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Le competenze come infrastruttura strategica nell’era dell’AI

Aziende, istituzioni ed head hunter si riuniscono per fare il punto sul ruolo della formazione in un momento di convergenza di trasformazioni rapidissime, tra sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (AI) e necessità di nuove (e rivisitazione di vecchie) competenze.

Succede all’evento H Factor, organizzato da Gruppo Il Sole 24 Ore e Digit’Ed, azienda leader nella formazione professionale, che si è tenuto il 26 marzo 2026 nella sede centrale del quotidiano, a Milano.

Nasce Sole 24 Ore Business School

Il convegno è anche l’occasione per le due realtà di annunciare il percorso di rebranding che porterà alla nascita di Sole 24 Ore Business School, frutto della partnership strategica tra Digit’Ed e Gruppo Il Sole 24 Ore. L’operazione rappresenta il potenziamento formativo di 24 Ore Business School, nel segno della continuità e dell’autorevolezza del brand Il Sole 24 Ore.

“Lo sviluppo d’impresa nel Paese è una delle mission dell’editore e, in allineamento con Digit’Ed, si mira a colmare il mismatch e a creare nuove figure professionali. Lo scopo è anche la competitività verso l’estero delle aziende italiane” sostiene Federico Silvestri, AD del Gruppo Il Sole 24 Ore.

“La premessa industriale dell’operazione è l’arricchimento: integrazione dei contenuti, ampliamento della faculty ai giornalisti e valorizzazione dell’ecosistema di partner delle due Scuole. Sole 24 ORE Business School diventa la più grande Business School non accademica in Italia” precisa Davide Vassena, CEO di Digit’Ed.

La people strategy come asset fondamentale

Tutti gli ospiti di H Factor, moderati dalla giornalista de Il Sole 24 Ore Cristina Casadei, concordano su un punto: non basta investire in tecnologia, serve investire nella people strategy mettendo in opera progetti di formazione continua e creando organizzazioni adattive che sappiano navigare i tempi incerti del presente.

“In un mondo disordinato in cui il fattore geopolitico domina il pensiero di aziende e istituzioni e dove la tecnologia evolve sempre più velocemente, il fattore umano diventa sempre più centrale” continua Silvestri. “I business leader del panorama italiano considerano la formazione come l’architrave della people strategy, che è una priorità sul tavolo non solo dell’HR, ma anche dell’AD” conferma Davide Vassena, CEO di Digit’Ed.

Riccardo Di Stefano, Delegato all’Education e Open Innovation di Confindustria, ha creato con Digit’Ed una rete di Digital Academy di filiera per far fronte al mismatch in molti settori industriali.  “Bisogna uscire dall’ottica della formazione come episodio collaterale al business. La crisi demografica rende il panorama complesso, bisogna far scendere tutti gli attori in campo per governare cambiamenti trasversali a tutti i settori. Investire sul capitale umano vuol dire produrre di più e meglio” spiega Di Stefano.

Dalle ricadute della formazione dipendono anche le performance aziendali. “La formazione permette alle aziende di navigare mercati incerti.  Il capitale umano è la vera forza propulsiva dell’innovazione, ma alle persone vanno fornite le risorse per innovare e questo dipende dalla cultura organizzativa. La formazione non deve essere un evento spot ma va strutturata come un apprendimento continuo” spiega Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata MSD Italia.

Intelligenza Artificiale: il valore umano non è residuale

L’Intelligenza Artificiale sta imprimendo un’accelerazione che avrà un impatto diretto sul lavoro, anche se in Italia si fatica ancora a coglierne fino in fondo la portata. Non si tratta di una semplice transizione, ma di una trasformazione profonda. Sul fronte tecnologico, viviamo in una posizione più periferica, mentre negli Stati Uniti gli effetti sui mercati e sull’occupazione sono già evidenti.

Il mondo del lavoro cambierà radicalmente: alcune professioni scompariranno, altre nasceranno, ma molte non siamo ancora in grado di immaginarle. Per questo si apre una necessità senza precedenti di upskilling e reskilling. “La parola chiave davanti a questa disruption è formazione come leva strategica” commenta Vassena.

