
Dalle persone ai top team: la trasformazione della leadership
Come si costruisce un team efficace? In teoria, dovrebbe essere sufficiente selezionare le persone giuste al posto giusto, definire obiettivi chiari e comunicare apertamente. La realtà, invece, non è così semplice. “Costruire un team davvero efficace è dannatamente difficile”, spiegano gli autori di Join the Club, Kobe Verdonck e Bruce Fecheyr – Lippens, rispettivamente CEO e CHRO di SD Worx.
Nel raccontare il progetto di crescita di SD Worx, che da azienda locale belga è diventata un player europeo nei servizi HR, gli autori illustrano il framework operativo che ha contribuito alla definizione dell’impact culture che ha reso questa crescita possibile. Il framework si articola in sei ingredienti fondamentali (Team, Critical Friend, Airport Model, Trust, Full Potential e Inner You) che traducono la crescita in un modello concreto di comportamento organizzativo.
Nel primo capitolo del libro, dedicato al Team, gli autori illustrano il loro punto di partenza programmatico: la consapevolezza che la qualità dei team al vertice avrebbe determinato la bontà della cultura che avrebbe permeato l’intera organizzazione. E il primo passo è stato proprio il più scomodo: prendere delle decisioni difficili, ma che si sarebbero rivelate capaci di rimodellare il futuro della società.
“Nella realtà, anche il gruppo di persone più talentuoso può non riuscire a esprimere tutto il proprio potenziale. Gli ego entrano in conflitto, la fiducia si dimostra fragile e le decisioni restano intrappolate in cicli infiniti di confronto senza arrivare a una conclusione. Il risultato? Un enorme potenziale inespresso, opportunità perse e frustrazione individuale. I progetti non raggiungono gli obiettivi attesi, le energie si disperdono e, diciamolo, si lasciano sul tavolo anche importanti opportunità economiche”, spiegano gli autori.
Per questo è stato necessario operare delle scelte difficili come, per esempio, il dividersi dai vari Peter aziendali, nome di fantasia che sta a rappresentare tutti quei manager che faticavano a lasciarsi alle spalle il passato e ad abbracciare il modello della cultura dell’impatto, reagendo ai feedback con controllo e resistenza, anziché con entusiasmo.
“Una cultura distintiva nasce dalle persone giuste. Abbiamo sempre puntato ad attrarre talenti di alto livello. Quando ci rivolgiamo a candidati per ruoli senior – CEO, Executive e manager apicali – alcuni ci chiedono: ‘Non è forse un’azienda un po’ troppo piccola per una persona con il mio background?’ Ed è proprio questo il tipo di persone di cui abbiamo bisogno”, spiegano gli autori nel primo capitolo di Join the Club.
Il passaggio chiave: dalla continuità alla discontinuità
Tra il 2022 e il 2025, il gruppo prende una decisione che segna una trasformazione evidente: circa l’80% dell’Executive Committee viene rinnovato. Non si tratta di un semplice turnover fisiologico, ma di una scelta esplicita di trasformazione della leadership come leva culturale e spinta organizzativa. Il concetto di partenza poteva sembrare forte, ma si è rivelato quello giusto, osservano gli autori: il team che ha portato l’azienda fino a un certo punto non è necessariamente quello che può accompagnarla nella fase successiva.
Da qui si è aperto un lavoro più ampio che ha coinvolto anche gli altri Paesi europei e le filiali: interrogarsi sulla qualità della leadership locale, sulla sua capacità di guidare il cambiamento, sulla coerenza con la direzione strategica. In diversi mercati sono stati inseriti nuovi Managing Director, spesso selezionati internamente o all’interno delle acquisizioni. Con un intento ben preciso: la leadership non è un’eredità, è una condizione che si costruisce nel tempo.
“Questo principio vale tanto per il CEO di SD Worx quanto per ciascun componente dei nostri team. Non si può costruire una cultura efficace se il cambiamento non parte dai vertici. Avere leader competenti è un requisito fondamentale. Per questo motivo abbiamo iniziato costruendo un Executive Committee ad alte prestazioni. Complessivamente, tra il 2022 e il 2026 abbiamo sostituito il 60% dei nostri leader nei diversi mercati. La maggior parte dei nuovi leader è cresciuta all’interno della nostra organizzazione; alcuni, invece, sono stati scelti all’esterno e hanno portato competenze ed esperienze particolarmente rilevanti”, spiega Verdonck.
Il team come unità di energia collettiva
“Un CEO ambizioso incarna la mentalità del critical friend: una figura capace di offrire confronto sincero, stimolare la riflessione e mettere in discussione le idee in modo costruttivo. Questo leader deve essere il modello di riferimento per eccellenza”, proseguono gli autori.
Nel modello di crescita di SD Worx, il team non corrisponde alla somma degli individui, ma a un sistema di energia collettiva. La metafora più calzante è quella della squadra sportiva: il valore non risiede nei singoli talenti, ma nella capacità di coordinamento, fiducia e allineamento verso un obiettivo comune. Questo sposta il focus dalla performance individuale alla qualità delle interazioni. E introduce un elemento chiave: la leadership come presenza attiva, non solo come ruolo. I leader devono essere figure prossime all’operatività, in grado di leggere il contesto reale, mantenere un contatto diretto con clienti e organizzazione. All’interno di questo quadro, il team assume una funzione precisa: diventare il luogo in cui la strategia prende forma concreta.
Uno dei passaggi più strutturati del capitolo riguarda il tema della fiducia. Il riferimento a Lencioni, e al suo lavoro The Five Dysfunctions of a Team, viene utilizzato per stabilire un punto centrale: senza fiducia, il sistema si blocca prima ancora di attivare dinamiche di confronto o responsabilità. SD Worx l’ha costruita attraverso strumenti espliciti: momenti strutturati di feedback, sessioni individuali e collettive, e soprattutto il cosiddetto critical-friend feedback circle, un momento di feedback reciproco tra membri del team in cui si impara a non temere il feedback altrui, fino ad essere in grado di costruire un linguaggio comune.
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