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Milano Cortina 2026, competenze da Olimpiadi

Quando si gestisce un evento di grande portata e complesso come nel caso dell’Olimpiade di Milano Cortina 2026, l’imprevisto si nasconde dietro l’angolo. Chi ci lavora, deve saper reagire e risolvere un problema in tempi stretti, e con efficacia. È così che l’esperienza sul campo per un lavoratore diventa una full immersion in grado di affinare competenze tra le più sofisticate e ricercate. E non c’è Intelligenza Artificiale (AI) che tenga: è tutto apprendimento pratico.

“Un learning by doing che è antitesi dell’automazione”, ha spiegato Emilio Colombo, Coordinatore Scientifico di Randstad Research, all’evento di presentazione del rapporto Oltre il traguardo: la legacy delle competenze di Milano Cortina 2026, che si è tenuto a Roma a gennaio 2026. Uno studio sulle 100mila candidature arrivate a Randstad: su 750 annunci di lavoro pubblicati dalla Fondazione Milano Cortina (le stime parlano invece di 36mila posti di lavoro creati considerando l’indotto).  E una media di 130 domande per posizione.

Perché si parla di legacy? Non resteranno solo impianti e infrastrutture. Ma un’eredità immateriale di capitale umano. Perché il know how che si acquisisce sarà spendibile anche in futuro, una volta concluso l’appuntamento. “Chi è stato assunto adesso si ritroverà con certezza matematica anche all’interno delle Olimpiadi 2028 e anche in altri eventi sportivi di queste dimensioni”, ha chiarito Giovanni Malagò, ex Presidente Coni e del Comitato Olimpico Internazionale. Il che spiega anche l’elevato numero di candidature per ogni posizione aperta, circa 130. “Non sono gli stipendi, che non sono certo sopra la media , ad attrarre; ma sentono di aver investito una parte importante della propria vita”, ha continuato Malagò.

I Giochi come acceleratore di competenze

Non ci si aspetterebbe grande affluenza di candidature per una posizione lavorativa destinata a durare così poco. “La startup Milano Cortina ha una data di scadenza”, ha sottolineato Malagò. Eppure in tantissimi hanno risposto alla call, anche per posizioni da volontari. “Si è creata una Torre di Babele fatta di componenti di tutte le età e classi sociali, con un’età media piuttosto bassa”. 

Vivere in un contesto così demanding è come fare un master: “Si comprime l’esperienza di anni in pochi giorni”, ha sottolineato Colombo. Il settore più gettonato è quello dei servizi di educazione, formazione e lavoro, con una media di 390 candidature per posizione aperta. Ma la maggior parte degli annunci riguarda la Logistica e i Trasporti, che rappresentano il 33% del totale. “Si guidano mezzi pesanti, ma lo stoccaggio avviene in climi e territori non standard, non è pianura”. Già questo rende un lavoratore specializzato. Per non parlare delle cerimonie di apertura e chiusura: “Sono richiese competenze specifiche e complesse oltre ad attrezzature specializzate”, ha concluso Colombo.

l caleidoscopi di skill che si maturano 

Chi partecipa ai Giochi come lavoratore ne uscirà arricchito di un tesoro professionale, con abilità essenziali per chi vuole fare carriera in un mercato del lavoro dinamico e collaborativo. In primis, si affina il problem solving, da attuare in tempi e spazi contingentati a differenza di un contesto aziendale standard. Qui servono soluzioni immediate.

Poi il teamwork multidisciplinare e multiculturale. I lavoratori si trovano a interagire con stakeholder diversi: istituzioni, atleti, media e fornitori internazionali. Si esaltano le competenze sociali e la capacità di lavorare verso un obiettivo comune, superando le barriere linguistiche e culturali. E poi ancora la gestione dello stress e rispetto di scadenze last minute. Occorre dunque capacità di mantenere la lucidità sotto pressione.

Infine, la Comunicazione 4.0. Non basta l’inglese, devono essere coordinati flussi informativi complessi in una vetrina globale. Una volta sperimentato tutto questo si forma un lavoratore estremamente resiliente e appetibile per qualsiasi settore, dalla Logistica al Medicale. Un profilo di ‘professionista ibrido e versatile’.

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