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Educazione sahariana

Con una popolazione giovane in rapida crescita e una diffusione accelerata delle tecnologie digitali, l’Africa rappresenta oggi una delle risorse più importanti – e ancora sottovalutate – per colmare il gap di competenze che frena lo sviluppo delle economie occidentali. Secondo la Banca Mondiale, oltre il 40% della popolazione africana è già connessa a Internet, e il numero è in costante aumento. Questo dato, unito all’esplosione demografica (secondo le Nazioni unite la popolazione totale è di 1,56 miliardi di persone) e alla crescente urbanizzazione, descrive un Continente in trasformazione, sempre più digitale, dove milioni di giovani cercano un futuro professionale all’altezza delle loro aspirazioni.

In un’epoca in cui la carenza di sviluppatori, data scientist, web designer e tecnici specializzati rappresenta un ostacolo strutturale per imprese e istituzioni – anche nei Paesi più avanzati – guardare all’Africa non è solo un atto di solidarietà, ma una mossa strategica. L’Italia, come molti altri Paesi europei, soffre la mancanza cronica di profili tecnologici qualificati. Le imprese faticano a trovare le competenze necessarie alla trasformazione digitale e, di conseguenza, rinunciano a progetti innovativi o li rallentano. La questione non è quindi se guardare all’Africa, ma come farlo in modo intelligente e sostenibile.

Manca la formazione di qualità per i talenti

Milioni di giovani africani entrano ogni anno nel mercato del lavoro. Molti di loro vivono in contesti socioeconomici difficili, ma hanno accesso crescente a risorse digitali, dispositivi mobili e piattaforme educative. Tuttavia, ciò che spesso manca è un ecosistema formativo in grado di trasformare questa potenzialità in competenze professionali immediatamente spendibili. Senza un percorso strutturato, rischiano di restare ai margini della rivoluzione digitale.

La formazione tecnologica di qualità rappresenta la chiave per invertire questa tendenza. E non si tratta solo di generare occupazione locale: formare talenti africani significa anche renderli protagonisti dello sviluppo economico del Continente, capaci di creare soluzioni per i propri mercati – come accade nel FinTech, nell’Agritech e nell’ecommerce – e di contribuire attivamente all’innovazione globale.

Ma questo non è un discorso che riguarda soltanto le necessità dell’Africa. Riguarda anche quelle dell’Europa. In Italia, le stime parlano di decine di migliaia di posizioni ICT vacanti ogni anno, con particolare difficoltà nel reperire figure qualificate in ambiti come data science, sviluppo web, user experience e intelligenza artificiale. Le aziende cercano competenze che non trovano, e si rivolgono a mercati già saturi, spesso con costi elevatissimi e tempi lunghi di inserimento.

La scommessa, allora, è duplice: da un lato offrire ai giovani africani una vera opportunità di accesso al mercato globale, dall’altro offrire alle imprese italiane e europee un bacino di talenti motivati, qualificati e culturalmente connessi a mercati in forte espansione. È una logica win-win che può generare valore economico e impatto sociale al tempo stesso.

La risposta a una forte domanda di formazione

Tra le esperienze più interessanti in questo campo c’è quella dell’African talent academy (Ata), una iniziativa educativa non profit nata in Uganda, ma con una visione continentale. Il primo programma pilota ha raccolto oltre 100 candidature per soli 35 posti disponibili, a conferma della fortissima domanda di formazione tecnologica. Il progetto, promosso da TimePledge.org, si basa su una rete di università africane, educatori internazionali e mentor esperti (molti dei quali italiani) e propone percorsi formativi di alto livello in Data Science e Web Design.

Il corso in Data Science è incentrato su competenze strategiche come la raccolta, l’analisi e l’interpretazione dei dati, oggi fondamentali in ogni settore (dalla Sanità al Marketing, dalla Pubblica amministrazione alla Logistica). Il corso di Web Design, invece, fornisce strumenti pratici per progettare e sviluppare interfacce digitali moderne e accessibili, essenziali per la digitalizzazione delle imprese locali e internazionali.

Ma Ata non è solo una scuola: è un vero e proprio ecosistema formativo, che mette in connessione studenti, università e aziende, creando un ponte tra la formazione e l’industria tecnologica. L’obiettivo non è semplicemente l’inclusione, ma l’emersione di una nuova classe di innovatori africani, capaci di proporre soluzioni concrete a problemi reali, spesso in modo più rapido e creativo rispetto agli approcci tradizionali.

Investimento per le competenze globali

La struttura dell’Academy è guidata da un team internazionale di grande esperienza. Accanto a Matteo Rizzi, Fondatore di TimePledge.org, operano figure di diversa estrazione e storia professionale, tra le quali anche chi scrive che ha rivestito il ruolo di ex dirigente della Banca d’Italia e attualmente è advisor del progetto. Insieme, hanno creato un modello sostenibile in cui la formazione è gratuita per gli studenti e i costi sono coperti da fondi filantropici e donatori privati. Nessuno dei partner trae profitto dal progetto: l’obiettivo è recuperare i costi e scalare l’impatto.

Oggi Ata si prepara a espandersi in oltre 10 Paesi africani – tra cui Sierra Leone, Nigeria, Kenya, Ghana, Senegal, Ruanda e Costa d’Avorio – grazie al sostegno di nuovi finanziatori. Finanziare Ata non è beneficenza, ma un investimento strategico nel futuro delle competenze globali. Per chi saprà coglierlo, è un’occasione unica per posizionarsi in un Continente giovane, dinamico e pronto a sorprendere.

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