Passa al contenuto principale
Seguici sui social:
Hai perso la password?

Dinova, quattro anime per affrontare il cambiamento tecnologico

Nata dalla fusione di quattro realtà specializzate, Dinova riunisce competenze che spaziano dall’Intelligenza Artificiale (AI) alla cybersecurity, fino al cloud e alle infrastrutture. La società è stata costituita due anni fa all’interno del Gruppo Maggioli, che aveva acquisito nel tempo le quattro aziende, con l’obiettivo di riunirne le competenze e rivolgersi soprattutto al mercato delle medie e grandi imprese. “L’obiettivo è costruire un player capace di offrire servizi end-to-end mantenendo agilità, velocità e competenze specialistiche”, spiega Cristiano Boscato, CEO di Dinova.

Il progetto nasce quindi dall’integrazione di specializzazioni complementari, con l’obiettivo di rafforzare il proprio posizionamento nelle attuali aree di specializzazione anche tramite acquisizioni. Come racconta Boscato, il gruppo supera attualmente i 40 milioni di euro di ricavi a bilancio e raggiunge circa 100 milioni considerando il business complessivo. Nell’ultimo anno l’Ebitda è cresciuto di oltre il 20%.

La logica della boutique

La crescita dimensionale non dovrebbe tradursi, nella visione di Dinova, in una perdita di flessibilità. “Vogliamo mantenere una logica da boutique, non legata al prezzo ma alla capacità di fare bene le cose e alle competenze”, racconta Boscato. È una caratteristica che il CEO associa anche alla giovane età media dei collaboratori, circa 33 anni, e a un’impostazione che conserva una mentalità da startup pur partendo da una struttura già consolidata.

La strategia di sviluppo passa anche dalle acquisizioni. Dopo il rafforzamento della cybersecurity, il gruppo ha investito nelle infrastrutture e nel cloud e guarda a nuove operazioni per completare le proprie competenze tecnologiche, dal networking al cloud fino a Kubernetes e DevOps.

L’AI attraversa invece trasversalmente queste aree. Dinova dispone di un gruppo interno di ricerca e sviluppo che lavora a supporto delle diverse attività e utilizza l’AI nell’analisi dei dati, nella revisione dei processi e nell’introduzione di agenti all’interno delle organizzazioni. Il ruolo della società è anche quello di orientare le imprese in un mercato nel quale l’offerta tecnologica cresce rapidamente e non è sempre semplice individuare le soluzioni più adatte.

La conoscenza come patrimonio aziendale

Il rapporto tra tecnologia, organizzazione e persone non è però nato con l’AI Generativa. Una parte di questa storia risale a Interacta, prodotto sviluppato da Injenia (una delle quattro società convogliate in Dinova) a partire dal 2015 per rispondere a un problema concreto: trasferire la conoscenza all’interno delle organizzazioni grazie alla tecnologia.

Il primo progetto, realizzato con una grande realtà del Food italiano, riguardava la manutenzione delle linee produttive e la difficoltà di trasferire il know how dei lavoratori prossimi alla pensione. Da questa esperienza è nato uno strumento di knowledge management, successivamente evoluto anche in una piattaforma di comunicazione e collaborazione interna.

Oggi Dinova sta provando a spingere questo approccio oltre la semplice gestione della conoscenza. Le applicazioni riguardano l’analisi delle competenze e dei cambiamenti organizzativi, ma anche dinamiche meno tangibili che influenzano il funzionamento delle imprese. “A parità di dati, le decisioni possono dipendere anche dalla propensione al rischio di chi decide: sono elementi che normalmente non vengono rilevati”, osserva Boscato.

L’ostacolo è culturale

Proprio il confronto con le aziende porta il CEO a individuare una criticità che precede la tecnologia. Lentezza, scarsa capacità di analizzare i processi e una cultura del dato ancora debole sono, secondo Boscato, alcuni dei principali ostacoli all’utilizzo dell’AI. Il problema non è soltanto scegliere lo strumento, ma comprendere su quale processo intervenire, quali dati siano disponibili e quale risultato si voglia ottenere.

La questione riguarda in particolare le PMI, che potrebbero sfruttare l’AI per accedere a capacità oggi difficili da sostenere internamente. Una piccola impresa, per esempio, potrebbe utilizzare agenti intelligenti per costruire una funzione di marketing che non dispone di risorse dedicate.

È anche in questa prospettiva che Boscato guarda al rapporto tra tecnologia e sistema produttivo italiano. Non ritiene necessario importare modelli organizzativi stranieri: l’AI può piuttosto amplificare caratteristiche già presenti nelle imprese italiane, dalla creatività alla flessibilità, fino alla competenza artigianale.

Per Dinova, dunque, il futuro delle imprese vedrà combinarsi crescita e ampliamento delle competenze con un lavoro sempre più orientato all’AI e alla conoscenza organizzativa. La sfida sarà mantenere, insieme all’aumento delle dimensioni, quella capacità di interpretare i problemi e costruire soluzioni su misura che rappresenta il Dna dell’approccio di Dinova.

L’articolo Dinova, quattro anime per affrontare il cambiamento tecnologico proviene da Parole di Management.