L’Ue traccia la rotta per l’equità (salariale)
La trasparenza salariale rientra nel tema a largo spettro della sostenibilità. Vale a dire che non solo di parità retributiva si tratta, per cui si deve ancora combattere: “La differenza salariale oggi è ancora grave; le donne guadagnano in Europa, come in Italia, circa il 12% in meno degli uomini”, ha ricordato Ciro Cafiero all’evento di presentazione del libro da lui curato dal titolo Trasparenza salariale e parità di genere nell’impresa (edito da Giuffré Lievre) il 6 marzo 2026 alla Camera dei Deputati. Un gender pay gap che poi ha effetti a lunga gittata: “Si riflette anche su una disparità previdenziale con pensioni oggi troppo basse”, ha proseguito Cafiero.
La questione è più ampia e ha a che fare più in generale con il rispetto dei diritti umani, senza il quale le imprese rischiano di andare a sbattere in un mondo alle prese con inverno demografico, intelligenza artificiale e invecchiamento demografico. “Il tema è quello della salvaguardia dei diritti e degli ecosistemi”, ha sottolineato Daniele Cabras, Consigliere del Presidente della Repubblica sugli Affari giuridici e costituzionali.
Parità salariale e sostenibilità vanno a braccetto
Gli scenari demografici che si prospettano da qui ai prossimi 20 anni sono drammatici. “Per questo la sostenibilità non deve essere percepita come un vincolo, ma come l’unico modo per governare i fenomeni”, ha spiegato all’evento Elena Bonetti, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica. E qual è l’unico modo che le aziende hanno a disposizione per farlo? “Conoscere le correlazioni tra le variabili per disegnare il miglior processo possibile”, ha concluso la Presidente.
Ecco perché i diritti salariali sono legati a doppio filo alla sostenibilità. Non ci si pensa spesso perché il dibattito mediatico e nel mondo delle imprese è adesso tutto centrato sui cambiamenti immediati che sta per generare il recepimento della direttiva europea sulla Pay Transparency, la numero 970/2023, da convalidare entro il 7 giugno 2026. Ma il fulcro della novità non è soltanto la possibilità di conoscere gli stipendi dei colleghi che svolgono pari mansioni o la Ral obbligatoria negli annunci, i temi di cui appunto più si parla. C’è anche altro.
I temi affrontati nel libro
Il volume di Cafiero esplora infatti altri tre provvedimenti europei, tutti interconnessi. Oltre alla direttiva 970 per abbattere il divario retributivo, c’è la 1760/2024 (Csddd), che impone alle imprese ulteriori sei step di due diligence sui diritti umani; e ancora la Direttiva 2464/2022 (Csrd), per integrare il bilancio di sostenibilità nelle organizzazioni; e infine la Direttiva 1499/2024 sugli Organismi di parità di genere, per rafforzare i processi per la gender equality.
Le aziende avranno tempo fino al 2028 per adeguarsi. Quello che ha in mente Bruxelles è in sostanza instillare una concezione diversa del welfare aziendale. “Non una zavorra, ma un propulsore della sostenibilità”, ha rilanciato Cabras. Il tutto nel contesto della lotta alle disuguaglianze che può essere visto come il fil rouge di ogni novità normativa. Un nuovo diritto del lavoro in sostanza, nel segno di una governance illuminata.
La trasparenza salariale come leva verso l’equità salariale
L’uguaglianza retributiva è un principio già riconosciuto a livello costituzionale. Per ora però resta sulla carta: “Fa parte di quegli obiettivi che non sono stati ancora pienamente raggiunti”, ha commentato Bonetti. Verso cui puntare però come trampolino di lancio per lo sviluppo del Paese. “Senza cambiare leggi e politiche per consentire alle donne di svolgere il proprio lavoro l’Italia si condanna da sola alla recessione. Anche perché già adesso siamo in stagnazione”, ha aggiunto la deputata.
I tempi sono lunghi, ma è per il bene di tutti. “Il metodo legislativo dell’Unione europea appare a volte lento e farraginoso”, ha proseguito Cabras. “Incontri con gli stakeholder, analisi di impatto, mediazioni infinite tra i rappresentanti governativi e poi i parlamenti nazionali che vogliono dire la loro: processi che si interrompono e che sono impossibili da comunicare”. Ha concluso invece così Bonetti: “È la democrazia a essere faticosa”. Ed è così che poi si va a incidere concretamente nella vita dei cittadini europei. E la visione dell’Ue, che non si basa solo sugli interessi di mercato, è questa: “Sostenibilità sociale e ambientale vadano di pari passo”, ha detto ancora Cabras. L’obiettivo che si pone l’Ue non è solo quello di superare le disparità retributive di genere, ma di più ampio respiro. Nello specifico ottenere una equità salariale contro ogni forma di discriminazione.
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