Lavoro, Stem con le mani in mano?
Studiare le materie Stem (acronimo inglese per Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) è ancora una garanzia per il futuro lavorativo? Dai dati sembrerebbe di no. L’industria tech non è più quella di un tempo, quando la si credeva prestigiosa e sicura, al riparo dai tumulti dell’economia. I colossi della tecnologia continuano infatti sì a investire miliardi di dollari, ma nell’Intelligenza Artificiale (AI), polverizzando posti di lavoro. Sta arrivando così una doccia fredda per quelli che, una volta intrapresa una carriera nel campo della tecnologia, si aspettavano buone retribuzioni, lavoro sicuro e abbondanza di opportunità che li avrebbero accompagnati fino alla pensione.
Il quadro lo ha tracciato un articolo del Washington Post. Partendo innanzi tutto dalle ondate di licenziamenti, che non si fermano. Amazon ne ha appena annunciati altri 16mila, che si aggiungono ai 14mila di ottobre 2025, per una riduzione complessiva di circa 30mila posizioni in due anni. Lo scopo, ha fatto sapere il colosso statunitense di Jeff Bezos, è ridurre la burocrazia. Lo stesso sta succedendo in Pinterest, che punta a ridurre l’organico del 15%. E che è in buona compagnia: Meta ha tagliato più di 1.000 posti dall’inizio del 2026, mentre Microsoft ne ha tagliati 15mila nel 2025.
Le testimonianze degli ex lavoratori del tech
Dopo anni passati a lavorare come recruiter, Justin Kirkwood, 47 anni, era passato al mondo tech, diventando un Project Manager nel campus Meta di Seattle. Si era fatto spazio subito dopo la laurea, ha raccontato al Washington Post, insieme con altri colleghi, certo di assicurarsi un impiego fisso e sicuro. La sua percezione però ha iniziato a vacillare quando, nel 2022, il gigante dei social media ha in un solo giorno licenziato 11mila dipendenti. Quando il benservito è toccato a lui, ha cominciato a pensare ad alternative lontanissime e decisamente meno prestigiose, come il ciabattino o il venditore di hot dog.
“La mia convinzione sul fatto che l’industria tech fosse la principale strada verso la stabilità lavorativa è definitivamente naufragata”, ha dichiarato. Il colpo di grazia è arrivato poi da un mercato del lavoro statunitense che non brilla. “La quota di disoccupazione è ai minimi, al 4,4%, ma il sistema è congelato e le persone restano attaccate alla propria sedia”, ha commentato Diane Swonk, Chief Economist di Kpmg, una delle principali società di servizi professionali internazionali e inserita fra le Big four della revisione contabile.
La promessa mancata dell’AI
A differenza del boom della New Economy degli Anni 90, l’esplosione dell’AI non sta creando una nuova pletora di posti di lavoro. “Le compagnie tech sono finanziariamente sotto pressione perché continuano a investire nella costruzione di data center per perseguire le proprie mire sull’AI”, ha continuato Swonk.
“Fino a qualche tempo fa era impensabile che Amazon lasciasse a casa migliaia di persone”, ha spiegato al Washington Post Fintan Palmer, ex ingegnere software per il colosso di Bezos, licenziato nell’ottobre 2025. “Ma negli ultimi anni le aziende del settore hanno cessato di essere un porto sicuro, e spesso a farne le spese sono i lavoratori più giovani, quelli con meno esperienza e quindi meno chance di reinventarsi”.
Nel frattempo, Palmer ha trovato una nuova sistemazione grazie al suo giro di conoscenze: “Sto lavorando duramente per irrobustire la mia nuova posizione”. Ma il suo timore è che gli altri non se la passeranno troppo bene. I periodi di disoccupazione per chi si ritrova senza un impiego e ne deve trovare un altro si fanno sempre più lunghi negli Stati Uniti. Da una media di 19,5 settimane a dicembre 2022 si è passati a 24,4 a fine 2025.
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