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Ferrari, Luce e ombra

Non ha avuto mezzi termini l’ex Presidente di Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, nel commentare il lancio del nuovo modello elettrico di Ferrari, Luce. “Almeno si tolga il Cavallino, si rischia di distruggere un mito”, è stato il suo commento a caldo, al termine dell’Assemblea 2026 di Confindustria, a Roma (l’assise dalla quale Emanuele Orsini ha strigliato l’Unione europea sui temi della crescita e della fabbrica). Unica nota positiva? “Questa sicuramente è una macchina che almeno i cinesi non ci copieranno“, ha concluso l’ex dirigente di Maranello.

La prima vettura elettrica della casa di Maranello è stata presentata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella mattina del 25 maggio 2026 al Palazzo del Quirinale. Erano presenti John Elkann, Piero Ferrari e Benedetto Vigna (rispettivamente Presidente, Vicepresidente e Amministratore Delegato di Ferrari). E mentre analisti, osservatori e appassionati alzavano un coro di protesta per il nuovo design (e sui social si scatenava una tempesta di meme), il titolo Ferrari crollava in Borsa, chiudendo con un ribasso dell’8,37% e perdendo circa 4 miliardi di capitalizzazione in una sola giornata.

Il nuovo modello della Ferrari è giudicato da molti lontano dai canoni stilistici che hanno reso celebre e riconoscibile nel mondo il Cavallino Rampante. Il rischio è che Ferrari si trasformi in una ‘Tesla qualunque’. “Luce sembra un mix tra Honda Accord EV e Tesla 3”, ha dichiarato a Bloomberg Pierre-Olivier Essig, Capo della ricerca di Air Capital. “Siamo persi nella traduzione della nuova strategia di Ferrari che cerca di emulare il design di Apple”, è stato il commento dell’analista finanziario. Dietro al design di Luce c’è infatti LoveFrom, lo studio che fa capo a Jony Ive, storica matita di Apple sin dagli Anni 90 (e fortemente voluto da Elkann).

Un lancio che ha fatto interrogare il mercato

Ma il crollo in Borsa non è imputabile al (solo) design della vettura, perché i fattori in gioco sono molti. Già nell’ottobre del 2025, in concomitanza con la pubblicazione dei target finanziari al 2030, il titolo Ferrari aveva perso oltre il 16%. Gli investitori avevano giudicato il piano troppo prudente (prevedeva infatti una crescita media annua del 6% contro il 10% del piano precedente). E il mercato dell’elettrico è un’ulteriore incognita.

Ferrari Luce, che arriva dopo cinque anni di sviluppo, debutterà sul mercato con un prezzo di partenza di 550mila euro, superiore – sostengono gli esperti – al prezzo medio di vendita del gruppo nel 2025, intorno ai 440mila euro. I giudizi raccolti dagli analisti, ripresi da diverse agenzie di stampa generaliste e specializzate si concentrano soprattutto su due aspetti: le possibili vendite e il posizionamento di prezzo. Equita, per esempio, ha segnalato una certa delusione per la mancanza di indicazioni sui volumi. Allo stesso tempo, però, ha stimato livelli di vendita tali da non produrre effetti rilevanti sui risultati finanziari.

Elkann ha commentato: “Questo nuovo modello tramanda nel futuro i valori che rendono la Ferrari immediatamente riconoscibile in tutto il mondo”.  Vigna ha voluto rassicurare il mercato: Luce è una Ferrari che usa l’elettrico, non un’elettrica qualsiasi”. Per il Responsabile Marketing di Ferrari, Enrico Galliera, i timori del mercato si legano direttamente a quello del valore residuo nel segmento premium dell’elettrico, minato da rivendite troppo rapide e dall’obsolescenza delle componenti. La strategia Ferrari si muove in direzione opposta: volumi controllati, selezione della clientela e servizi finanziari costruiti ad hoc. “Garantiremo che le macchine resteranno in vita per sempre e costruiremo formule capaci di trasmettere al mercato che crediamo in questo progetto”, ha sostenuto Galliera.

Dove va la manifattura italiana?

Nonostante le rassicurazioni del board Ferrari, resta il disorientamento di molti appassionati. Per una parte del pubblico, il nuovo concept tocca un immaginario costruito in decenni di ammirazione per un marchio che ha contribuito a definire nel mondo il prestigio della Manifattura italiana, unendo performance, ingegneria e desiderabilità.

Al di là dell’esperimento Luce, che deve ancora misurare le proprie reali potenzialità sul mercato, la domanda è inevitabile: dove sta andando la Manifattura italiana? Per anni Ferrari ha rappresentato il prodotto bello e ben fatto, l’incarnazione di quel saper fare italiano che tutti riconoscono e molti provano a imitare. Ma se anche la casa di Maranello sembra disposta a rinegoziare il proprio immaginario per inseguire nuove logiche di mercato e nuove platee di consumatori, chi continuerà a presidiare fino in fondo la bandiera del bello e ben fatto?

Lo choc seguito all’’iphonizzazione’ di Ferrari ricorda molto lo sdegno che ha seguito il rebranding di Jaguar, la celebre casa automobilistica britannica che nel 2025 ha annunciato il passaggio totale all’elettrico, rinnovando il marchio e presentando modelli (la tanto discussa ‘Jaguar rosa’) lontanissimi dall’immaginario del brand. Persino il giaguaro è stato eliminato a favore di un logo super minimal in stile tech.

Per Ferrari il rischio è simile, ma forse ancora più delicato. Perché il valore del marchio non risiede solo nella capacità di innovare, ma nella promessa di restare Ferrari anche quando cambia tecnologia. L’innovazione non è il problema. Lo diventa quando, per parlare al futuro, un marchio dimentica la lingua con cui ha costruito il proprio mito.

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