Assenteismo, un bonus per gli stakanovisti
Non se ne parla granché, ma l’assenteismo sul lavoro è un fenomeno presente e anche incisivo. I dati parlano di una crescita: secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio statistico Inps, nel secondo semestre del 2025 i certificati di malattia presentati sono stati 14 milioni, in aumento di quasi tre punti (2,8%) rispetto allo stesso periodo del 2024. Il fenomeno riguarda soprattutto il settore privato: il 78,7% sono appartenenti a lavoratori di questo ambito.
Ma non siamo soli. In Spagna stanno tentando di correre ai ripari. Nel Paese iberico infatti la piaga è più che mai diffusa, associata anche al problema di costi in salita sia per la mancata attività dovuta alle assenze, sia per le spese da sostenere per coprire i costi sanitari. Le statistiche più recenti indicano che l’incidenza media delle assenze per malattia è passata da 21,38 ogni mille lavoratori nel 2017 a 33,86 nel 2024. La curva si è insomma impennata del 58%, fino al picco del 67% in più tra i 25-35enni (41,4 ogni 1.000 lavoratori), ha ricordato il quotidiano spagnolo El Mundo.
In Spagna i giudici dicono no al plus salariale
Dietro il fenomeno non ci sarebbe solo la solita narrativa della scarsa voglia di lavorare dei giovani, ma il ciclo economico stesso: se l’economia e il lavoro crescono, come accade in Spagna, allora i lavoratori possono permettersi il lusso di assentarsi senza farsi troppi scrupoli. Le aziende, dal canto loro, stanno tentando di usare escamotage di ogni tipo per frenarli: uno dei mezzi più utilizzati è il pagamento di un bonus per i lavoratori che si sono presentati tutto l’anno sul posto di lavoro, o siano mancati al massimo per un certo numero di giorni. E l’iniziativa sembrava funzionare.
A mettersi di traverso sono stati però i tribunali del lavoro. Per i giudici si tratta di una misura discriminatoria perché penalizza indirettamente i dipendenti che sono mancati per motivi reali, ovvero problemi di salute, e non possono quindi beneficiare dell’incentivo. “Molti ci contattano e ci chiedono come fare per migliorare i dati sull’assenteismo, ma hanno le mani quasi legate perché non possono legare il pagamento di un salario alla prestazione di un qualche servizio”, hanno spiegato in un’intervista a El Mundo gli avvocati Lourdes Escassi e Ignacio del Fraile dello studio legale Gómez Acebo & Pombo. La giurisprudenza, infatti, equipara l’assenza per motivi di salute alla prestazione effettiva di servizio.
Un salasso per le imprese
Per le aziende è un conto salatissimo. I contratti collettivi spagnoli stabiliscono il più delle volte che l’assenza per malattia deve essere pagata al 100%, incluse le parti relative a contributi e ferie. Al punto che in passato per molte realtà risultava perfino più conveniente procedere attraverso un licenziamento, sapendo già fosse illegittimo prima ancora che fosse invalidato in sede legale.
In quel caso l’indennizzo sarebbe stato però pari a 33 giorni per anno lavorato. Ma adesso la legge è cambiata: un licenziamento simile sarebbe considerato nullo, dunque per le imprese si aggiungerebbe non solo la spesa per gli stipendi da corrispondere, ma anche il reintegro nel posto di lavoro e il risarcimento danni. Tanto vale allora tenersi il lavoratore assenteista.
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