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Trasparenza salariale, solo un annuncio su tre indica la retribuzione

In Italia aumenta il numero di annunci di lavoro che indicano la retribuzione prevista, ma secondo una ricerca dell’Indeed Hiring Lab, pubblicata l’11 maggio 2026, la piena trasparenza salariale resta ancora lontana. Per il dipartimento di ricerca economica di Indeed, nota piattaforma globale di recruitment, la quota di annunci che riportano informazioni sul salario è passata da circa il 20% di inizio 2025 al 36% di marzo 2026.

Il progresso è significativo, ma il dato mostra anche il limite del percorso avviato: oggi poco più di un annuncio su tre contiene indicazioni sulla retribuzione. La maggioranza delle offerte continua quindi a non fornire ai candidati un’informazione essenziale nella valutazione di una posizione.

Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. Nelle principali economie europee analizzate, la piena trasparenza salariale resta un obiettivo ancora distante. In Germania solo il 12% degli annunci indica il salario, mentre in Spagna la quota si ferma al 17%. All’estremo opposto si colloca il Regno Unito, dove il dato raggiunge il 56%, seguito dai Paesi Bassi con il 48%, dalla Francia con il 43% e dall’Irlanda con il 39%.

La cifra precisa resta l’eccezione

Anche quando la retribuzione viene indicata, raramente gli annunci riportano una cifra esatta. La modalità più diffusa è il range salariale, oppure l’indicazione di un solo limite, minimo o massimo. In Italia, solo il 10% degli annunci con informazioni retributive riporta una cifra precisa.

Tra i Paesi analizzati, soltanto i Paesi Bassi registrano un valore inferiore, pari all’8%. Le cifre esatte sono invece più frequenti nel Regno Unito, dove compaiono nel 32% degli annunci, seguito da Spagna e Francia, entrambe al 24%.

La prevalenza dei range lascia quindi spazio a un margine di negoziazione tra datore di lavoro e candidato, perché la retribuzione finale può dipendere da esperienza, competenze e profilo della persona selezionata. Tuttavia, non tutti i range hanno lo stesso valore informativo: più l’intervallo è ampio, meno il candidato riesce a farsi un’idea chiara del compenso probabile.

In Italia i range salariali sono tra i più ampi

Proprio l’ampiezza dei range rappresenta uno degli elementi più critici per il mercato italiano. Secondo la ricerca, l’Italia si distingue per gli intervalli salariali più larghi tra i Paesi analizzati, con una mediana pari al 50% del limite inferiore.

In termini concreti, un annuncio che indichi una retribuzione minima di 3mila euro al mese arriverebbe tipicamente fino a 4.500 euro. Il confronto con altri mercati mostra una differenza significativa: nel Regno Unito, per esempio, il range orario mediano è pari all’11% del limite inferiore.

Questa ampiezza riduce la capacità degli annunci di orientare davvero i candidati. La trasparenza, infatti, non dipende solo dalla presenza di un dato salariale, ma anche dalla sua precisione e utilità nella valutazione dell’offerta.

“Nonostante in Italia la trasparenza salariale negli annunci di lavoro sia cresciuta in modo significativo, la piena chiarezza sulle retribuzioni resta ancora lontana. Una tendenza simile si osserva anche negli altri grandi Paesi europei. Inoltre, in Italia i range salariali restano mediamente più ampi, rendendo meno definita la percezione del compenso finale”, afferma Lisa Feist, economista di Indeed.

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