento chiave nella prossima cruciale fase di sviluppo dell’azienda”.

Nel 2026 Direzione Lavoro vedrà un importante piano di espansione territoriale che prevede l’apertura di un considerevole numero di nuove filiali, oltre alle 25 già presenti. Inoltre, sono previste la strutturazione di nuovi servizi in ambito HR e l’attivazione di nuove aree ad alto potenziale. L’azienda, realtà a capitale interamente italiano, ha chiuso il 2025 con un fatturato di 90 milioni di euro e punta a proseguire il percorso di crescita valorizzando le linee di business già attive e rafforzando la centralità della persona come principio guida.

“Ho scelto Direzione Lavoro perché ho riconosciuto un progetto industriale serio, ambizioso e coerente, fondato su valori autentici che mettono le persone al centro”, dichiara Oliveri. “Accolgo questa sfida con grande senso di responsabilità e con l’obiettivo di contribuire a una crescita strutturata, sostenibile e condivisa”.

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