
Gates, ma quante ne sAI?
Ha definito l’era dell’Intelligenza Artificiale (AI) come uno “dei periodi più turbolenti della storia umana” e per questo ha lanciato un appello alle istituzioni mondiali per governarla. Quella di Bill Gates è una voce che merita ascolto: pochi come il fondatore di Microsoft hanno visto da vicino come le tecnologie cambiano davvero le organizzazioni e il lavoro. Tuttavia, Gates è passato dall’essere un entusiasta dell’AI – nel 2023, in un articolo, ne celebrava le potenzialità – a mettere in guardia tutti sulla stessa tecnologia, in particolare su tre questioni: lavoro, sicurezza e sviluppo dei giovani. La domanda è lecita: perché questo cambio di rotta? Abbiamo un sospetto: vuoi che dietro ci sia il fatto che Microsoft sia rimasta indietro nella corsa dell’AI?
Il precedente del 2023 non è un dettaglio. In “The age of AI has begun”, Gates scriveva di aver “appena visto il progresso tecnologico più importante dai tempi dell’interfaccia grafica” e paragonava, l’AI Generativa al microprocessore, al PC, a internet e al telefono mobile, le cui rivoluzioni ha vissuto in prima persona: “Sono altrettanto entusiasta di questo momento”. Dopo appena tre anni, ecco che arrivano le preoccupazioni. Sono questioni – scomparsa dei posti di lavoro, attacchi informatici e futuro dei giovani – già ampiamente sollevate; da Gates forse ci si aspettava un contributo più incisivo. Ma desta sconcerto il fatto che il cambio di rotta sull’AI sia arrivato in così poco tempo.
Nessuna relazione diretta con Microsoft
Proviamo a dare una possibile lettura. Crediamo nella buona fede di Gates, che, come da comunicato ufficiale dell’azienda, ha lasciato il Consiglio di amministrazione di Microsoft nel 2020, mentre a novembre 2025, come riferito da MilanoFinanza, la Bill & Melinda Gates Foundation ha ridotto del 65% la sua partecipazione nell’azienda di tecnologia; infine, come riportato da Rolling Out – rivista Usa parte di Steed Media Group – a maggio 2026 il Gates Foundation Trust ha venduto le ultime azioni di Microsoft in portafoglio. C’è però da rilevare che, uscendo dal Cda, come detto in un’intervista al Wall Street Journal, è restato “advisor” informale di Satya Nadella, attuale CEO di Microsoft, per qualche revisione di prodotto (un’attività che pesava per circa il 15% del suo tempo). Inoltre, nell’ultimo articolo, Gates scrive: “Mantengo ancora legami finanziari con questo settore; sto collaborando con Microsoft e altre aziende di AI nel mio ruolo di Presidente della Gates Foundation”.
Perché questa premessa? Perché sul fronte AI, al colosso di Redmond non è andata benissimo. Microsoft è stata tra i primi grandi scommettitori sull’AI Generativa, arrivando, come ricostruito da varie fonti giornalistiche, a investire 13 miliardi di dollari in OpenAI tra il 2019 e il 2023; inoltre spetta all’azienda statunitense il primato di aver coniato – con Copilot – l’espressione con la quale si fa riferimento agli assistenti AI. Eppure, mentre Google e Anthropic correvano, Microsoft si è trovata a inseguire, tanto che oggi – secondo i dati elaborati da Fortune – ai suoi circa 20 milioni di utenti attivi settimanali di Copilot fanno da contraltare i 900 milioni di ChatGPT. Per correre ai ripari, nel 2025 Fortune ha riferito che è stata rinegoziata la clausola di esclusività con OpenAI che ha tenuto Microsoft lontana dai modelli più avanzati.
Come detto in premessa, Gates non ha né potere né interesse economico diretto e immediato nell’azienda che ha fondato nel 1975. Dunque è una voce libera. E forse proprio per questo può leggere lo scenario con distacco critico, formulando riflessioni che non potrebbe fare un player di mercato.
La funzionalità vale più della sicurezza
Negli Anni 90 e 2000, Microsoft dominava incontrastata l’informatica mondiale e non risultarono appelli per governare un cambiamento che stava imponendo. Anzi, fu al centro di vicende giudiziarie, come quella nella quale fu giudicata colpevole di monopolio illegale per aver cercato di ‘estinguere’ Netscape legando Internet Explorer a Windows (Wikipedia ha una pagina dedicata al caso). In circa un decennio, l’Unione europea la costrinse a pagare 2,2 miliardi di euro di multe per pratiche anticoncorrenziali analoghe (anche in questo caso c’è una pagina Wikipedia per approfondire i fatti). Inoltre nel 2002, in un memo interno ai dipendenti, Gates riconobbe implicitamente che l’azienda aveva finora anteposto le funzionalità alla sicurezza (qui il testo integrale del memo).
Non significa che i rischi dai quali siamo stati messi in guardia siano inventati né che la sua esperienza sia vana. Per dovere di cronaca va anche detto che Gates non è nuovo a questi allarmi: già a gennaio 2015, in una sessione Reddit AMA, si era detto preoccupato per l’AI, in compagnia di Elon Musk e Stephen Hawking (tutto ciò avveniva prima che Microsoft investisse in OpenAI e ben prima delle attuali difficoltà competitive). Ma proprio per questo la domanda resta: quanto di questo cambio di rotta sull’AI – dall’entusiasmo del 2023 all’allarme del 2026 – nasce da una volontà autentica di prestare attenzione al cambiamento tecnologico e quanto invece dal fatto che, in questa occasione, la sfida non vede vincere l’azienda che Gates ha fondato? Sempre nel suo ultimo articolo, Gates precisa che le sue opinioni sull’AI “non sono motivate dalla possibilità di guadagnare denaro” per sé e che “eventuali profitti, compresi quelli legati alla tecnologia, andranno alla Gates Foundation”. Tornando alla domanda, è difficile rispondere con certezza. Lo stesso filantropo lo scrive: “Spetterà ai lettori se questo offuschi il mio punto di vista”.
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