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Lavoro, chi conosce… trova

Ottenere un lavoro: impresa titanica? In Italia, e sicuramente anche altrove, trovare lavoro è una fatica spesso ‘aggirata’ rivolgendosi al giusto giro di conoscenze. È la famosa raccomandazione’ che serve per aggiudicarsi un posto e sostituisce il regolare processo di recruiting. Ma è sempre una pratica così scorretta? O invece, pur trattandosi di una scorciatoia, tutto sommato può avere una sua legittimità? 

A ben guardare, travolti come siamo da informazioni di ogni genere, notifiche e liste di cose da fare, con la promessa (e forse la minaccia) di una Intelligenza Artificiale (AI) che cambierà tutto, tornare alle relazioni, a quel networking del passato – l’’economia del favore, la definisce il giornale Business Insider (BI) – potrebbe essere la strada per un po’ di sollievo. “La nostra attenzione discontinua sarà sempre catturata dalle persone che ci sono vicine, di cui ci interessiamo e che vogliamo aiutare”, ha affermato Dorie Clark, una coach della Comunicazione alla Columbia Business School intervistata da BI. E questa potrebbe anche essere la via, perché no, per trovare lavoro. 

Coltivare relazioni, ma nel modo giusto

È tipico che l’aggancio alla vacancie avvenga non tramite il contatto diretto, bensì tramite la rete di conoscenze: “Ti trovi ad aiutare qualcuno che non conosci così bene, ma perché indirettamente stai facendo un favore a qualcuno a cui sei legato”, ha detto ancora Clark. Un classico esempio potrebbero essere le amicizie nate a scuola. “Sono quelle più solide e per cui le persone, specie in tempi in cui il lavoro scarseggia, sono più disposte a spendersi”

Bisogna anche saperci fare. E non affidarsi troppo ai social network, magri sostituti delle connessioni profonde. Meglio procedere con messaggi su misura: “Essere amichevoli, affettuosi, salutare senza chiedere subito qualcosa in cambio”. E comunque la regola principale resta una: passare del tempo insieme nella vita reale, in carne e ossa. Il vero gold standard. “Fare network significa coltivare relazioni con le persone, è come piantare alberi”, è l’opinione di Ivan Misner, founder di BNI, organizzazione statunitense di business networking, diffusa in tutto il mondo e arrivata anche in Italia nel 2003.  

Le pile di cv (mai letti) sulla scrivania

Chi non lo farebbe in fondo? Pile di curriculum accatastati sulla scrivania. Per chi deve fare recruiting sono un’ulteriore mole di attività da svolgere, anche con l’aiuto di software appositi. Ovvio allora che funzioni di più qualcuno che passeggiando nei corridoi di un ufficio porga un curriculum dicendo: “Mio nipote cerca lavoro, qui c’è il suo curriculum, gli daresti un’occhiata?”, ha spiegato Gorick Ng, autore del libro The Unspoken Rules.

Ecco allora che qualcuno si troverà come per magia catapultato in prima fila nella selezione. “Perché nel mentre è andata in scena un’altra persona, segnalando un nome da scegliere”. Sta tutta qui l’importanza per i candidati dell’occasione di essere visti, sentiti e ricordati. “Del resto i manager HR non saranno troppo propensi ad assumere qualcuno di cui non si siano innamorati come candidato”. E il motivo è fin troppo semplice: “È dura avere un colpo di fulmine per chi non è altro che un documento Word, che magari neanche hai visto”.  

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