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L’AI sostituirà soprattutto il lavoro delle donne 

Il discorso è forse diventato un po’ stantio. Il riferimento è alla domanda che da tempo ricorre tra media ed esperti: quali sono i lavori più a rischio per colpa dell’Intelligenza Artificiale (AI)? C’è un aspetto però a cui si fa di solito meno caso. Partendo dall’assunto che è ormai assodato che le mansioni meccaniche e ripetitive saranno sostituite man mano dalle tecnologie guidate dall’AI, allora saranno proprio le donne (che più presidiano questo tipo di lavori) a essere maggiormente esposte alla probabilità di rimanere senza lavoro. 

La riflessione parte dal quotidiano statunitense Washington Post, che riporta uno studio condotto dal think tank Brooking Institution e dal National Bureau of Economics Research. Dove si sottolinea come mentre l’AI progredisce e diventa più capace, alcuni lavori mantengono alta la propria richiesta mentre altri declinano. È per esempio il caso dei web designer e dei segretari, che se la vedono peggio – per dirne una – dei collaboratori scolastici. Il punto su cui focalizzarsi è però un altro. Ovvero che sono i lavori tipicamente femminili quelli più facilmente sostituibili. 

I lavori che saranno (quasi sicuramente) spazzati via

Secondo lo studio riportato, le posizioni più attaccabili dall’AI sono ricoperte per l’86% da donne. Suggerendo dunque che non tutti pagheranno allo stesso modo all’interno la società e che saranno le donne a subire gli effetti peggiori delle trasformazioni in corso. 

Ma quali sono le mansioni considerate a maggiore vulnerabilità? Quelle di segreteria e più in generale le amministrative, ruoli occupati da donne nella quasi totalità dei casi negli Stati Uniti (96% secondo il report). Si tratta in totale di 1 milione e 737mila dipendenti. Seguono i receptionist, 964mila unità, di cui il 92% donna. E ancora chi è nella contabilità: per i 156mila censiti che si occupano di payroll, l’89% è al femminile. Infine interpreti e traduttori, quelli che rischiano di più a detta delle stime riportate. E dove è donna il 77%. su 55mila lavoratori complessivi. 

La storia insegna 

Non c’è però di che disperarsi. In primis perché sono dati da prendere con le pinze. La storia ha insegnato come economisti e ricercatori siano pessimi predittori degli effetti delle nuove tecnologie sul lavoro e sui lavoratori. Quindi le previsioni, è la nota a margine dello stesso Washington Post, sono da prendere “seriamente ma non alla lettera”. Perfino gli stessi autori delle ricerche lo riconoscono: tutte le analisi in ambito AI e lavoro possono essere utili ma di certo non infallibili. “Tutte le principali domande sugli effetti dell’AI sul mercato del lavoro sono ancora senza risposta” ha affermato Jed Kolko, ricercatore senior al Peterson Institute for International Economics.

E poi sono molteplici gli esempi di occupazioni che si sono estinte per colpa della tecnologia, salvo poi dare vita a nuovi spazi di lavoro. Un caso su tutti: le telefoniste degli anni Venti. Anche in quella circostanza si trattava praticamente di sole donne. Con l’avvento del telefono nelle case scomparvero. Ma subito dopo, negli Stati Uniti, si verificò un boom di assunzioni tutte al femminile nei settori della segreteria e nei ristoranti. Morto un Papa se ne fa un altro, in buona sostanza. 

L’articolo L’AI sostituirà soprattutto il lavoro delle donne  proviene da Parole di Management.