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Morti sul lavoro, la conformità non basta più

Tre morti sul lavoro nelle stesse ore, la mattina del 27 maggio 2026. Tre lavoratori schiacciati durante la propria attività, in contesti diversi ma con dinamiche simili: ad Altopascio, in provincia di Lucca; a Catania; a Cavriago, nel Reggiano. Secondo quanto riportato da Ansa, due vittime sono state travolte da un muletto, mentre un’altra è rimasta schiacciata da una pressa caduta da un porta-carichi.

La cronaca, ancora una volta, costringe a guardare il lavoro in una delle sue componenti più difficili (e sommerse): quella in cui l’organizzazione non riesce a proteggere le proprie persone. Le indagini chiariranno responsabilità e dinamiche specifiche dei singoli casi. Ma il ripetersi degli incidenti mortali fa sorgere una domanda che riguarda direttamente le imprese: la sicurezza fa davvero parte della cultura condivisa oppure viene percepita come un adempimento formale?

Il quadro legislativo esiste ed è articolato. Ma i fatti mostrano che la conformità da sola non basta. Se la prevenzione non entra a far parte dei comportamenti quotidiani delle persone come una missione condivisa, il rischio resta un elemento gestito a posteriori.

Dalla procedura alla cultura organizzativa

Su questi temi si concentra l’incontro Zero incidenti sul posto di lavoro: utopia o realtà? Scelte organizzative per una cultura della sicurezza sul lavoro, organizzato dalla rivista Sviluppo&Organizzazione per giovedì 25 giugno 2026 a Milano. L’appuntamento parte da una premessa: la regolarità statistica delle morti sul lavoro dimostra che conformità legislativa e controlli non sono sufficienti ad arginare il fenomeno. Serve una prospettiva manageriale capace di portare la sicurezza al centro delle decisioni strategiche.

Perché gli incidenti non accadono mai in un vuoto organizzativo. Si inseriscono in abitudini, pressioni produttive, catene decisionali, livelli di attenzione, conversazioni mancate, segnali ignorati o normalizzati. Una gestione del rischio evoluta può e deve trasformare l’utopia degli ‘zero incidenti’ in un traguardo concreto, tangibile e misurabile per ogni realtà aziendale..

L’evento promosso da Sviluppo&Organizzazione affronta proprio questo nodo: trasformare la sicurezza da obbligo burocratico a scelta organizzativa consapevole, condivisa tra datori di lavoro e dipendenti, fino a farne un driver di sostenibilità e competitività.

Il rischio come responsabilità manageriale

Il programma dell’incontro unisce contributi accademici, testimonianze aziendali e competenze specialistiche: tra gli interventi sono previsti quelli di Claudio Baccarani, Luigi Golzio, Pasquale Sgrò, Giuseppe Bigonzi di Angelini Pharma, Pasquale Di Maro e Alessandro Bonfanti di CMB e Monica Fabiani di Coreconsulting, con un focus specifico sulla costruzione dell’affidabilità delle persone nella relazione con il rischio.

Per affrontare la sicurezza serve mettere in dialogo organizzazione, comportamenti, leadership e sistemi di prevenzione. Le aziende che vogliono ridurre davvero il rischio devono trattare la sicurezza come una leva gestionale, non come un capitolo separato della compliance. L’incontro di Sviluppo&Organizzazione si terrà in presenza e l’accesso è gratuito, subordinato alla conferma della segreteria organizzativa.

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