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Groenlandia, l’Eldorado di ghiaccio… che scotta

Non c’è dubbio che sulla Groenlandia si giochino interessi militari e strategici. Non solo per la posizione geografica, la ricchezza di risorse naturali e il controllo delle attività marittime e dei flussi commerciali, come ho già avuto occasione di spiegare nell’articolo “Groenlandia, Terre più uniche che rare. Dal punto di vista degli Stati Uniti, quell’immenso blocco di ghiaccio e rocce è una vasta piattaforma con cui ci si deve confrontare, per necessità difensiva e dunque per salvaguardare la propria esistenza. Per quanto la preoccupazione sulla reale tenuta dei confini statunitensi tenesse da anni con il fiato sospeso i vertici del Pentagono, la questione è emersa imperiosa durante la scorsa estate e si è accentuata ancora di più nell’autunno 2025.

Il 26 ottobre 2025, il Presidente della Russia Vladimir Putin annunciò pubblicamente che il test del missile a propulsione nucleare Burevestnik era andato a buon fine e che dopo la fase di verifica sarebbe stato messo in produzione. Secondo le indiscrezioni raccolte tra i vertici Nato da fonti occidentali del tutto rispettabili come Reuters, Bloomberg, Die Welt e The Spectator, di fronte a questa minaccia non esiste nulla che sul fronte occidentale possa fronteggiare il rischio di essere colpiti da queste nuove armi. Anche i missili Tomahawk, per quanto possano ospitare diverse testate nucleari offensive, hanno una potenza limitata e una media gittata, che li rende obsoleti di fronte alle nuove soluzioni della Russia.

Le nuove armi della Russia di Putin

Burevestnik, infatti, ha un motore che è costituito da un minireattore nucleare leggero, in grado di mantenersi in volo in maniera indefinita, può cambiare direzione in qualsiasi momento, può modificare la velocità e l’altitudine, per abbassarsi anche sotto la soglia di visibilità ai radar. Secondo il progetto della casa costruttrice, Novator, nel corso dei prossimi anni la velocità di Burevestnik sarà portata dagli attuali 930 chilometri orari agli oltre 3mila. Il sistema diventerà dunque ipersonico, con una autonomia di volo assicurata per almeno 180mila chilometri, pari a quasi cinque volte il giro della circonferenza terrestre.

Secondo quanto ha fatto conoscere Valerij Gerasimov, il Capo di Stato Maggiore Generale delle forze armate russe, Burevestnik avrà anche il compito di presidiare l’Artico e il Polo Nord, dove la Russia è più esposta con le sue presenze mercantili e militari. Le vie marittime nel Mar Baltico e nel Mare del Nord sono presidiate dalle forze Nato e la potenziale azione delle navi russe è limitata. Lo sviluppo di un progetto come quello del missile a gittata illimitata assicura libertà d’azione a tutti i convogli russi che operano nel Mar Bianco e spostano l’attenzione verso il Nord.

Ma non c’è solo la paura del missile a propulsione nucleare a intimorire il Presidente Usa Donald Trump e la sua amministrazione. Un altro fattore di rischio annerisce il cielo a stelle e strisce. Si chiama Poseidon ed è un drone sottomarino, anch’esso a propulsione nucleare, che viaggia nelle più remote profondità degli abissi e che è in grado di colpire a sua volta con testate nucleari di enorme potenza. Gli analisti militari, intervistati da giornalisti inglesi e tedeschi, hanno confermato che, nella vicinanza delle coste, tali sottomarini sono in grado di scatenare esplosioni di svariati megatoni, con l’effetto di creare maremoti con onde alte una decina di metri. Onde che potrebbero per esempio sommergere città americane come New York.

L’isola diventa l’ultima difesa degli Usa

Il combinato disposto di missili e sottomarini a propulsione nucleare rende altissima la capacità offensiva della Russia. Burevestnik e Poseidon, insieme con i missili Kinzal, Zircon, Sarmat e Oreshnik costituiscono un’ossatura della nuova modalità bellica russa, di fronte alla quale l’attuale guerra in Ucraina appare come una scaramuccia tenuta in piedi solo per saggiare le reali competenze della Nato sul suolo europeo. In quest’ottica la Groenlandia diventa una terra di passione: è l’avamposto strategico da raggiungere da parte delle forze armate russe per tenere sotto scacco gli Usa ed è l’ultimo baluardo difensivo per Washington, per reprimere e tenere lontani i pericoli di un attacco diretto dal cielo e dal mare.

La creazione di una rete di basi militari americane su quell’immensa distesa di ghiaccio che è la Groenlandia diventa la contromossa più razionale ed efficace. E permette di comprendere perché Trump abbia dato recentemente il via libera alla ripresa dei test nucleari in Nevada e abbia autorizzato un piano decennale di investimenti militari per 950 miliardi di dollari al fine di costituire una barriera protettiva lungo i confini degli Stati Uniti e, possibilmente, del Canada e della Groenlandia.

Per Trump il rischio dell’aggressività russa non è in Europa, ma lungo il proprio perimetro. Burevestnik e Poseidon lo dimostrano. Da qui i tentativi di concentrarsi per un accordo di pace in Ucraina con i russi, al fine di disinvestire dalla Nato in Europa e fortificarsi in patria. In questa visione convivono le dimensioni degli accordi e dei disaccordi tra Mosca e Washington, strette in un ballo forzato dove i passi di danza sono ritmati dall’amicizia e dall’inimicizia a corrente alternata.