Padre Benanti, professore di Filosofia Morale alla Luiss, racconta a Parole di Management quale sarà l’impatto atteso dall’AI, una tecnologia che di fatto ha la capacità di surrogare l’umano nei processi di produzione. “Non dobbiamo capire qual è il valore marginale della risorsa umana rispetto alla macchina, ma ridisegnare l’organizzazione affinché sia l’umano la risorsa che aggiunge valore all’interno del processo che viene messo a terra. Chi riesce a ridisegnare il processo in questo modo è anche chi riesce ad acquisire la maggior moltiplicazione di valore indotto dall’AI, a seconda anche del settore industriale e della verticalità” spiega Benanti. Concetto approfondito durante il convegno: un conto è la delega cognitiva alla macchina, intesa come supporto al processo industriale, un altro è se questa delega assume le caratteristiche di una vera e propria resa cognitiva, in cui l’umano non è più necessario all’interno del processo.

Tool AI per le risorse umane

L’Intelligenza Artificiale sta trasformando le Risorse Umane da funzione operativa a leva strategica, automatizzando attività ripetitive (screening CV, onboarding), migliorando il recruiting e personalizzando formazione e sviluppo.

Stefano Valvano, Managing Director & Partner di Russel Reynolds Associates, spiega che la sua azienda sta costruendo un cervello aziendale con dati interni ed esterni che possano aiutare a selezionare le persone e i partner giusti, appaltando parte della ricerca all’AI. Lasciando agli umani le fasi più complesse e scientifiche del lavoro, come gli assessment. “La scelta del leader un tempo era basata sulle competenze e il track record, ora invece si pensa che il potenziale sia predittivo di quello che si può fare nel futuro. Diventano importanti qualità come curiosità, learning agility e socialità” conclude Valvano.

Per Flavio Zollo, Partner and Head of Italy di True Search, l’AI ha risolto quei limiti computazionali del cervello umano per cui, in epoca analaogica, si attingeva a un bacino di persone limitato, finendo per mandare avanti sempre gli stessi candidati. Se da un lato con Internet (e in seguito l’AI) si è democratizzato l’accesso alle posizioni e il sourcing è apparentemente più facile, dall’altro lato l’entropia è aumentata di pari passo. “L’AI può aiutare a sistematizzare il processo di vaglio delle skill e moltiplica la capacità di delivery, ma chi riesce a gestire il processo e arginare l’entropia è sempre l’umano” conclude Zollo.

Il potere dello storytelling

Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di A2A racconta dal palco di H Factor il valore dello storytelling aziendale per coinvolgere i dipendenti e farli sentire parte di un progetto condiviso. Innanzi tutto, il piano industriale a 10 anni dà prospettiva alle persone. Poi il naming: A2A Life Company, un payoff che vuole uscire dall’immaginario statico della multiutility. Inoltre, i piani di welfare permettono di toccare tematiche importanti e molto sentite dalla popolazione aziendale: genitorialità, housing, piani di azionariato diffuso con incentivi che partono dal basso. Tutti questi elementi contribuiscono all’ingaggio delle persone. Poi, una volta ingaggiate, le persone vanno formate perché non invecchino professionalmente. “La formazione oggi deve ere essere molto ampia: la visione della società cui viviamo è il primo step da cui partire” sostiene Mazzoncini.

Benedetto Levi, CEO Iliad Italia, racconta dell’importanza di avere un gruppo di lavoro coeso e concentrato sullo stesso obiettivo. Agli inizi, quando Iliad approda in Italia nel 2018, nessuno, al di fuori, pensava ce l’avrebbero fatta. “Le prime persone in Iliad ci hanno messo ‘la pancia’ e volevano dimostrare agli altri che si sbagliavano, Condividevano  anche la voglia di portare innovazione in un settore a bassissima Customer Satisfaction come quello della telefonia mobile” spiega Levi. Quello che ha permesso all’azienda di crescere così tanto (leader in Italia per 31 trimestri successivi dal momento della fondazione) è stata la coerenza fra i valori interni e quelli che venivano comunicati all’esterno.

L’articolo Le competenze come infrastruttura strategica nell’era dell’AI proviene da Parole di Management.