Posti di lavoro solo nei numeri
Il tasso di disoccupazione spagnolo scende sotto la soglia psicologica del 10%, toccando quota 9,9%. “Un nuovo massimo storico”, ha detto il Presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez. Ci sarebbe da festeggiare, perché è la prima volta che si registra un livello così in basso da 17 anni a questa parte. In più la riduzione dei disoccupati riguarda soprattutto i giovani: tra gli Under 25 ci sono 26.500 persone in più ad aver trovato un impiego. Con conseguente discesa del tasso di disoccupazione giovanile del 6,1% nel 2025 rispetto al 2024.
E poi c’è la parallela crescita degli occupati. Secondo lo studio Encuesta de Poblacion Activa, il mercato del lavoro spagnolo è riuscito a creare più di 600mila posti di lavoro nel 2025. Una spinta che è arrivata soprattutto dal settore privato, ricorda Euronews, testata europea di informazione online multilingue, dove si è concentrata la maggior parte delle nuove posizioni. Così, anche sul piano del tasso di occupazione si segna un record, con più di 22 milioni di individui che risultano impiegati alla fine del 2025. Ma è tutto oro quello che luccica?
Il rovescio della medaglia è il confronto con il resto d’Europa
Benché i dati citati siano positivi, per quanto riguarda la disoccupazione la Spagna continua a collocarsi al di sopra della media dell’Unione europea, pari al 6%. Ed è seconda, superata solo dalla Finlandia, che segna il 10,3%. Seguite poi a loro volta da Svezia (8,8%), Francia (7,7%) e Grecia (7,5%). Anche se, sottolinea il quotidiano spagnolo El País, se si considerasse il dato destagionalizzato (al netto dell’indotto dell’occupazione generata dalla stagione turistica) la Spagna si collocherebbe in testa con il 10,2%. E la Finlandia al secondo posto con il 9,7%.
L’Italia va meglio, con una disoccupazione che resta ferma al 5,6%. Ma la questione dipende spesso dal metodo di conteggio. Da segnalare infatti c’è che a risultare disoccupato in Italia è chi ha cercato lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento. Tutti gli altri, compresi gli scoraggiati che non cercano più, finiscono nel calderone degli inattivi. Un gruppo che da noi risulta in preoccupante aumento: il tasso è al 33,5%.
La disoccupazione in Spagna è un problema storico
Per lungo tempo, la Spagna si è trovata in cima alle classifiche sulla disoccupazione europea, spesso in una sorta di testa a testa con la Grecia, specie nel periodo post recessione del 2008. Il picco è arrivato nel 2013: Spagna e Grecia hanno toccano punte rispettivamente del 26,4 e 28,3%.
E anche se oggi la situazione è migliorata, continua a presentare criticità. A gennaio 2026 si contano nel Paese quasi 2,5 milioni di disoccupati, per l’esattezza 2.439.062. Una cifra che comporta costi sostanziosi per le casse statali. Chi percepisce l’indennità di disoccupazione – in tutto sono quasi 1,8 milioni beneficiari – pesa sulle casse dello Sato per circa 1.506 euro al mese, stando ai dati di dicembre 2025. Una spesa in crescita del 26%.
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