
Salari, ci servono 4.200 euro per tornare ai livelli del… 2021
Il potere d’acquisto dei lavoratori non è ancora tornato ai livelli pre-inflazione. A svelarlo è l’edizione 2026 del report “Dati Cumulativi di 1700 Società Italiane”, elaborato da Mediobanca – Area Studi sui dati 2016-2025, secondo il quale il costo del lavoro pro-capite nel 2025 avrebbe dovuto crescere di circa 4.200 euro per dipendente per riportare il potere d’acquisto al livello del 2021: un adeguamento che avrebbe assorbito il 37% del valore generato in media nel periodo 2021-25.
Tra il 2016 e il 2025 la produttività del lavoro delle 1.700 società analizzate è cresciuta del 22,6%, contro un aumento del costo del lavoro pro-capite del 18,8%. Sulla carta, un differenziale favorevole alle imprese. Ma il dato aggregato nasconde storie molto diverse.
Nelle imprese industriali, nella Manifattura fuori dal IV Capitalismo e nelle società a controllo estero, la produttività ha corso più veloce dei salari. Nelle imprese pubbliche e nelle imprese di medie e medio-grandi dimensioni, invece, è successo il contrario: il costo del lavoro è cresciuto più della produttività. Il caso più critico è il Terziario, dove la produttività è rimasta sostanzialmente ferma (-0,4%) mentre il costo del lavoro è salito del 10,2%.
Tenendo conto dei prezzi, il costo del lavoro reale delle 1.700 imprese della ricerca ha perso il 2,2% nel decennio. Quasi tutta questa perdita si concentra nel biennio inflazionistico 2022-23. Se si prende come riferimento il 2021, l’anno prima dello choc dei prezzi, la perdita di potere d’acquisto sale al 5,9%.
Un recupero parziale del potere d’acquisto
Da allora qualcosa si è mosso: rispetto al 2022, il livello reale del 2025 risulta sostanzialmente invariato, con un recupero del 2,4% sul 2023 e dello 0,5% sul 2024. Il quadro, quindi, è di un recupero parziale: la compressione più acuta è stata in buona parte riassorbita, ma l’erosione prodotta dall’impennata dei prezzi tra il 2021 e il 2022 resta solo in parte compensata.
Come anticipato, la simulazione di Mediobanca ha fissato a 4.200 euro per dipendente l’adeguamento per riportare il potere d’acquisto al livello del 2021. Il conguaglio, però, non peserebbe allo stesso modo ovunque. Nella Manifattura basterebbe il 25,3% del valore generato; nelle imprese a controllo estero, dove i livelli retributivi sono già più alti, servirebbe oltre il 60%; il Terziario è il solo aggregato in cui il valore generato non basterebbe a coprire l’adeguamento.
Un caso a parte sono le medie imprese, tipicamente a controllo familiare: qui servirebbero circa 3.300 euro per dipendente. Mediobanca ha osservato che in queste realtà l’attenzione ai lavoratori si esprime spesso anche in forme non strettamente retributive, come una maggiore stabilità occupazionale nelle fasi economiche più difficili.
Il messaggio che arriva da questi numeri riguarda chi, ogni giorno, decide come distribuire il valore che l’azienda produce: quanto va agli investimenti, quanto ai margini, quanto alle persone. La simulazione di Mediobanca ha dimostrato che, per la maggior parte dei settori, un riallineamento del potere d’acquisto sarebbe stato sostenibile senza intaccare la redditività. Resta da capire quante imprese, nei prossimi rinnovi contrattuali e nelle prossime politiche retributive, sceglieranno di percorrere quella strada.
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