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Agentic AI, la tecnologia (quasi) sconosciuta

L’Italia affronta da tempo un problema strutturale: la crescita della produttività che ristagna. Non bastano nuovi investimenti né slogan sulla digitalizzazione: per dare una vera scossa all’economia serve una reinvenzione profonda dei processi aziendali, non solo l’adozione di tecnologie di moda. Recentemente, uno studio congiunto di Boston Consulting Group (BCG) e MIT Sloan Management Review (l’edizione italiana è pubblicata dalla casa editrice ESTE, editore anche del nostro quotidiano) ha lanciato un avvertimento potente: l’agentic AI non è semplicemente un nuovo strumento, ma può diventare un vero e proprio ‘collaboratore’ (almeno così la pensa il 76% dei dirigenti coinvolti nello studio). Per chi ancora non ne avesse sentito parlare, gli agentic AI sono i sistemi capaci di pianificare, agire e apprendere in autonomia.

Questa percezione non è un dettaglio semantico: ha conseguenze profonde su come le organizzazioni strutturano il lavoro, le risorse umane e la governance. In Italia, dove spesso il problema non è tanto la carenza di dati o di software, quanto un impasto di burocrazia, cultura aziendale conservatrice e scarsa formazione digitale, l’indicazione che arriva dallo studio risuona come un campanello d’allarme.

L’AI c’è, ma se le aziende non riorganizzano ruoli, processi e competenze, l’effetto potrà essere limitato o addirittura controproducente. Le aziende che investono in agentic AI rischiano di fallire se limitano la tecnologia alle vecchie dinamiche: “Mettere a forza l’AI in processi preesistenti è un errore, serve ripensare i flussi di lavoro fin dalle fondamenta”, avverte in una nota Shervin Khodabandeh, Managing Director di BCG.

Un futuro che cambia anche l’organizzazione

I dati del report BCG- MIT Sloan Management Review mostrano che molte imprese non sono preparate a questa rivoluzione. Solo una parte ha ristrutturato il proprio modello operativo, la governance o i piani di investimento per abbracciare davvero l’agentic AI. Secondo lo studio: il 58% dei leader AI prevede di cambiare le strutture di governance entro tre anni, con un aumento della partecipazione dell’AI nelle decisioni. Il 43% pensa di assumere più generalisti rispetto a specialisti, ridurre i livelli di management medio, diminuire i ruoli entry-level. In molti casi, i dipendenti riferiscono un miglioramento della soddisfazione lavorativa grazie all’uso dell’agentic AI, il che suggerisce che l’IA non è vista solo come una minaccia, ma come un supporto.

Se in alcune realtà globali la trasformazione può partire da un uso ‘pilota’ dell’agentic AI, in Italia c’è il rischio che tutto resti nella sperimentazione senza una visione strategica. Ed è qui, allora, che le imprese devono chiedersi: siamo pronte a rivedere l’organizzazione del lavoro? L’adozione dell’agentic AI richiede non solo automazione, ma anche un ripensamento di ruoli, reporting, responsabilità.

Inoltre: abbiamo le competenze giuste? Non basta la formazione tecnica sull’AI: servono competenze manageriali nuove, capacità di orchestrare l’interazione con sistemi autonomi, cultura della sperimentazione. Infine: siamo disposti ad assumere il rischio organizzativo? Innovare significa anche accettare che i processi non saranno perfetti fin da subito, che occorrerà iterare e fallire in parte per imparare.

In un contesto di produttività stagnante, la tecnologia può essere uno dei motori della ripresa. Ma l’agentic AI, se non abbinata a un rinnovamento dei processi e a un cambiamento culturale, rischia di essere un esercizio di stile, piuttosto che una leva strutturale di crescita. L’Italia ha un’opportunità: non inseguire solo l’adozione, ma guidare la trasformazione, disegnare modelli di lavoro che integrino l’autonomia dell’AI con la centralità del capitale umano, e costruire un ecosistema in cui l’innovazione non resti isolata, ma si diffonda dentro la catena del valore. Senza questa reinvenzione, rischiamo di rimanere indietro, ancora una volta, non per mancanza di tecnologie, ma per incapacità di ripensare davvero il modo in cui lavoriamo.

L’articolo Agentic AI, la tecnologia (quasi) sconosciuta proviene da Parole di Management.