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Chi dorme non piglia… CEO

Cosa temono di più in assoluto i CEO di tutto il mondo? I Top manager sparsi nel Globo sono alle prese con un mondo che sembra più fragile e imprevedibile che mai, partendo dalle fratture geopolitiche e arrivando fino alle minacce cibernetiche e i potenziali pericoli che nasconde l’Intelligenza Artificiale (AI). A fornire l’elenco delle principali preoccupazioni è stato il Ceoworld Boardroom Risk Index 2026, riportato dal sito di notizie Yahoo Finance.

La prima della lista è proprio l’incertezza economica globale. A mancare è la fiducia e la comprensione su quale direzione stia prendendo il business internazionale. Ed ecco spiegato il perché si riscontri tanta cautela nelle assunzioni, negli investimenti e nell’espansione delle aziende. Subito dopo, seconda sul podio, si colloca l’instabilità geopolitica. Le tensioni tra Usa e Cina stanno ridisegnando il commercio globale, con la spada di Damocle dei dazi. Costringendo a ripensare dove fare approvvigionamenti, vendere e costruire sedi.

Spaventano AI e cyber rischio

Al terzo e quarto posto si posizionano rispettivamente la minaccia degli attacchi hacker e ipotenziali pericoli derivanti dall’uso dell’AI. Circa il 79% dei CEO intervistati nella ricerca si dicono spaventati da quello che fino a poco tempo fa sembrava solo un problema per chi lavorasse nel campo IT, ovvero la cyberecurity. E poi l’AI: si investe, ma si teme di andare troppo veloci senza garanzie.

Il desiderio è quello di abbracciare il futuro ma senza inciampare in incidenti di percorso. Non da ultimo poi c’è la preoccupazione per gli investimenti nelle infrastrutture che ospitano l’AI, i data center. Ormai una voce costante da spuntare nei bilanci, accompagnata però dal timore che i risultati non ripaghino dei costi sostenuti.

Le altre incognite globali

Ma le paure non finiscono qui. A far perdere il sonno ai CEO ci sono anche le catastrofi climatiche: uragani, ondate di calore, eventi estremi sempre più frequenti che costringono ad accettare la realtà dei rischi che la crisi climatica porta con sé. Seguono i conflitti globali, al sesto posto, con una cartina geografica sempre più segmentata. Per le multinazionali si traduce in barriere commerciali, accessi limitati ai mercati e aumenti di spese in assicurazioni e sicurezza.

Infine, il peso dell’indebitamento e dell’inflazione, che si posiziona al settimo posto. Si teme che ci sia meno disponibilità di cassa e minor accesso al credito. E ancora, all’ottavo posto, la crescente regolamentazione nei campi più disparati, dalla privacy alle tutele dei lavoratori, che per una società di dimensioni globali può significare uno sforzo costante di aggiornamento. A chiudere la lista, al decimo posto, la Supply chain: la paura è che possa rimanere implicata in qualche evento improvviso come sempre più spesso accade. Dallo scoppiare di conflitti locali, fino alle sanzioni, agli eventi climatici estremi o a qualche choc politico.

L’articolo Chi dorme non piglia… CEO proviene da Parole di Management.