Eugenio Monti: il fair play che vale oro
Il nuovo film tv Rai Rosso Volante racconta la vita e le sfide di Eugenio Monti, atleta 7 volte campione del mondo nel bob e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Grenoble del ’68. Ricordato come uno dei più grandi atleti italiani di sport invernali, a lui è dedicata la pista olimpica di bob di Cortina d’Ampezzo, dove si sono tenute le Olimpiadi invernali 2026.
Ma il film può essere letto anche come un interessante case study manageriale. La vicenda di Monti mostra infatti come visione di lungo periodo, etica professionale, resilienza e lavoro di squadra possano trasformare un grande atleta in un’icona duratura.
Diretto da Alessandro Angelini e interpretato da Giorgio Pasotti, il film è liberamente ispirato al libro Rosso ghiaccio: Eugenio Monti, dietro la leggenda di Stefano Rotta. Nel cast figurano anche Andrea Pennacchi, Denise Tantucci, Stefano Scandaletti e Maurizio Donadoni.
Il film è stato inserito nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, un’iniziativa pensata per ispirare il pubblico internazionale e valorizzare il patrimonio culturale e artistico, sia materiale che immateriale, del nostro Paese attraverso lo sport. In questo senso, Rosso Volante non è solo un biopic sportivo: è anche un racconto capace di collegare generazioni diverse e di avvicinare i più giovani ai valori olimpici.
Il bullone di Innsbruck: quando il fair play è un investimento
Il momento chiave del racconto è ambientato ai Giochi olimpici invernali di Innsbruck 1964. Monti ha già vinto molto, ma non l’oro olimpico. L’atleta realizza un tempo eccezionale, ma durante la gara si accorge che il rivale britannico Tony Nash ha perso un bullone. Senza pensarci un attimo, gli cede il proprio.
Un gesto di grande lealtà sportiva che permette agli inglesi di vincere l’oro, mentre l’Italia deve accontentarsi del bronzo. Per il suo eccezionale esempio di fair play, il Comitato olimpico internazionale (Cio) premia Monti con il trofeo Pierre De Coubertin, considerato la più alta onorificenza per un atleta.
L’episodio del bullone è il punto di partenza di un racconto che ripercorre i quattro anni che portano Eugenio Monti (‘Rosso Volante’, come lo soprannominerà il giornalista sportivo Gianni Brera per la sua audacia e il colore dei suoi capelli) a vincere l’agognata medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali di Grenoble nel 1968. Quattro anni di tenacia, cadute e speranze di un campione di grande talento che ha sempre sfidato la vita. Una storia di sport, amore, amicizia, coraggio.
Rosso Volante: Il Roi della lealtà e la strategia dell’eccellenza
Nel 1964, Eugenio Monti compie un gesto che, in termini aziendali, sembrerebbe un sabotaggio dei propri Key Performance Indicator (Kpi). Cedendo un bullone al rivale Tony Nash, Monti rinuncia al profitto immediato (l’oro olimpico) per salvaguardare l’integrità del ‘mercato’ in cui opera: la competizione stessa.
Monti ci insegna che la brand reputation vale più di un singolo successo trimestrale. Ricevendo il trofeo Pierre De Coubertin, il ‘Rosso Volante’ ottiene un ritorno d’immagine globale che posiziona il suo nome nell’olimpo dei leader, ben prima di incassare il dividendo più prezioso: l’oro di Grenoble ’68.
Il film racconta i quattro anni in cui Monti mette mano, insieme, alla tecnica e alla mentalità: una fase di riposizionamento costruita su correzioni continue, allenamento e capacità di rialzarsi. Tra il 1964 e il 1968 non ‘amministra’ ciò che ha, ma lavora come in un percorso di Ricerca & Sviluppo (R&S): analizza gli errori, riduce i rischi, ottimizza la performance. E sul piano della leadership la lezione è netta: nel bob a due non esiste l’uomo solo al comando. Serve un team sincronizzato, perché a quelle velocità il coordinamento è vitale per non uscire fuori pista.
La resilienza come asset strategico: gestire il ‘down-time’
Nella carriera di Monti, il periodo tra il 1964 e il 1968 non è una semplice attesa, ma una fase di Business continuity planning. La resilienza, in questo contesto, non è solo ‘resistenza’, ma è la capacità di trasformare un fallimento tecnico (in questo caso un bronzo amaro) in un volano di innovazione.
Dopo Innsbruck, Monti non cambia mercato (il bob), ma affina il prodotto. Analizza le criticità, assorbe l’urto della sconfitta e ricalibra l’obiettivo su Grenoble. È la metafora del leader che, davanti a un trimestre in rosso, non smantella l’azienda ma investe in formazione e nuove tecnologie per tornare competitivo.
Il bob come metafora del ‘Cross-functional team’
Se Monti è il Top manager (il pilota), il suo frenatore rappresenta il comparto operativo fondamentale. Nel bob, la sincronizzazione non è un optional: è il presupposto della stabilità.
Il successo di Monti dimostra che nessuna leadership, per quanto carismatica, può vincere senza un team allineato. La fase di spinta iniziale è il ‘Go-to-Market‘: se i membri del team non corrono alla stessa velocità e non saltano a bordo con un timing perfetto, la traiettoria sarà inefficiente.
Una volta in pista, il pilota deve potersi fidare ciecamente di chi sta dietro. È la perfetta metafora della delega responsabile: il leader traccia la rotta, ma il team garantisce la stabilità e la frenata nei momenti critici. Senza questa coesione, il ‘Rosso Volante’ sarebbe stato solo un solista veloce, ma non un campione olimpico. La storia di Eugenio Monti ci ricorda che la sostenibilità nel successo passa per il coraggio di sfidare i propri limiti senza mai compromettere i valori core.
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