Bonus pubblicità 2026: il credito di imposta sugli investimenti su quotidiani e periodici
Torna il bonus pubblicità 2026: ci sono solo 30 giorni di tempo per richiedere l’incentivo.
Per sostenere gli investimenti pubblicitari da parte di imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali è stato rinnovato il credito di imposta che permette di avere l’agevolazione sulle campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, anche online (articolo 57-bis del dl 50/2017). Il termine è stato posticipato al 1° aprile 2026 dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, rispetto alla scadenza ordinaria del 31 marzo.
Per beneficiare dell’agevolazione, è però necessario che l’ammontare degli investimenti pubblicitari realizzati nel 2026 abbia un incremento minimo dell’1% rispetto al 2025. L’incentivo riconosce un credito d’imposta del 75% calcolato proprio sul valore incrementale degli investimenti realizzati.
Il plafond della misura è di 30 milioni di euro e vale il perimetro degli aiuti “de minimis”. Pertanto, se l’importo complessivo dei crediti richiesti dovesse superare l’ammontare delle risorse disponibili, queste verranno ripartite percentualmente tra tutti coloro che hanno diritto al bonus. La procedura si articola in due fasi: prima la comunicazione (che è una sorta di ‘prenotazione’), poi la dichiarazione sostitutiva sugli investimenti effettuati, da inviare dal 9 gennaio al 9 febbraio dell’anno successivo. Il credito, una volta riconosciuto, si usa solo in compensazione con F24 (codice tributo 6900).
Investire per garantire la qualità della stampa
La notizia interessa il mercato non solo per il beneficio fiscale, ma soprattutto per il segnale politico: l’agevolazione nasce, infatti, con l’obiettivo di sostenere l’editoria periodica italiana di qualità (dalla misura sono infatti escluse radio e televisione). Incentivando l’acquisto di spazi su testate giornalistiche registrate, l’obiettivo è sostenere il pluralismo e l’autorevolezza dell’informazione professionale.
Investire oggi nella stampa significa alimentare il lavoro di redazioni che garantiscono la qualità dell’approfondimento, ricevendo in cambio un forte sostegno fiscale. C’è infine una lettura manageriale più ampia: spostare (o far crescere) una quota di investimento verso l’editoria significa anche presidiare contesti ad alta credibilità, dove la comunicazione punta sul valore del contenuto e del pubblico.
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