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Le lezioni manageriali dello sport

A fare da sfondo alla Giornata internazionale dello sport 2026 è la recente esclusione dell’Italia dal Mondiale di Canada, Messico e Stati Uniti. Le conseguenze del flop degli Azzurri, battuti nello spareggio dalla Bosnia ed Erzegovina ai rigori, sono appena agli inizi: è già saltata la poltrona di Gabriele Gravina, ormai ex Presidente della Figc; poi è stata la volta del passo indietro di Gigi Buffon, Capo Delegazione della Nazionale. Ma il vero scossone non è ancora arrivato; servirà tempo perché – sempre che ce ne sia l’intenzione – il calcio sia riformato dalle fondamenta per rilanciare uno sport che un tempo vedeva l’Italia protagonista e che da 12 anni, invece, vede gli Azzurri esclusi dalla competizione più importante.

Ma lo sport non è solo calcio. Se gli amanti del pallone sono ancora frastornati da quanto accaduto, c’è chi, per esempio, sta ancora cullando gli straordinari risultati di Olimpiade e Paralimpiade di Milano-Cortina 2026: i bottini delle medaglie (30 all’Olimpiade e 16 alla Paralimpiade) hanno permesso all’Italia di ottenere il miglior piazzamento di sempre nelle graduatorie finali. Niente male per discipline che trovano spazio sui grandi media giusto in occasione delle manifestazioni di rilevanza globale, per poi tornare nel dimenticatoio nel resto del tempo.

La Giornata internazionale dello sport – il 6 aprile è una data iconica, perché nel 1896 nacquero ad Atene i primi Giochi olimpici dell’era moderna – ci invita a non dimenticarci delle numerosissime discipline sportive: secondo un ‘censimento’ del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) esistono 385 discipline sportive suddivise in 102 sport. Dunque non c’è solo il calcio. Chi vive quotidianamente l’azienda sa bene quanto sia importante lo sport e quanto le metafore sportive siano uno strumento manageriale straordinario. Chi non ha mai fatto un parallelo sportivo per spiegare qualcosa?

Lo sport come metafora dell’agire manageriale

È da queste consapevolezze che a febbraio 2026 è nato il videopodcast Sportivamente, il programma del nostro quotidiano che esplora il legame tra sport e mondo del lavoro, mettendo in luce i parallelismi tra la prestazione atletica e la performance aziendale.

La prima serie – sponsorizzata da W Executive – vede coinvolti nove ospiti, che dialogano anche con Marco Mordente, ex Capitano della Nazionale di basket e oggi Performance coach di numerose questioni manageriali, a volte sottovalutate o delegate a processi standardizzati: formazione, sviluppo dei talenti, gestione dell’errore, valutazione della performance, fatica, successi, motivazione… Di tutti questi temi se ne parla con: Silvia Marziali, arbitro internazionale di basket Fiba; Kiara Fontanesi, pilota di motocross; Ivana Di Martino, Ultra Runner e Coach Professionista; Roberto Piazza, Allenatore della Powervolley Milano; Martina Capelli, Club Manager del Parma Calcio ed ex calciatrice; Caterina Banti, ex velista della categoria Nacra 17; Andrea Amato, Capitano dell’Urania Milano (basket); Pietro Valdes, CEO & Founder di W Executive; Luis Ovando, Maestro di Padel.

Per consolare gli amanti del calcio, ci viene in aiuto Nelson Mandela: si dice che sia sua la frase “non si perde, ma si impara”. Di certo il premio Nobel per la Pace era un appassionato di sport. È sua – in questo caso non c’è alcun dubbio – la massima: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo”. Possiamo dire che può cambiare anche le aziende. Se vogliono cambiare.

L’articolo Le lezioni manageriali dello sport proviene da Parole di Management.