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Il networking funziona ancora?

Le attività di networking tra imprenditori sono una delle attività chiave per chi fa impresa. A sostenerlo è un approfondimento della MIT Management Executive Education, che riferisce di come l’entrata in un ecosistema di relazioni può fornire accesso a informazioni, opportunità e alle giuste connessioni nel momento in cui servono.

Quindi, se da un lato l’imprenditorialità nasce da idee e progetti personali, dall’altro non significa che debba necessariamente essere un percorso solitario. “Gli eventi di networking possono dare vita ad alleanze strategiche e partnership in grado di rafforzare le capacità dell’azienda e ampliarne la presenza sul mercato”, si legge in uno studio della University of Cincinnati, che conferma l’interesse accademico sul tema.

Questo approccio è senz’altro più diffuso nel mondo anglosassone. In Italia è praticato, ma con caratteristiche culturali e strutturali diverse. Spesso si basa su relazioni personali consolidate, fondate su fiducia e reciprocità, più che su scambi rapidi e formali. Eppure, il terreno non manca: l’Italia è tra i Paesi leader in Europa per tasso di imprenditorialità, con oltre 4,8 milioni di imprenditori (secondo i dati Istat 2021). Una densità che favorisce la nascita di reti, soprattutto locali e territoriali.

L’esperimento in Veneto con la comunità di imprenditori

In questo contesto si inserisce l’esperienza di AdHoc Group, network italiano di imprese e imprenditori. Martina Agrizzi, oggi alla guida dell’azienda fondata dal padre Giordano, racconta a Parole di Management la parabola evolutiva che ha portato la sua impresa ad abbracciare in modo strutturato il concetto di networking come propulsore di valore per le organizzazioni.

La storia di AdHoc nasce dall’esperienza imprenditoriale di Giordano Agrizzi. Giovanissimo, creò un’azienda di successo nel settore degli arredi di design; la crescita, però, fu troppo rapida e non sostenuta da competenze gestionali. E il risultato fu un doloroso fallimento. Ripartito da zero, a 45 anni decise di fare tesoro degli errori del passato, intraprendendo un percorso di formazione profondo (tra filosofia, psicologia e storie di grandi imprenditori) con l’obiettivo di costruire un modello diverso da quello percorso in precedenza.

“Mio padre ha capito che nel sistema impresa italiano, e in particolare nel Nord Est, ci sono una serie di elementi distonici, che portano gli imprenditori a ripetere gli stessi errori in cui era caduto lui stesso. Per questo ha voluto creare un luogo fisico dove riunire altri imprenditori che a loro volta abbiano la percezione del fatto che si possa vivere in maniera diversa, sia la propria vita, sia il fare impresa”, racconta Martina Agrizzi.

L’evoluzione del modello di business: dal networking al servizio

AdHoc è nata quindi dalla volontà di creare un ambiente dove gli imprenditori potessero condividere esperienze autentiche, superando la facciata del successo a tutti costi. L’obiettivo era creare una comunità basata su appartenenza e valori condivisi, non un semplice network.

Nel 2020, quando l’azienda passa alla direzione di Martina Agrizzi, si è configurato un cambio di paradigma nella strategia aziendale. Il networking, pur rimanendo centrale, era chiaro che non bastasse più. AdHoc si è ripensata come una cassetta degli attrezzi con strumenti diversi a disposizione delle aziende socie, integrando al proprio interno percorsi di formazione per soddisfare i bisogni delle aziende.

AdHoc School è un progetto rivolto a imprenditori e manager che faticano ad applicare le nozioni apprese; il metodo si basa su profilazioni attitudinali ed esercizi pratici mirati che obbligano i partecipanti a implementare i concetti studiati (creare un organigramma, delegare una funzione) fino al completamento, per superare il divario tra teoria e pratica”, precisa l’imprenditrice. “Per far nascere le relazioni non basta creare un evento e far conoscere gli imprenditori. Il semplice scambio di biglietti da visita non è più sufficiente, e questo è il limite del networking”.

Agrizzi ha quindi affiancato ai Work Group (il format storico dell’azienda, che prevede una serata di networking al mese accompagnata da uno speech a tema) gli Special Event a carattere esperienziale. “Durante questi eventi speciali, i soci AdHoc sono accompagnati in visita all’interno di aziende del territorio che si sono distinte per merito e innovazione e hanno la possibilità di incontrare e dialogare con le figure apicali”, racconta ancora l’imprenditrice. Inoltre, le attività di formazione e servizi per le aziende aprono numerose possibilità di creare servizi spinoff pensati per generare valore concreto per i soci: “Abbiamo creato un Book Club, che è diventato uno degli appuntamenti più apprezzati della community, un format che unisce cultura, confronto e relazione, capace di generare numerose connessioni professionali tra i partecipanti. Accanto a questo, è in fase di avvio Succedo, progetto sviluppato insieme alla Professoressa Daniela Lucangeli e in collaborazione con Mind4Children, dedicato al passaggio generazionale nelle imprese familiari. Si tratta di un percorso pionieristico in Italia, che affronta questo momento cruciale non solo dal punto di vista organizzativo, ma soprattutto relazionale”.

Forma Aquae, la connessione che diventa valore

Se il networking funziona davvero lo si capisce nei momenti in cui una relazione smette di essere un contatto e diventa un’opportunità concreta. È ciò che è accaduto a Forma Aquae, azienda attiva nell’arredo bagno B2B, entrata in contatto con AdHoc proprio durante uno Special Event. Paolo Mari, titolare dell’azienda, racconta che l’esigenza iniziale era semplice: uscire dal perimetro della propria realtà per cercare idee e confronto: “Avevo bisogno di dialogare con altri imprenditori. La visita in un’azienda del territorio mi ha fatto capire quanto sia utile parlare direttamente con chi guida un’organizzazione, vedere i flussi, ascoltare scelte e criticità. È un modo per rompere l’isolamento e superare quella visione inevitabilmente parziale che si ha restando chiusi nella propria azienda”.

Da quell’incontro, il rapporto si è evoluto in un percorso strutturato: Forma Aquae si è affidata ad AdHoc per alcune attività di formazione, prima sul management e poi estendendole anche ai collaboratori. “Nel B2B il fattore umano resta il perno del successo: non basta saper fare, conta soprattutto saper essere. Intelligenza emotiva, empatia e capacità di costruire relazioni autentiche sono sfide decisive e, spesso, veri indicatori del futuro di una PMI”, aggiunge l’imprenditore.

Per Mari e Agrizzi il punto è chiaro: nell’era dell’Intelligenza Artificiale (AI), la tecnologia può accelerare processi, ma non sostituire ciò che rende solide le reti tra imprese. Fiducia, confronto e relazione. Ed è proprio qui che il networking ritrova la sua funzione originaria: non collezionare contatti, ma attivare connessioni utili e durature, capaci di generare idee, competenze e scelte migliori.

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