Più AI per tutti
I dati per il momento smentiscono che l’Intelligenza Artificiale (AI) abbia portato a una perdita di posti di lavoro. A dirlo sono tra gli altri studi della banca di investimenti Goldman Sachs, secondo cui in settori quali (tanto per citarne uno) la telefonia, il tasso di occupazione è cresciuto lo scorso anno dello 0,16% a fronte di un utilizzo massiccio dello strumento. Si tratterebbe per il momento insomma di preoccupazioni senza troppo fondamento. E a simili conclusioni giungono anche gli studi di un altro colosso del credito, Jp Morgan, afferma il giornale Quartz. L’ondata di AI ha sia distrutto che creato nuovi lavori.
Il ragionamento però non si esaurisce qui. Il nuovo strumento diventerà pervasivo, va da sé dunque che andrà aperto un dibattito su come gestirlo. Con l’ipotesi sul tavolo di metterlo in qualche modo a servizio (perché no) della società. È quanto trapela da un documento, una sorta di roadmap, messa a punto e pubblicata a inizio mese da OpenAI, gigante alle spalle di ChatGpt. Qui l’azienda tratteggia un’idea di futuro in cui posizionarsi come una sorta società B Corp, ovvero un’organizzazione profit ma con forte impatto sociale.
Il momento Bernie Sanders
Alcune proposte firmate da OpenAI sono talmente progressiste da ricordare le posizioni del senatore statunitense in quota Dem Bernie Sanders. Una, per esempio, richiama la possibilità di convertire i dividendi in benefit per i lavoratori. Come? I costi del lavoro scenderanno, quindi si potrebbero tradurre il beneficio in un accorciamento delle ore di lavoro, con una settimana da 32 ore e quattro giorni. Così come ampliare l’assicurazione sanitaria. Il tutto senza tagli ai salari. Oppure, per non pregiudicare la sicurezza finanziaria, i bonus si potrebbero agganciare alla produttività.
“L’idea che permea il paper è che l’AI stia spendendo una tonnellata di soldi ma che debba produrne altrettanti” è la riflessione di Matt Calkins, CEO della compagnia di software Appian. Il concetto di fondo, spiega il comunicato è “ampliare le opportunità, condividere la prosperità e costruire nuove istituzioni, garantendo che l’AI porti vantaggi a tutti”. Con l’ambizione di arrivare a “una migliore qualità di vita per ognuno”. Tutti dovranno avere la possibilità, è insomma il principio, di accedere ai miglioramenti apportati dall’AI in termini di minori costi, salute ed educazione di livello superiore.
Con l’AI migliora la democrazia
Bando alla concentrazione della ricchezza, ma anzi più democrazia. Mentre le capacità dell’AI avanzano, l’attenzione deve spostarsi in definitiva sulla possibilità per le persone di accedere alle nuove tecnologie in modo che siano utili, a buon mercato e una via per aprire nuove porte. Senza dimenticare i controlli, che è la stessa OpenAI ad auspicare. “Servono nuove istituzioni e normative adeguate, capaci di mantenerne sotto controllo l’utilizzo: mentre l’AI scala, deve farlo anche la sicurezza”.
Verrebbe da dire che è facile parlare per chi come OpenAI è all’apice della sua ascesa globale. Gli investimenti non accennano a diminuire e neppure il sospetto che si tratti di una bolla pronta a scoppiare è più in discussione. La raccolta dell’ultimo round di investimenti ha raggiunto quota 12 miliardi di dollari; il che porta OpenAI a posizionarsi come l’azienda più costosa al mondo, con un valore intorno agli 852 miliardi di dollari.
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