Prosegue l’esplorazione geologica nel Continente

Siamo così giunti all’ultimo piano interpretativo delle questioni legate alle mire espansionistiche americane verso la Groenlandia. Una volta compresi anche questi aspetti si avrà una visione completa e coerente della vicenda. In quel Continente conteso sono già operative alcune società minerarie statunitensi che si occupano di esplorazione geologica e di attività estrattiva. Tra queste ve ne sono due che esprimono pienamente lo spirito dei tempi: Critical Metals Corp e Kobold. Su queste ci si deve soffermare in dettaglio.

Nella compagine societaria di Critical Metals Corp si trovano tutti i principali fondi statunitensi che a loro volta dominano la scena sui mercati azionari e che si sono esposti a sostegno dell’amministrazione Trump per la ricostruzione e per lo sfruttamento delle risorse minerarie in Ucraina: BlackRock, Vanguard, State Street. Solo grandi capitali finanziari possono sostenere le spese e i costi per esplorare il sottosuolo, trovare materie prime e avviarne impianti per lo sfruttamento. Da qui si comprendono le pressioni dei vertici di questi gruppi affinché il Tycoon prema l’acceleratore e non si fermi di fronte alle richieste di compromesso che avanzano gli altri Paesi, a partire dall’Europa per finire con Russia e Cina.

Ma Kobold è ancora più rappresentativa, perché al suo interno si intrecciano interessi variegati e che meritano una riflessione più profonda. Nella pancia di questa società mineraria i soci forti sono i principali protagonisti dell’innovazione tecnologica americana. Vi si trovano i fondatori delle principali big tech statunitensi, a cominciare da Bill Gates di Microsoft, che viene affiancato da Jeff Bezos di Amazon e da altri. Vediamoli in dettaglio. Secondo i dati reperibili sui siti finanziari specializzati, come persone fisiche sono presenti anche Ray Dalio e Mukesh Ambani, entrambi imprenditori e investitori di forte spessore. In aggiunta è presente con una quota di rilievo un veicolo societario, Breaktrough Energy, i cui soci sostenitori sono, oltre a Gates, Michael Bloomberg dell’omonimo gruppo e Sam Altman, di OpenAI, che partecipa attraverso la sua società Apollo Project.

Come si può comprendere, Kobold ha interessi molteplici. Il suo scopo principale consiste nell’esplorare le opportunità legate alle risorse geologiche e minerarie, ma al suo interno si trova un cuore, Breaktrough Energy, che è indirizzato a risolvere il problema dell’energia. La società, infatti, è esposta anche nella progettazione di mini centrali nucleari per sostenere la fame di energia dei data center su cui si basa lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (AI). In Groenlandia, sono convinti i soci di Kobold, si potrebbero creare siti operativi congiunti di centrali nucleari e di data center grazie a due risorse presenti: l’uranio e il freddo. La presenza di uranio, materia radioattiva e fissile, sarebbe già stata identificata in alcune aree, mentre il freddo è ovunque e servirebbe a refrigerare sia gli impianti energetici e sia i data center, che per loro struttura sono soggetti a surriscaldamenti.

Terra per sperimentare nuovi modelli urbani

Ma c’è un altro operatore che ha mire sulla Groenlandia. Per certi aspetti è quello ancora più visionario, che è insieme temuto e ascoltato da Trump. Si tratta di Peter Thiel, fondatore di Paypal, primo investitore esterno di Facebook e Co-Fondatore di Palantir. Con il suo nuovo veicolo, Praxis, ha finora raccolto 525 milioni di dollari, per creare in Groenlandia una nuova città, interamente basata sulla tecnologia token, dove non esiste moneta contante, ma solo criptovalute. Si tratta di un nuovo modello di convivenza altamente ingegnerizzata che integra la domotica abitativa con l’urbanistica evoluta, dove la mobilità è elettrica e automatica, e dove ogni attività è supervisionata da sistemi di AI. Si tratta del nuovo ‘Network State’, un nuovo New England dove i fondatori non sono più i Padri Pellegrini, ma i profeti dell’innovazione tecnologica, con i loro gusti e le loro ambizioni.

A questo punto, se si uniscono i puntini è possibile fare un ricamo e ricavare un’immagine che nel complesso appare ancora più nitida rispetto alla chiarezza delle singole parti. Ed è anche possibile comprendere quale sia stato in passato e possa essere ancora in futuro l’intreccio di spinte e di pressioni che portano Trump a scelte ardite. Ci sono ragioni che si possono spiegare sulla base del carattere e della personalità individuale, ma si inquadrano meglio se esiste anche un contesto che le motiva e giustifica. Come esempio valga la decisione del Presidente Usa di nominare Ken Howery ambasciatore degli Stati Uniti in Danimarca. Prima di accedere a incarichi diplomatici, Howery ha co-fondato PayPal insieme con Thiel, e inoltre, il suo fondo di venture capital Fouders Fund, istituito nel 2005 a San Francisco, ha tra i suoi soci lo stesso Thiel.

Non ci sono coincidenze fortuite. La Groenlandia è vista da alcuni grandi capitalisti come il nuovo Eldorado, il Continente dove si potrà sperimentare la nascita di un nuovo modello insieme economico e urbano, tecnologico e avanzato, con una propria autonomia energetica e di sicurezza. E dove il modello produttivo sarà agganciato alla tokenizzazione di ogni struttura e di ogni attività. È il Nuovo Mondo. E sarà costruito nel ghiaccio.

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