Agentic Application, la nuova frontiera dell’AI per l’HR
Il mondo del lavoro cambia e la tecnologia si adegua al nuovo contesto. In particolare è l’Intelligenza Artificiale (AI) la chiave per interpretare lo scenario in mutamento. Almeno questa è la visione di Oracle che, in occasione dell’evento AI World Tour Milano di inizio aprile 2026, ha approfondito la strategia in ambito HR, anticipando le novità che ruotano intorno all’introduzione degli Agenti AI nelle Risorse Umane. Human agent workforce è l’etichetta usata da Alberto Insana, HCM Principal Sales Consultant di Oracle, ricordando che gli esseri umani non sono esclusi dai processi, ma restano il cardine principale. “L’obiettivo non è solo introdurre nuove funzionalità, ma ripensare radicalmente il modello operativo”.
Il cambio epocale che i player di tecnologia stanno cavalcando è il passaggio del modello di lavoro nel quale le attività sono frammentate a un modello più fluido, nel quale l’orchestrazione può essere affidata ad agenti intelligenti che garantiscono coerenza e integrazione lungo tutto il processo. Queste riflessioni nascondono la profonda revisione del concetto stesso di AI. Se prima questa tecnologia era considerata come aggiuntiva, perché inserita in vari processi – per esempio nel recruiting o nelle valutazioni delle performance – oggi è l’architettura sulla quale è costruito il nuovo paradigma delle piattaforme HR.
Le attività standard, ripetitive e regolate da linee guida chiare possono essere gestite dagli Agenti AI che però hanno bisogno dell’intervento umano quando si verificano condizioni non previste dagli algoritmi. “Al centro c’è l’idea di restituire all’essere umano il suo ruolo distintivo: in un contesto sempre più automatizzato, ciò che diventa davvero centrale è la capacità di giudizio umano”, spiega il manager di Oracle.
Insana ricorda come prima di questa nuova visione, i People manager erano chiamati a svolgere due attività: la prima legata agli aspetti umani (People drive work) e la seconda per l’aggiornamento delle azioni rispetto ai processi (System records work). Il cambiamento riguarda il fatto che ora certe azioni sono delegate all’AI che dialoga con il sistema che, a sua volta, propone all’utente le azioni da svolgere. “Parliamo quindi di passaggio da system of records (sistemi che registrano ciò che è accaduto) a system of outcome (sistemi che aiutano a decidere cosa fare”, spiega il manager. In sintesi: il People manager dichiara l’obiettivo, il sistema scatta la foto dello scenario attuale e guida la persona verso le azioni da svolgere per raggiungere il risultato ricercato.
Dall’obiettivo alle azioni da realizzare
Da questo premesse è nata la nuova Agentic Application di Oracle: è un’evoluzione significativa rispetto alle tradizionali soluzioni di AI, che introduce un approccio più dinamico e orientato all’azione. Il sistema ha una struttura semplice, ma efficace. Si parte dalla definizione dell’obiettivo da parte dell’utente (per esempio ridurre i tempi medi di assunzione, migliorare l’equilibrio nelle valutazioni dei talenti). La fase di definizione dell’obiettivo rappresenta il punto di partenza fondamentale, poiché è la stessa intenzione ‘umana’ a guidare il comportamento del sistema. Una volta definito l’obiettivo ha inizio il ‘vero lavoro’ del sistema.
È a questo punto che l’AI elabora i dati disponibili e restituisce una serie di evidenze sotto forma di grafici, indicatori e insight: questi elementi consentono all’utente di comprendere in modo immediato lo stato attuale della situazione aziendale. In questo passaggio c’è l’intervento umano, perché è l’utente che interpreta e valuta i risultati. Ma la vera innovazione è nella fase successiva.
L’AI, infatti, non si limita più a descrivere ciò che accade, ma suggerisce che cosa fare: sulla base dell’obiettivo iniziale e dei dati analizzati, il sistema propone una serie di azioni concrete che possono contribuire al raggiungimento dello scopo iniziale. “È proprio in questa dimensione che l’AI può davvero essere definita agentica, perché contribuisce attivamente al raggiungimento degli obiettivi”, argomenta Insana.
Macchine e processi al servizio delle persone
Nella strategia di Oracle c’è la scelta di proporre un sistema che non sia nativamente ‘vuoto’ così da rendere le soluzioni immediatamente disponibili con le funzionalità di AI già pronte all’uso, senza la necessità di complesse implementazioni aggiuntive. Nella proposta della multinazionale Usa ci sono già otto casi d’uso disponibili e c’è una roadmap di aggiornamenti con nuove funzionalità rilasciate ogni tre mesi.
Le novità del player di tecnologia si inseriscono in un percorso evolutivo iniziato da tempo che prevede la progressiva integrazione di diversi livelli di AI all’interno dei software Oracle. È questo sviluppo che ha permesso di costruire un ecosistema sempre più intelligente e integrato. Nonostante tutto, però, le persone sembrano ancora spaventate dall’utilizzo di queste tecnologie, ha ammesso Insana. Ecco allora che è nata l’idea di organizzare giornate dedicate ai clienti per guidarli nella creazione di agenti utili ai loro bisogni e che siano già implementabili.
Ancora una volta è evidente che la trasformazione nel modo di lavorare non è solo tecnologica, ma è soprattutto culturale. In questo caso il cambiamento è passare da un’organizzazione in cui le persone sono al servizio dei sistemi, a un modello in cui è la tecnologia al servizio dei manager. Significa liberare tempo ed energie dalle attività a basso valore (delegabili alle macchine) per concentrarsi su ciò che davvero fa la differenza: pensiero critico, visione, capacità decisionale. In questo senso, l’AI non è un semplice strumento, ma un abilitatore di un nuovo modo di lavorare, in cui tecnologia e componente umana si rafforzano a vicenda. Il vero salto, quindi, non è nell’adozione dell’AI, ma nella capacità di integrarla in un sistema coerente, orientato ai risultati e progettato attorno alle persone.
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