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A Fabbrica Futuro la fotografia di Sd Worx

Il manifatturiero italiano è ancora lo zoccolo duro dell’economia italiana. Genera il 15% del Pil del Paese e occupa più del 25% dei lavoratori privati, contro una media europea del 21% (fonte Eurostat). Non mancano però criticità, specie sul fronte della gestione del personale. “Qui il costo del lavoro arriva a pesare oltre il 40% del valore aggiunto: è la prima leva di marginalità ma è anche la meno governata con i dati, quindi ogni investimento in automazione rende meno di quanto potrebbe” ha commentato Alessia Rigoni, Managing Director per l’Italia di SD Worx, fornitore europeo di soluzioni HR e payroll.

L’occasione è stata l’evento promosso da Edizioni ESTE Fabbrica Futuro, tenutosi a Vicenza il 18 e 19 giugno 2026. Qui manager, imprenditori e accademici si sono confrontati sul futuro dell’impresa italiana. E all’incontro sono stati commentati i risultati dell’edizione 2026 di due ricerche realizzate da SD Worx: HR & Payroll Pulse, condotta su 16.500 lavoratori e 5.936 responsabili HR in sedici Paesi europei e Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026, panoramica sulle dinamiche odierne del manifatturiero italiano.

L’urgenza della digitalizzazione

Solo il 36% delle imprese del comparto è altamente digitalizzato sul fronte HR. E se tra i lavoratori europei chi afferma che è facile registrare le ore di lavoro è pari al 63%, tra gli addetti italiani della manifattura si scende al 51%. Non solo: tra questi ultimi, a saper leggere facilmente la propria busta paga è solo il 55%, contro il 69% europeo. Anche per questo la maggiore automazione dei processi HR è vista tra le maggiori sfide dal 27% dei datori di lavoro della manifattura. Un dato più che doppio rispetto a quello medio europeo. 

“Quando metà della forza lavoro è in difficoltà su processi così basilari, diventa un freno alla competitività. Per questo lavoriamo con le imprese per trasformare la governance del lavoro da costo operativo a leva strategica”, ha proseguito Rigoni. “In Italia il manifatturiero vive un paradosso ben noto: quello di Solow, per cui si vedono computer ovunque ma non sempre nei risultati. Anche nelle fabbriche più evolute, nonostante le linee produttive tecnologiche, la gestione delle persone è ancora troppo analogica”. 

Il problema della gestione del personale

Quella tecnologica è però una trasformazione che le industrie italiane stanno affrontando: tra il 2020 e il 2025 le aziende ad alto o molto alto livello di digitalizzazione sono passate dal 21 al 36%. Resta un altro nodo, quello dei turni. La quota di personale che lavora solitamente anche il fine settimana è del 24,5% tra operatori di impianti e macchinari (in Ue il 19%); e del 16% tra artigiani e operai specializzati (in Ue il 10%). Proprio tra questi ultimi i dipendenti impiegati più di 44 ore a settimana sono oltre il 6%, mentre in Germania sono meno del 4%.

Sarà per questo che gli orari sono al centro delle preoccupazioni dei lavoratori del settore: un adeguato supporto al work-life balance è tra le priorità per il 47% (dato Ue 38%). Supera anche il riconoscimento per la qualità del proprio lavoro. Una maggiore flessibilità di orario è ritenuta persino più importante dell’aumento delle ferie, al primo posto invece nella classifica delle richieste europee. O della presenza di buoni pasto, il benefit più amato da chi lavora in altre industry.

Solo il 17% dei datori di lavoro della manifattura è tuttavia consapevole delle aspettative dei lavoratori sulla flessibilità. La loro urgenza è la retention e un adeguato turnover dei lavoratori. Interessa al 35% delle imprese mentre nella Ue, considerando tutti i comparti, non si arriva al 24%. C’è un motivo. Nelle fabbriche la forza lavoro invecchia più velocemente: tra il 2015 e il 2025 gli operatori di impianti e macchinari con 50 anni o più sono passati dal 29% al 41%, mentre per esempio tra chi svolge professioni intellettuali e scientifiche dal 36 al 37%. 

L’articolo A Fabbrica Futuro la fotografia di Sd Worx proviene da Parole di Management.