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Job hopping addio, adesso conviene restare in azienda

Finiti i tempi d’oro (si fa per dire) delle Grandi Dimissioni negli Usa in epoca pandemica, adesso si scopre che non è più così vantaggioso passare da un impiego all’altro per aggiudicarsi retribuzioni maggiori. In passato funzionava: forti delle tante offerte a disposizione si lasciava con una certa disinvoltura il posto di lavoro e si passava a un altro, assicurandosi il più delle volte stipendi migliori. Adesso succede il contrario. Il fenomeno in corso potrebbe definirsi ‘La Grande Permanenza’, come spiega il sito dell’emittente tv statunitense Cnbc.  

I lavoratori preferiscono restare al proprio posto. Una decisione che sembra dare loro ragione in termini di remunerazione: comparando le buste paga, quelle più alte sono ora di chi resta fedele all’azienda. “Tra il 2021 e il 2022, con la pandemia ormai dietro le spalle, si era verificato un boom di assunzioni che aveva spinto i salari verso l’alto” ha commentato Bonnie Dilber, manager HR della compagnia di software Zapier. “Al momento invece ci sono interi eserciti di candidati a disposizione e le aziende non hanno motivo di competere sul piano salariale”.

Quello che dicono i dati

Il mercato del lavoro odierno è profondamente cambiato rispetto a qualche anno fa, quando i datori di lavori riscontravano difficoltà a ricoprire le posizioni aperte. Che erano schizzate negli USA dai 7 milioni del 2019 al record delle 12,2 milioni di unità a marzo 2022. Prima di crollare ai livelli pre-pandemici all’inizio del 2026, secondo le statistiche ufficiali del Bureau of Labour Statistics.

Se si guarda infatti al mese di febbraio 2026, si vede come le posizioni aperte siano calate di 92mila unità e il tasso di disoccupazione sia salito al 4,4% (in confronto al 3,4% di aprile 2023). Ecco spiegato perché sono molto diminuiti anche i lavoratori che decidono di abbandonare volontariamente il proprio posto. La quota è calata dal 3% del 2022 al 2% del 2026.

E lo stesso è accaduto per il cosiddetto ‘premio retributivo’ da job hopping. Vale a dire il guadagno ottenuto nel passaggio da un lavoro all’altro. Tra il 2022 e il 2023 per chi cambiava frequentemente occupazione lo stipendio risultava mediamente più alto del 2% rispetto a chi restasse nel proprio lavoro, secondo i dati dell’Osservatorio della banca Atlanta Fed’s.

Un gap salariale che si è dissolto

Lo scarto retributivo è andato mano mano dissipandosi. Nel 2025, l’incremento di stipendio di chi lasciava il proprio lavoro si è assottigliato a favore di quelli che sono restati alla propria scrivania. Nello specifico chi ha lasciato il proprio lavoro a gennaio 2026 ha visto crescere la busta paga di appena il 4,4%, un terzo rispetto al picco del 14% registrato durante l’emergenza Covid. E mezzo punto sopra il 3,9%, ovvero la media dei rialzi di stipendio per i cosiddetti job stayers.

Cambiare lavoro con frequenza poteva in passato portare a salari più elevati, ma adesso la maggiorazione è inferiore rispetto a prima” ha concluso Christina De Pasquale, docente di Economia alla Johns Hopkins Carey Business School di Baltimora. “I lavoratori sono più cauti perché le offerte di lavoro si sono ridotte e la disoccupazione è cresciuta, e tendono a restare dove sono”.

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