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Whistleblowing, la segnalazione anonima funziona?

Il caso della chat ‘Ticinese staff’ ha portato all’ennesima riflessione su quanto la società sia intrisa di stereotipi che ostacolano la parità di genere. Ricapitolando l’accaduto: a metà giugno una 26enne milanese, dopo essere salita su un tram dell’azienda del trasporto pubblico milanese (Atm), si è imbattuta, accidentalmente, una chat di un dipendente Atm (l’uomo indossava la divisa aziendale) dedicata allo scambio di foto e messaggi a sfondo sessuale.

La chat riportava immagini di inconsapevoli utenti dei mezzi pubblici milanesi, riprese a loro insaputa o estratte dalle telecamere di sorveglianza del trasporto pubblico. Così la ragazza ha fatto un post sui social, che è diventato virale, a cui Atm ha risposto preannunciando seri provvedimenti. Che effettivamente sono arrivate: sono partite subito due indagini. Una ordinaria, dopo la denuncia alla polizia locale, che ha portato a un primo indagato. E una seconda, interna all’azienda, da cui è derivata la sospensione dal servizio e dalla retribuzione di altri dipendenti coinvolti. 

Come si è passati da un episodio simile, in un giorno come tanti, a un caso arrivati alle cronache nazionali con tanto di successive sospensioni e inchieste? Il tutto è partito dai social, come sempre più spesso accade. Ma l’indagine avviata internamente dall’azienda è scattata grazie al whistleblowing, lo strumento introdotto per la prima volta in Italia nel 2012 e attraverso cui segnalare in modo riservato condotte illecite o reati commessi sul posto di lavoro di cui si è venuti a conoscenza. 

Uno strumento in crescita (che serve alle organizzazioni)

La condizione per far partire l’inchiesta è che deve trattarsi di fattispecie che ledano l’interesse pubblico. E non c’è dubbio che questo sia il caso, essendoci di mezzo per di più anche il sospetto uso improprio delle immagini delle telecamere di sorveglianza. Così come previsto dal Decreto legislativo 24/2023, che ha ulteriormente ampliato il perimetro di applicazione del whistleblowing, Atm dispone di un canale apposito online per attivare lo strumento. Affidandosi al quale – oltre che i social – è stato possibile denunciare.

Da precisare, però, che per il whistleblowing si può procedere per diverse vie, anche tramite istituzioni esterne. Nel caso di Atm, l’autorità preposta è l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).  La notizia è che crescono le cosiddette ‘soffiate’. I dati sono stati presentati nella terza edizione del Forum Whistleblowing, tenuto a inizio giugno 2026 a Roma: nel 2025 l’Anac ne ha ricevute 1.931, con un incremento del 43% rispetto alle circa 1.350 del 2024. Un quadro da cui emerge come l’obbligo normativo stia assumendo un ruolo centrale nella governance aziendale e nella gestione dei rischi organizzativi. 

C’è però un nodo da risolvere. Quasi una su quattro, vale a dire 460 segnalazioni, è stata archiviata immediatamente per improcedibilità. Il motivo è il mancato utilizzo dei canali interni preposti, gli unici attraverso cui è possibile far partire le indagini (come dimostra anche il caso Atm). Spesso infatti le denunce vengono presentate direttamente all’Anac senza che prima utilizzare il canale interno dell’ente, talvolta assente o inadeguato.  Una criticità che si riscontra anche nei dati relativi ai primi cinque mesi del 2026, durante i quali sono stati aperti 1.087 fascicoli. Tra questi 328 sono risultati improcedibili e almeno 46 segnalazioni denunciavano esplicitamente l’assenza o la carenza del canale interno dell’ente

La trappola della privacy

Circa il 45-50% delle segnalazioni 2025 è risultata anonima. E non è casuale, perché non mancano gli episodi di ritorsione. Sono 562 i casi di whistleblowing che lo hanno denunciato. Forse anche per questo nel settore privato il fenomeno si fa sentire di meno. Le segnalazioni del 2025 sono infatti suddivise tra 1.500 fascicoli nel settore pubblico e 414 nel settore privato. “Se doveste fare whistleblowing oggi, la fareste in modo sereno? Cosa vi bloccherebbe?”, è stata la provocazione lanciata nell’intervento al forum di Mario Brocca, DPO di Zucchetti. Una domanda che porta dritto al cuore del problema: “Se gli utenti non hanno fiducia nel sistema attraverso cui inviano le segnalazioni, diventa difficile che le effettuino”.

C’è un punto attorno cui si gioca tutta la partita. Il decreto del 2023 ha tra gli altri aspetti rinforzato la protezione dell’identità del segnalante. Un passaggio non di poco conto: nel caso Atm, la ragazza ha segnalato l’accaduto sui social, ma poi l’ha fatto anche in forma ufficiale sul canale amministrativo previsto e l’anonimato in questo caso è d’aiuto. Perché la ratio è favorire l’emersione dei casi di cattiva amministrazione nei contesti lavorativi. I timori per il rispetto della propria privacy o per eventuali ripicche potrebbero far invece retrocedere dall’intento. Perdendo l’occasione di mettere in luce comportamenti da contrastare e con ricadute sulla sicurezza pubblica. La denunciante del caso Atm lo ha dichiarato anche in un’intervista al Corriere della Sera: “Qualsiasi donna che viaggia sui mezzi pubblici si tranquillizza al sapere che ci sono telecamere di sorveglianza. Salvo scoprire che gli stessi impiegati usano quelle telecamere per diffondere immagini intime”. 

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