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Argentina, il lavoro va di Milei in peggio

Quasi 60 anni dopo sembra che il mondo si sia rovesciato. Erano gli Anni 70 quando in Italia partiva la stagione che avrebbe portato a introdurre una serie di diritti mai riconosciuti ai lavoratori: la giornata da 40 ore, l’articolo 18 che tutelava contro il licenziamento illegittimo (in parte smontato dalle successive riforme), i permessi di maternità, tanto per citare qualche esempio. Arriva il 2026 e, anche se dall’altra parte dell’Oceano, in quella stessa Argentina che ha accolto milioni di emigranti italiani si dice addio a tutte quelle conquiste che avevano riguardato buona parte del mondo occidentale. 

È notizia recente, che il Paese del Presidente Javier Milei ha varato una nuova riforma del lavoro. Cosa prevede? Per lo più, nel suo complesso, una pesante restrizione dei diritti dei lavoratori. Tale che l’approvazione, arrivata dopo una maratona parlamentare di 12, ore come ha ricordato il sito del network arabo Aljazeera, ha scatenato una serie di proteste di piazza, con scontri anche violenti. In particolare è stato il sindacato Confederación General del Trabajo (CGT) a mettersi di traverso, proclamando uno sciopero generale nazionale che ha paralizzato diversi settori, dai trasporti alle banche.

L’allungamento dell’orario di lavoro 

L’aspetto più eclatante è questo: d’ora in poi in Argentina i datori di lavoro potranno arbitrariamente estendere l’orario di lavoro dalle 8 alle 12 ore giornaliere. In più potranno creare una sorta di banca del tempo dei dipendenti per ripagare gli straordinari maturati non con un salario extra, bensì con più… tempo libero. Una mannaia soprattutto per le donne, che – sostengono i detrattori della riforma – avranno ancora più difficoltà a conciliare lavoro e responsabilità familiari in assenza di una politica che garantisca flessibilità oraria sul lavoro. Tra le altre previsioni c’è anche la possibilità per gli imprenditori di ridurre la quantità di ferie continuative di cui è possibile usufruire. 

Un bel passo indietro insomma rispetto a diritti che si davano per acquisiti. La scure è caduta anche sulle tutele contro i licenziamenti. Che diventeranno meno costosi perché si ridurranno alcune voci indennizzabili fino ad ora dalle aziende, come bonus e premi. Anche per lo sciopero ci saranno limiti più stringenti: andranno rispettati alcuni minimi essenziali nelle attività, depotenziando quindi di fatto le proteste.

Argentina will be great again?

La riforma malgrado le criticità ha però i suoi sostenitori. In primis nel partito di maggioranza guidato da Milei, La Libertad Avanza. “Abbiamo compiuto un altro passo nella direzione di rendere di nuovo grande l’Argentina”, ha scritto in un post l’esponente del partito Gabriel Bornoroni. Facendo proprio lo slogan Maga di Donald Trump.

Chi è a favore delle novità ritiene anche che la riforma possa spingere sulla produttività e attrarre investitori esteri. Poi si aggiunge il capitolo lavoro nero. La nuova legge include incentivi per chi assume. Il che potrebbe contribuire ad abbassare la quota di lavoro sommerso, molto diffuso nel Paese sudamericano. Ma c’è un problema di fondo, ha osservato per esempio Ricardo Diab, Presidente della Confederazione argentina delle medie imprese Came. “Per assumere ci deve essere un bisogno, e per avere un bisogno ci deve essere produzione e consumo”, ha detto in una intervista al canale tv Cadena 3. Il riferimento è alla grave crisi economica che attraversa il Paese

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