Il salario conquista, i benefit convincono
Nel Banking & Insurance, il 2026 non arriva in punta di piedi. Entra nelle aziende come una domanda scomoda, di quelle che non si possono più rimandare: perché le persone restano? E, soprattutto, perché se ne vanno? La risposta, sorprendentemente, non sta più solo nella busta paga. I numeri di Hays Italia, raccolti nel Salary Guide 2026, raccontano un paradosso interessante.
Da un lato, quasi la metà delle aziende del settore prevede un aumento dell’organico nei prossimi 12 mesi. Dall’altro, quasi 4 professionisti su 10 dichiarano di essere pronti a cambiare azienda entro un anno. Più opportunità, quindi, ma anche più movimento. Più offerte, più dubbi, più scelte e in mezzo una consapevolezza nuova che attraversa uffici, open space, call di lavoro e corridoi digitali: lo stipendio conta, ma non basta più a trattenere nessuno.
Nel Banking, la Ral media supera i 73mila euro. Nell’Insurance, si aggira intorno ai 50mila. Cifre ben al di sopra della media nazionale. Eppure, il 66% dei professionisti bancari ritiene che la propria retribuzione non sia adeguata alle responsabilità ricoperte. Non è una questione di numeri assoluti, è una questione di percezione, di equità, di coerenza tra ciò che si fa e ciò che si riceve. Si diffonde la sensazione che il valore del proprio lavoro non sia misurato solo in euro, ma in tempo, energia e qualità della vita. È qui che entra in scena qualcosa che fino a pochi anni fa era considerato un accessorio. Oggi, invece, è diventato uno dei veri criteri decisionali: i benefit.
I benefit come misura della qualità della vita professionale
Smart working, flessibilità oraria, buoni pasto, assistenza sanitaria integrativa, programmi di formazione interna, dotazione tecnologica adeguata sono i nuovi parametri per lavorare ovunque. Oggi, oltre la metà dei professionisti del settore considera questi elementi tra i fattori più importanti nella valutazione di una nuova opportunità, ben sopra la media nazionale. Non sono più ‘vantaggi’. Sono parti integranti dell’offerta.
La qualità dell’ambiente di lavoro, la possibilità di essere coinvolti in progetti stimolanti, l’opportunità di lavorare da remoto: tutto questo sta ridisegnando il modo in cui le persone valutano il proprio lavoro. Si passa da una logica economica a una logica esperienziale. Eppure, nel Banking & Insurance, la percentuale di chi pensa di cambiare azienda (36%) è inferiore alla media nazionale (44%). Perché qui l’aumento può arrivare grazie a un percorso di crescita interna. Ma proprio su questo punto emerge una crepa importante: per oltre sei professionisti su 10 i percorsi di carriera non sono chiari.
Le promozioni appaiono poco trasparenti, i criteri difficili da comprendere e l’incertezza, anche quando lo stipendio è buono, logora. Molti professionisti dichiarano di non sapere come vengano gestite le promozioni. Non è la mancanza di crescita a pesare, ma l’assenza di chiarezza. Non sapere quali passi fare, quali competenze sviluppare, quale direzione prendere. È questa opacità che alimenta il desiderio di guardarsi intorno. Nel frattempo, le retribuzioni crescono in modo significativo con l’esperienza, soprattutto nel Banking: si passa da circa 49.500 euro per i profili junior a oltre 100mila euro per chi supera i 10 anni di carriera. Numeri solidi, che però non sempre sono percepiti come coerenti con il livello di responsabilità richiesto. Ed è qui che entra un altro tema decisivo: le competenze.
La consapevolezza dello skill gap
Quasi la metà dei lavoratori riconosce di dover aggiornare il proprio bagaglio professionale. Le aziende confermano di aver riscontrato nei dipendenti uno skill gap (divario di competenze) nell’ultimo anno. La risposta passa da formazione interna, workshop, piattaforme di apprendimento online. In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale (AI) entra silenziosamente nella quotidianità lavorativa. Oltre la metà dei professionisti la utilizza già regolarmente, soprattutto per migliorare produttività, efficienza e analisi dei dati.
Manuela Vergano, Regional Director di Hays Italia, ha scelto di raccontare questo passaggio in modo diverso. Non da tecnica, ma da ‘persona’. Immagina l’AI come un nuovo collega che non ha emozioni, non ha uno scopo, se non quello di essere utile. E alla domanda su quale sia il suo principale vantaggio, ha risposto con una sola parola: tempo. Che significa: tempo liberato dalle attività ripetitive; tempo che può essere reinvestito in ciò che richiede intuizione, relazione, creatività. Ma perché questa collaborazione funzioni davvero, serve formazione. Non per far funzionare meglio l’AI, ma per far funzionare meglio le persone insieme all’AI. Il tema, allora, non è tecnologico. È culturale.
Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia, e Fabiano Peveralli, Director di Hays Italia hanno osservato un fenomeno parallelo: sempre più professionisti sentono il bisogno di avere maggiore controllo sul proprio percorso. Cresce l’interesse verso la consulenza e il lavoro freelance e non è solo una scelta contrattuale, ma uno stile professionale.
Scegliere progetti, tempi, direzioni. Varietà, flessibilità, qualità della vita. Certo, la consulenza porta con sé instabilità del reddito, assenza di benefit, necessità continua di formarsi, stress legato all’incertezza. Ma per molti il bilancio resta positivo, perché il valore della libertà decisionale supera quello della sicurezza formale. Anche le aziende, dal canto loro, ricorrono sempre più spesso a consulenti esterni per accedere rapidamente a competenze che non riescono a sviluppare internamente, gestire costi con maggiore flessibilità e affrontare picchi progettuali.
La trasparenza salariale come svolta culturale
In questo contesto si inserisce la Direttiva Ue 970/2023 sulla trasparenza retributiva, destinata a cambiare profondamente il rapporto tra aziende e lavoratori. Sarà obbligatorio indicare il range retributivo negli annunci. Non si potrà più chiedere la retribuzione precedente. I dipendenti potranno chiedere informazioni sulle fasce retributive. E, in caso di contestazioni, l’onere della prova ricadrà sull’azienda.
Le imprese possono scegliere se limitarsi a un adeguamento formale o cogliere l’occasione per strutturarsi meglio: definire criteri oggettivi di crescita, costruire politiche retributive chiare e difendibili. Non solo per rispettare la norma, ma per rafforzare la fiducia interna. Il contesto italiano presenta luci e ombre: oltre 24 milioni di occupati, disoccupazione in calo, ma un tasso di partecipazione al lavoro ancora inferiore alla media europea, un divario di genere marcato, una popolazione che invecchia e una previsione di 3 milioni di lavoratori in meno nei prossimi 10 anni. In un tessuto dominato da microimprese e con poche medie aziende, diventa cruciale costruire una chiara employer value proposition.
Come ha sottolineato Christopher Dottie, Regional Managing Director Southern & Western Europe di Hays, attrarre e trattenere talenti oggi significa lavorare su tre fronti: trasparenza salariale, sviluppo delle competenze e integrazione responsabile dell’AI. Nel Banking & Insurance questo messaggio è già chiaro. Le persone non cercano solo uno stipendio competitivo. Cercano un’esperienza professionale che abbia senso, che restituisca controllo, che valorizzi il tempo, che offra chiarezza sul futuro. E se davvero l’AI riuscirà a liberarci tempo, la domanda più importante non sarà quanto saremo più produttivi, ma come sceglieremo di usare quel tempo. Perché la vera sfida del 2026, in questo settore, non sarà economica né tecnologica.
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